Cosa si intende per “diritti riproduttivi“? I diritti riproduttivi si basano sul riconoscimento per gli individui di decidere liberamente e responsabilmente il numero e i tempi e delle gravidanze; di avere le informazioni e mezzi per farlo; di raggiungere alti standard di salute sessuale e riproduttiva.

Vediamo quali sono per le donne e le coppie in Italia e nel mondo.

Diritti riproduttivi: cosa sono?

La storia dei diritti riproduttivi è recente, legata alle spinte del movimento per i diritti delle donne. Generalmente la loro nascita si colloca insieme alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo del 1948, o alla fine degli anni Sessanta, con la Conferenza Internazionale sui Diritti Umani di Teheran del 1968.

Con l’espressione “diritti riproduttivi” si intendono i diritti relativi alla riproduzione e alla salute riproduttiva. La salute riproduttiva implica che le persone siano in grado di condurre una vita sessuale responsabile, soddisfacente e sicura, abbiano la capacità di riprodursi e la libertà di decidere se e quando farlo.

I diritti riproduttivi includono anche il diritto a ricevere adeguate informazioni sulle malattie sessualmente trasmissibili e altri aspetti della sessualità, insieme alla protezione da pratiche lesive dei diritti umani quali la mutilazione genitale femminile.

Presuppongono che gli individui possano godere di una libertà positiva (maternità attraverso le tecnologie di fecondazione assistita) e di una libertà negativa (contraccezione, interruzione di gravidanza).

Le donne

I diritti riproduttivi delle donne includono il diritto a decidere liberamente e responsabilmente sulla propria sessualità, inclusa la salute sessuale e riproduttiva.

Tra questi, ci sono il diritto a ottenere un aborto legale e sicuro; il diritto alla contraccezione; la libertà dalla sterilizzazione forzata; il diritto di accedere a un’assistenza sanitaria riproduttiva di buona qualità; il diritto all’accesso all’istruzione femminile per fare scelte riproduttive libere e informate.

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Per ogni donna, la possibilità o meno di godere dei diritti riproduttivi varia da Paese a Paese. Complicazioni derivanti da gravidanze e parti sono tra le cause di mortalità e morbilità più diffuse tra le donne in età riproduttiva in molti Paesi in via di sviluppo.

Allo stesso modo, gli aborti in condizioni di insicurezza minacciano la vita delle donne più povere e più giovani esposte a un rischio maggiore.

Inoltre, l’accesso ai servizi di pianificazione familiare è un elemento importante non solo per la salute riproduttiva ma anche per l’uguaglianza sociale ed economica. Una gravidanza indesiderata, per esempio, può limitare le possibilità che le donne altrimenti avrebbero di migliorare il proprio livello di istruzione, partecipazione civile e condizione economica.

Diritti riproduttivi in Italia

Il diritto all’assistenza professionale al parto è quasi universale nei paesi maggiormente industrializzati ed è garantito anche in Italia, dove sono riconosciuti anche il diritto all’interruzione di gravidanza e alla fecondazione assistita.

Rimangono dei problemi legati soprattutto al lavoro e alla possibilità di lavorare una volta madri. Spesso diventa impossibile mantenere il lavoro a causa dei costi proibitivi degli asili nido.

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Oppure, una volta ottenuto un posto di lavoro, le donne devono rinunciare a un avanzamento di carriera perché il datore sa che un giorno potranno rimanere incinte e dovranno restare a casa.

Le donne più povere hanno poi meno possibilità di accedere ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, sono meno in grado di esercitare i loro diritti riproduttivi, hanno più probabilità di restare disoccupate o sottoccupate e di guadagnare meno degli uomini.

Diritti riproduttivi nel mondo

L’accessibilità dei servizi per la salute sessuale e riproduttiva è collegata alla povertà o ricchezza dei singoli Paesi.

Uno dei criteri per valutarla è l’utilizzo di metodi contraccettivi. Nei Paesi in via di sviluppo la diffusione di contraccettivi è più bassa tra le donne povere, rurali o meno istruite rispetto a quelle più ricche, urbanizzate e istruite.

Similmente, le donne povere hanno meno accesso all’assistenza prenatale. Questa è fondamentale per garantire le migliori condizioni di salute per mamma e feto; per consentire il monitoraggio dei rischi; per aiutare a prevenire o gestire le patologie della gravidanza.

Benché l’accesso all’assistenza prenatale sia in aumento in tutto il mondo, le donne dei paesi in via di sviluppo, soprattutto nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale, di norma accedono a meno di quattro visite prenatali.

La situazione peggiora nelle regioni rurali, dove i costi dei tragitti da percorrere per ricevere assistenza possono rivelarsi proibitivi.

L’assistenza di personale qualificato (ostetriche) durante il parto è un segnale dell’accessibilità ai servizi per la salute riproduttiva. Le donne più povere hanno maggiori probabilità di partorire da sole.

L’assistenza al parto è quasi universale nei paesi maggiormente industrializzati e meno diffusa nei paesi in assoluto meno sviluppati. Il ricorso a personale sanitario è anche collegato a tassi inferiori di mortalità materna e riduzione della mortalità neonatale.

Un altro aspetto importante è la percentuale di neonati che sopravvivono oltre i primi mesi di vita. La mortalità neonatale è un segno di insufficiente assistenza medica ricevuta dalle madri durante gravidanza e parto.

I tassi variano a seconda che madre e neonato si trovino in aree urbane o rurali, e che appartengano alla fetta più povera o più ricca della popolazione. Nel complesso la mortalità neonatale è in calo in tutti gli Stati, con pochissime eccezioni.

Articolo originale pubblicato il 18 dicembre 2019

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