Quando nasce un bambino nascono, insieme a lui, due genitori nuovi di zecca. E si aprono anche gli argini per un fiume di esperienze correlate che arricchiscono il rapporto tra mamma, papà e neonato. Che da un lato sono una triade inscalfibile, dall’altra nutrono rapporti individuali a tu per tu col bambino che hanno caratteristiche uniche e speciali. Tra queste, sicuramente l’allattamento al seno è il viaggio più incredibile. Un percorso che rafforza la coppia mamma e bambino e come tutte le cose belle a un certo punto finisce, creando una piccola faglia nell’equilibrio familiare. Cosa succede quando si decide di smettere di allattare?

Proprio del culmine di questo percorso, ovvero di quando l’allattamento finisce, abbiamo parlato con le followers della nostra community. Che ci hanno raccontato com’è stato porre fine a un’esperienza così intensa, totalizzante e incredibile come quella dell’allattamento (anche prolungato). Le parole chiave che scaturiscono da questo racconto corale sono tre: sollievo, naturalezza e un pizzico di tristezza. Non si annullano necessariamente tra di loro: si può essere serene nel momento in cui si capisce che è il momento giusto per smettere di allattare e allo stesso tempo tristi, perché si sta chiudendo un capitolo molto importante dell’esperienza della maternità.

5 motivi per cui allattare al seno è “green”

E questo lascia intendere quanto, tra le maglie di affetto e reciprocità che legano il neonato alla sua mamma (in cui rientra non solo la nutrizione in ogni sua forma, ma anche tutte quelle esperienze a due che favoriscono l’attaccamento), quella dell’allattamento al seno sia un percorso sfaccettato a cui si legano diverse emozioni.

Quando smettere di allattare è naturale

Così come iniziare a farlo è legato al bisogno di suzione intrinseco del neonato (che è spinto biologicamente a succhiare per lenire non solo la fame ma anche il dolore e lo stress secondo diversi studi tra cui “Suckling and non-nutritive sucking habit: what should we know?“), la fine dell’allattamento è un’esperienza che, per molte mamme, è arrivata con molta naturalezza.

Naturale! Abbiamo deciso insieme. È stato un viaggio meraviglioso, il più bello!

Molto naturale. Ho smesso a 7 mesi e nessuno dei due ha sofferto.

È avvenuto in maniera molto serena. Con entrambe le bimbe ho aspettato che fossimo pronte!

Per me e il mio bimbo è stato un passaggio naturale. Dopo l’inizio dello svezzamento ho lasciato per gradi.

Molto naturale. Lei ha smesso di chiederlo e io di offrirlo!

Tante, a leggere i racconti arrivati dopo un ASK dedicato al tema sul nostro profilo Instagram, si aspettavano che fosse più difficile. Invece i bisogni dei loro bambini hanno guidato anche le mamme e i papà verso una risoluzione felice e un nuovo inizio.

Me lo immaginavo più difficile! Invece mio figlio da un momento all’altro si è staccato.

Più semplice di quanto pensavo. Ha fatto tutto da sola a 11 mesi!

Quando smettere di allattare è tristezza (e dolore)

La fine dell’allattamento implica anche molta tristezza, che non sempre oscura il sollievo per aver terminato una fase ma anzi, aiuta a partire col piede giusto con un nuovo capitolo. Non sono da sottovalutare anche le implicazioni fisiologiche legate allo smettere di allattare. Ce le hanno raccontate molte mamme rispondendo al nostro ASK, in cui sono venuti fuori anche i vari motivi per cui si smette di allattare. Purtroppo, non sempre legati alla volontà della mamma o ai bisogni del bambino.

Tosta! Una settimana di pianti senza mai dormire. Mi venne anche la bronchite.

E le storie di chi non l’ha vissuta bene e ha dovuto interrompere l’allattamento perché forzata dal ritorno al lavoro aprono nuovi scenari su come bilanciare le esigenze di un genitore e del suo bambino con la vita professionale.

Un incubo. L’ho fatto perché dovevo tornare al lavoro. Non l’abbiamo vissuta bene.

Altre, purtroppo, sono arrivate alla fine di questa esperienza a due per questioni esterne legate alla salute.

Malissimo. Ho dovuto interrompere di colpo per problemi di salute.

O per il sopraggiungere di una nuova gravidanza.

Difficilissimo, ma necessario.  Ero al terzo mese di una nuova gravidanza e mi debilitava molto allattare.

In altri casi la fine dell’allattamento può arrivare a provocare complicazioni come la mastite, provocata da un ingorgo mammario. Infine, non bisogna valutare gli aspetti psicologici più impattanti legati alla conclusione dell’esperienza dell’allattamento. In tante ci hanno scritto di sentirsi tristi, in colpa e come scisse tra la voglia di mantenere un legame unico e insostituibile e quella di vedere il proprio bambino crescere ed evolversi anche rispetto alla mamma.

Triste! Quasi come se mi mancasse una parte di me.

Difficile e doloroso. Con tantissimi sensi di colpa.

Moralmente molto triste. Fisicamente doloroso per una settimana.

Difficile, come rompere una sorta di legame.

Triste! Mi piaceva e mi faceva sentire ancora più legata a lei.

Quando smettere di allattare è un sollievo

Altre mamme ci hanno raccontato di quanto sia stato liberatorio chiudere il capitolo dell’allattamento, perché l’esperienza era diventata difficile da gestire o semplicemente perché una delle due parti – mamma o bambino – non era più serena e a suo agio nel continuarla.

Una liberazione! Paradossalmente ho iniziato a godermi di più mio figlio!

Gratificante. Ho ripreso possesso della mia vita.

La scelta migliore che potessi fare!

Parole come “sollievo” e “liberatorio” sono venute fuori molte volte nell’ASK. Per tante la fine dell’allattamento è servito a ristabilire l’equilibrio psicofisico perso e a rafforzare il rapporto con il bambino. Senza sensi di colpa.

Per me, un sollievo. Ho allattato talmente tanto per i primi 6 mesi che mi sembrava di fare solo quello!

Non è stato traumatico come pensavo. Anzi, adesso dormo!

Un vero sollievo. Ora aspetto il secondo e ho paura di ricominciare. Spero di farcela!

Fantastico! Non vedevo l’ora!

In tante hanno ammesso di aver provato dei sensi di colpa nei confronti del loro bambino. Un sentimento normale e umano, compensato da una scelta che fa bene alla mamma e, di riflesso, anche al suo piccolo.

Mille sensi di colpa per la bimba, ma un toccasana per me!

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