Baci in bocca ai figli: sì o no? Alcuni genitori, soprattutto le mamme, lo fanno come un gesto naturale.
Sebbene alcuni psicologi sostengano che l’intimità tra genitori e figli, che passa anche tramite gesti spontanei come baci sulle labbra, giovi al benessere del bambino, e altri pongano il limite di questa pratica ai 3-4 anni; molti sono gli esperti secondo i quali si tratta di un’abitudine sbagliata, che ha conseguenze sullo sviluppo del bambino e che non lo aiuta nella crescita.

Ne abbiamo parlato con la psicologa clinica Margherita Ferrari Ginevra, che esprime un no categorico rispetto alla pratica di baciare in bocca i propri figli. Ecco le ragioni, in cinque punti, del perché, secondo la nostra esperta, i baci in bocca vanno assolutamente evitati.

1. Il passaggio del neonato alla prima infanzia: il distacco necessario dalla mamma

L’esperta ci spiega che i bambini dai 12 ai 14 mesi di età sono alle prese col tentativo di “passare dall’essere neonati alla prima infanzia”. Fino a circa un anno d’età, il bambino ama solo la mamma, e persino il padre risulta in disparte. Di questa differenza sostanziale si deve tener conto, assecondando la crescita e aiutando il bambino a staccarsi dalla madre:

Il passaggio del bambino dall’essere neonato alla prima infanzia, passa innanzitutto dallo staccarsi dal corpo della mamma, che rappresenta a tutti gli effetti un grande vincolo per il bambino fino a quell’età; in particolare, è molto importante e delicato il tempo dello svezzamento dal seno: nel graduale passaggio ai cibi solidi è molto importante che il bambino si stacchi un po’ dalla mamma.

Piano piano il bambino inizia a gattonare, a esplorare il mondo. La psicologa ci spiega che, se la madre lo bacia in bocca, non gli permette questo tipo di passaggio, che è già di per sé problematico:

In temini psicologici si parla di uno spostamento libidico, che deve passare dal corpo della mamma a tutto ciò che il mondo è esterno. Il bacio in bocca non permette questo spostamento. La mamma invece deve assecondare il bisogno del bambino a staccarsi da lei. Un bacio sulla bocca, in un certo senso, “inchioda” il bambino.

2. La bocca come zona erogena

La bocca è una zona erogena: capire questo è fondamentale per comprendere perché il bacio in bocca è dannoso e crea confusione. Questo aspetto è estremamente importante, e accompagna tutte la fasi della crescita del bambino:

La bocca è una zona erogena, che dà piacere. Lo sanno i fumatori, lo sanno i golosi che amano mangiare. Stimolare quella zona è sbagliato. Il tempo in cui si libera quella zona erogena del bambino è quello dello svezzamento, un periodo cruciale che fa da sfondo allo sviluppo.

3. Il complesso di Edipo e la chiarezza dei ruoli

Abbiamo spiegato che dopo lo svezzamento i bambini hanno bisogno di staccarsi dalla madre e i baci in bocca non aiutano questo processo. Con Margherita Ferrari Ginevra parliamo ora di un tempo successivo, quando il bambino è un po’ più grande, intorno ai 3-4 anni.

A quell’età il bambino sta per attraversare il mitico complesso edipico, in cui il genitore dello stesso sesso è visto come un rivale. Può capitare, per esempio, che il bambino dica al papà che la mamma è la sua fidanzata. I baci in bocca alimentano questo clima di ambuiguità, anche se per il bambino questo avviene in modo inconsapevole e inconscio.

Il bambino, insomma, ha bisogno della chiarezza dei ruoli genitoriali:

Se il bambino, che sta attraversando questa fase di rivalità col genitore dell’altro sesso, vede la mamma baciarlo in bocca, si confonde; il bacio in bocca crea ambiguità. Al contrario, il bambino deve attraversare questo scenario. La fase del complesso edipico occorre per crescere, è fondamentale.

Insomma, il bacio sulla bocca crea ambiguità in una fase delicata che il bambino deve superare aiutato anche dalla definizione di ruoli. Nel tempo del complesso edipico è bene che il bambino veda che c’è una coppia di genitori con dei ruoli. In questo senso, sono da incoraggiare le manifestazioni di affetto tra genitori.

4. La preadolescenza e l’importanza del pudore

baci in bocca figli

La fase del complesso di Edipo finisce all’incirca quando il bambino inizia la scuola primaria. Margherita Ferrari Ginevra spiega che in questi anni il bambino scopre l’importanza del pudore e della privacy:

Verso la fine delle scuole elementari un bambino vuole iniziare a farsi la doccia da solo. Se persiste il bacio in bocca anche a 7, 8 o addirittura 9 anni, allora per il bambino è dura. Non dovrebbe essere il bambino a dire alla mamma “non mi baciare”. Al contrario, la mamma non dovrebbe farlo per preservare questo senso del pudore del bambino: il bacio sulla bocca è ambiguo.

Come spiega la psicologa, la posta in gioco è alta:

La contropartita è la possibilità evolutiva del bambino. Pudore e privacy sono fondamentali e bisogna rispettarli. Tra gli 8 e i 10 anni il bambino è prepubere; è fondamentale che si gettino delle buone basi, che le fondamenta della casa siano buone. L’adolescente, in un certo senso, deve fare il lutto del bambino che è stato. Deve iniziare a concepire interesse per il gruppo di pari, o sperimentare i primi innamoramenti.

5. Le mamme

Possiamo fare un’ultima riflessione a partire dalle madri. Come spiega l’esperta, spesso la richiesta del bacio in bocca inizia dalla mamma, che col tempo fatica ad abbandonare questa pratica:

La madre che ha l’abitudine di baciare in bocca i propri figli, può trovare conforto in questa pratica, e fatica ad abbandonarla.

Questo cosa significa?

Sostanzialmente, la madre fatica a vedere il proprio bambino crescere: quello che fino a poco tempo prima era una bambola da stringere fra le braccia, inizia a sperimentare piano piano la relazione col papà, a esplorare il mondo circostante, ad allontanarsi dalla madre stessa. Da un punto di vista psicologico, il problema dello svezzamento dei bambini è sempre sullo sfondo di questa faccenda. Fino a qualche decennio fa, i bambini venivano svezzati presto, era una questione di tempistiche. Oggi le mamme sono molto informate già prima del parto. Bisogna ricordarsi, però, che un bambino per crescere ha bisogno di frustrazione. Questo è fondamentale.

Infine, secondo la psicologa, ci possono essere questioni che hanno meno a che fare col bambino ma più con la madre come donna e con la società:

Penso ai casi di un partner anaffettivo, a un rapporto coniugale poco soddisfacente. Può capitare in questi casi, che una donna fatichi a riprendere il suo ruolo di donna nella società, perché è rimasta inchiodata al suo ruolo di mamma.

Articolo originale pubblicato il 22 aprile 2020

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