Una corretta e sana alimentazione è fondamentale per la crescita e la salute dei bambini. Ma qual è l’alimentazione raccomandabile e la più adatta ai neonati? Ne parliamo con la pediatra Maria Maranò, che ci dà alcuni consigli sull’educazione alimentare da seguire prima e dopo lo svezzamento.

Educazione alimentare: i consigli prima e durante lo svezzamento

Alla scarsa disponibilità di cibo delle generazioni passate, oggi è subentrata l’ampia offerta di cibo, con maggiore attenzione a quello che mangiamo nei primi anni di vita, fondamentale per prevenire molte malattie dell’età adulta.

In una condizione di maggior scelta, però, aumenta anche la responsabilità dei genitori, che devono essere informati su varietà degli alimenti, nutrienti essenziali, abitudini alimentari, e stili di vita corretti. Per non sbagliare, ecco alcuni consigli dell’esperta:

1. Continuare l’allattamento dopo i 6 mesi

Per la pediatra Maranò, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda, l’allattamento al seno deve essere esclusivo per i primi 6 mesi di vita per raggiungere crescita e sviluppo ottimali e, conseguentemente, lo svezzamento con l’introduzione di alimenti diversi dal latte va iniziato solo dopo i 6 mesi.

Inoltre, la dottoressa ricorda che l’assunzione di latte materno può continuare anche dopo aver introdotto altri alimenti:

Il bambino non dovrebbe essere “svezzato”, cioè allontanato dal “vizio” di allattare, fino a quando lui stesso e la madre lo desiderino.

Durante lo svezzamento, l’allattamento al seno dovrebbe continuare a essere parte integrante della dieta del bambino. Il numero delle poppate andrà ridotto in base ai pasti complementari assunti dal neonato:

È fondamentale che il 50% dell’apporto nutrizionale totale continui a essere coperto dal latte materno o, in mancanza di questo, da latte artificiale almeno fino al compimento dei 12 mesi di vita del bambino.

D’altro canto, come ci spiega la pediatra, l’integrazione di alimenti diversi dal latte materno è necessaria:

L’introduzione di alimenti nuovi è imprescindibile perché il latte, a partire dai 6-8 mesi, comincia a perdere gradualmente la sua completezza e non è più sufficiente a soddisfare le richieste nutrizionali del lattante (apporto di energia, proteine, ferro, zinco e vitamine).

2. La strada giusta? La indica il bambino

La decisione su quando iniziare a proporre i primi alimenti complementari al bambino non dovrebbe basarsi su un’età anagrafica uguale per tutti, ma su cosa il bambino è realmente capace di fare.

I segnali che indicano quando il bambino è pronto per mangiare cibo solido o semisolido appaiono generalmente tra i 5 e i 7 mesi:

Il bambino riesce a stare seduto da solo sul seggiolone; mostra interesse per il cibo ed è capace di dire di no; sa coordinare occhi, mani e bocca in modo da guardare il cibo, prenderlo e metterselo in bocca; è capace di deglutire cibo solido o semisolido.

3. Rispettare i segnali

Infine, l’esperta consiglia alcune semplici accortezze:

I genitori pianificano il tipo di alimenti da proporre, ma allo stesso tempo rispettano i segnali di fame e sazietà del bambino; incoraggiano la sua autonomia nel fare da sé, permettendogli di toccare il cibo e di portarselo in bocca, in modo appropriato al suo livello di sviluppo neuromotorio; lo incoraggiano anche verbalmente nelle sue esplorazioni alimentari, evitando qualsiasi tipo di forzatura verbale o fisica per indurlo a mangiare.

Educazione alimentare: i consigli dopo lo svezzamento

bimbo che mangia

Lo sviluppo del comportamento alimentare è influenzato in misura determinante dalle esperienze dei primi 2 anni di vita.

1. Familiarizzare con nuovi alimenti

Le preferenze dei bambini per i cibi sono fortemente influenzate dall’apprendimento e dall’esperienza; una preferenza si sviluppa in relazione alla frequenza di esposizione a un particolare sapore.

L’esperta consiglia di aumentare la varietà dei cibi, perché serve ad accrescere l’accettabilità di sapori differenti:

Se si abitua un bambino a sapori e consistenze artificiali e cibi monotoni, tipici degli alimenti industriali per l’infanzia (omogenizzati e vari cibi pronti), sarà poi più difficile il passaggio ai comuni alimenti domestici.

È importante che i bambini, per i quali tutti i cibi sono inizialmente sconosciuti, siano esposti ripetutamente a nuovi alimenti per stabilire uno schema di accettazione di cibi salutari. Secondo la pediatra

Sono necessarie minimo 8 – 10 esposizioni ai nuovi sapori, senza esercitare forzature sul bambino. Spesso i genitori rinunciano a riproporre cibi rifiutati dopo il terzo o quarto tentativo fallito e non riprovano a causa dell’espressione di disgusto del bambino, che è del tutto naturale.

2. Non “stressare” il bambino

L’educazione alimentare gioca un ruolo cruciale nella formazione delle preferenze alimentari e del comportamento alimentare.

Secondo la dottoressa Maria Maranò, un comportamento intrusivo da parte dei genitori può provocare difficoltà nel comportamento alimentare del bambino, con possibili effetti negativi sulla crescita:

I bambini vivono spesso in famiglie dove uno o entrambi i genitori sono sovrappeso e sono pertanto a rischio di eccedere nell’assunzione di cibo. Esercitare pressioni perché il bambino mangi di più (come per assicurargli una riserva di cibo), proporre porzioni eccessive di cibo, usare il cibo per calmare il bambino in caso di pianto o stress sono comportamenti da evitare, perché producono l’effetto di spingere a mangiare più del dovuto.

3. Creare un contesto piacevole

Infine, la pediatra raccomanda di assicurarsi che il contesto sia piacevole:

Quando si è a tavola bisogna avere poche distrazioni (spegnere la tv!); è bene assicurarsi che il bambino sia seduto in modo confortevole e che ci si possa guardare negli occhi; i genitori siedono a tavola e mangiano con il bambino lo stesso cibo dando l’esempio personale nel mangiare alimenti salutari. Questo è il miglior modo per indurlo a fare altrettanto.

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