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Sterilità e fertilità

Sempre più giovani coppie si trovano a dover affrontare il problema dell’infertilità! Basti pensare che in Occidente oltre il 24% di esse ha problemi riproduttivi e solo da poco si è dato il giusto peso a questo aspetto, che implica diverse difficoltà, come ad esempio accettare l’infertilità e le implicazioni dei trattamenti proposti per risolverla!

Negli ultimi anni, la conoscenza della medicina riproduttiva si è estesa con successo, e le tecniche di riproduzione assistita sono diventate sempre più complesse e con successi maggiori. Nonostante questo, in Italia si segnalano 30 mila nuovi casi all’anno di infertilità  maschile, circa un terzo di quella generale. Superato il tabù su questo argomento, che prima pare riguardasse solo le donne, oggi si è finalmente superata la falsa idea che sterilità sia sinonimo di mancanza di virilità! Un uomo può vivere una normale e felice vita sessuale e, allo stesso tempo, può non concepire figli.

=> FIVET: procreazione assistita

A questo punto bisogna definire cosa si intende per infertilità e per sterilità! Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’American Fertility Society (AFS) una coppia è da considerarsi infertile quando non è in grado di concepire e di avere un bambino dopo un anno o più di rapporti sessuali; viceversa è da considerarsi sterile quella coppia nella quale uno od entrambi i coniugi sono affetti da una condizione fisica permanente che non renda possibile avere dei bambini.

Inoltre vengono definite affette da infertilità secondaria, quelle coppie che non riescono ad avere un bambino dopo una gravidanza coronata da successo. Le cause di questo incremento dei casi di sterilità ed infertilità possono ricondursi a:

  • età  media dei coniugi al momento del matrimonio, mediamente più elevata rispetto al passato;
  • difficoltà ed esigenze sociali che inducono la coppia a programmare il concepimento in un’epoca più tardiva;
  • incremento delle malattie sessualmente trasmesse;
  • stress;
  • abitudini voluttuarie (fumo, alcol, ecc.);
  • nuovo ruolo sociale della donna che, essendo sempre più allontanata dal nucleo familiare, convive sempre meno con il proprio coniuge.

In questi ultimi decenni si è registrata una rilevante diminuzione della fecondità nelle classi d’età comprese tra i 21 e i 29 anni più marcata che nelle classi d’età superiori, testimonianza di una progressiva tendenza della donna a concepire più tardivamente. Sappiamo che l’età  della donna, così come dell’uomo, è un fattore che si correla negativamente con la capacità riproduttiva. È vero che la vita media si è allungata, ma non si può dire la stessa cosa dell’età fertile. Il momento migliore continua a rimanere quello tra i 25 ed i 30 anni. L’effetto negativo dell’età sulla riproduzione ed in particolare sul sistema riproduttivo femminile sembra legato ad una sempre maggiore possibilità di fallimento dei fini sistemi di regolazione dell’unità ipotalamo-ipofisi-ovaio, ad una progressiva diminuita sensibilità delle gonadi allo stimolo gonadotropinico, al frequente sviluppo con l’età di fibromi uterini, alla più lunga esposizione alle malattie infettive.

Nel caso di problematiche relative alla sterilità femminile, le cause sono da ricercare nelle condizioni delle tube di Falloppio, e nell’attività ovarica. Nei casi di ostruzione tubarica lieve, e cioè quando il quadro non è tra i più seri (tube congeste o tortuose ecc.) si possono effettuare delle idrotubazioni al settimo-decimo giorno del ciclo, per un massimo di sei cicli. Si introduce nell’utero, attraverso il canale cervicale, una piccola quantità di aria seguita da liquidi medicati (antibiotici e idrocortisone) e poi ancora aria. Il liquido, spinto dall’aria, crea una pressione sulle tube e vi esercita una lieve azione terapeutica. Non è una pratica dolorosa, ma fastidiosa, che lascia come conseguenze dolore alle spalle per alcune ore. Attualmente nei casi di malattie tubariche (tube impervie, inaccessibili o inaffidabili) o di sterilità meccaniche, si tende a percorrere la strada della fecondazione in vitro o comunque della fecondazione assistita.

Il discorso cambia completamente se il problema della sterilità dipende dal partner maschile! Le cause sono diverse, infatti, dalle ultime ricerche, è emerso che tale tipo di problema può dipendere da:

  • ridotta conta di spermatozoi;
  • ridotta motilità degli spermatozoi;
  • problemi coitali per incapacità di eiaculare o per impotenza;
  • difetti nella forma, per cui gli spermatozoi non possono penetrare la superficie esterna dell’ovocita;
  • l’abuso di alcolici;
  • il fumo;
  • malattie autoimmuni e patologie tumorali;
  • l’esposizione dei testicoli ad agenti tossici ed infettivi.

Alcuni ricercatori hanno dimostrato che, chi sta più di tre ore al giorno al volante, può soffrire di ridotta fertilità; la temperatura dei genitali maschili dopo due ore alla guida di un autoveicolo, aumenta di oltre due gradi. L’apparato genitale funziona bene a bassa temperatura, mentre le alte temperature possono provocare problemi a livello funzionale. Secondo quanto risultato anche da un congresso tenutosi a Genova, sulla prevenzione della fertilità e la sua conservazione, sono pizzaioli e fornai quelli più a rischio, considerando la continua esposizione del loro corpo al calore. Calore dannoso per i testicoli al pari di fumi, pesticidi, insetticidi e vapori di solventi chimici, sostanze maneggiate da giardinieri, carrozzieri, tappezzieri, coloritori, floricolori, ecc. Non possono stare tranquilli neanche coloro che fanno dei mezzi di trasporto la loro seconda casa, trascorrendo su di essi dalle sei alle otto ore al giorno, con il rischio di incorrere in una diminuzione della mobilità spermatica.

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