Criptorchidismo e infertilità: diagnosi e conseguenze | GravidanzaOnLine

il desiderio di avere un figlio non sempre corrisponde alla possibilità, in generale o nel caso particolare, di riuscire a ottenere una gravidanza. Se si considera che il 27% dei soggetti di sesso maschile in età pediatrica “presenta problematiche riproduttive e/o sessuali, soprattutto criptorchidismo, varicocele, ipogonadismo, anomalie congenite del tratto genito-urinario” si comprende la portata della questione. Tale percentuale raggiunge il 40% tra gli adulti con problemi di infertilità e malattie sessualmente trasmissibili.

Per quel che riguarda l’infertilità è necessario parlare del criptorchidismo, una particolare condizione che, oltre ad aumentare il rischio di tumore al testicolo, pone seri problemi alla fertilità maschile. Una patologia che può essere trattata già in età pediatrica, ma che deve essere affrontata il prima possibile, in quanto ritardi nell’intervento aumentano i rischi di avere problemi riproduttivi.

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Criptorchidismo: cos’è?

Una definizione medica di criptorchidismo, patologia nota anche con il nome di testicolo ritenuto, è quella che indica questa condizione come “l’assenza di uno o entrambi i testicoli nella borsa scrotale alla nascita, con arresto lungo il fisiologico tragitto di discesa dall’addome”.

Durante lo sviluppo fetale, infatti, il testicolo scende allo scroto tramite il canale inguinale, ma può capitare che possa “fermarsi in un punto qualsiasi del tragitto di discesa”. Questa condizione provoca “alterazioni della struttura del testicolo” e una ridotta capacità produttiva degli spermatozoi.

Nonostante sia associata all’infertilità, il criptorchidismo è una condizione troppo spesso sottovalutata. In realtà è uno dei principali difetti congeniti dell’apparato urogenitale. Si parla di criptorchidismo monolaterale se colpisce un solo testicolo e di criptorchidismo bilaterale quando la mancata discesa nella sacca scrotale riguarda entrambi i testicoli.

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Cause e sintomi del criptorchidismo

Sono diverse le cause responsabili del criptorchidismo. Esse possono essere genetiche, ormonali, meccaniche e ambientali. Le cause genetiche sono quelle più comuni e riguarda l’“assenza di uno o entrambi i testicoli nello scroto alla nascita per arresto lungo il fisiologico tragitto di discesa testicolare”. Tra le cause troviamo anche una scarsa produzione degli ormoni che si occupano della discesa dei testicoli, mentre le cause meccaniche sono quelle legate a ostacoli anatomici che impediscono la discesa del testicolo.

Tra le cause ambientali, invece, ci sono studi che hanno confermato come problemi di natura ecologica (esposizione a pesticidi, radiazioni, estrogeni, eccetera) possano incidere sullo sviluppo di questa condizione. Il fumo in gravidanza, il diabete, un parto prematuro o un basso peso alla nascita rappresentano dei fattori di rischio per il criptorchidismo che possono portare a una condizione di infertilità.

Il criptorchidismo non provoca particolari sintomi; solo in rari casi si possono riscontrare febbre, dolore inguinale o presenza di un testicolo più piccolo rispetto all’altro. Più che sintomi veri e propri questi sono delle conseguenze della patologia. Conseguenze che, se non trattata, in età adulta può provocare anche difficoltà motorie, ipogonadismo, formazione di un tumore e problemi permanenti di sterilità.

Come diagnosticare il criptorchidismo

La diagnosi del criptorchidismo si basa principalmente sull’esame obiettivo, utile soprattutto a differenziare questa patologia dalle altre che possono portare ad anomalie di discesa o posizione del testicolo.

Va ricordato che, in linea generale, i testicoli scendono durante i primi otto mesi di vita fetale, ma può capitare tranquillamente che tale operazione si completi entro il primo anno di vita del bambino senza alcun tipo di terapia. Questo è un elemento fondamentale anche in fase diagnostica per capire se e quando intervenire.

Qualora non è possibile svolgere l’esame obiettivo (il testicolo non è palpabile) è possibile effettuare la diagnosi tramite un’ecografia, una risonanza magnetica, un ecocolordoppler o anche indagini ormonali per verificare la situazione e individuare la causa che ha provocato il criptorchidismo.

L’intervento chirurgico è la terapia risolutiva principale da eseguire entro il secondo anno di vita. Un ritardo nell’intervento, infatti, aumenta il rischio di sviluppo di un cancro o di problemi per l’infertilità. Per questo motivo studi recenti indicano come sia utile intervenire chirurgicamente prima dei diciotto mesi. La terapia chirurgica è quella ideale, essendo quella farmacologica non efficace e con un elevato rischio di recidiva.

Criptorchidismo e infertilità

Uno dei problemi più temuti del criptorchidismo è legato ai problemi di fertilità. Questi si manifestano con un’assenza di spermatozoi (azoospermia), con un numero ridotto degli stessi (oligozoospermia) o con uno anomalo sviluppo del testicolo. Solitamente i problemi di fertilità sono maggiori e più gravi nei casi di criptorchidismo bilaterale.

Adulti che hanno avuto un criptorchidismo hanno una maggiore probabilità di essere infertili. Per questo motivo è fondamentale informare i pazienti sulla situazione, invitandoli a eseguire, a partire dai 16 anni, regolari controlli del liquido seminale. L’informazione deve spiegare il rischio che il danno agli spermatozoi possa diventare definitivo e che una soluzione percorribile può essere quella di valutare la crioconservazione.

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