Infertilità primaria maschile: cosa fare? La parola all’andrologo

L'infertilità primaria maschile si ha quando un uomo non è mai riuscito a ottenere una gravidanza. Con l'aiuto dell'andrologo scopriamo quali sono le probabili cause, gli esami da fare e i rimedi risolutivi.

Si stima che circa il 15% delle coppie abbia problemi di infertilità, un fenomeno in forte crescita che solo negli ultimi vent’anni è raddoppiato. Un fenomeno molto variegato e complesso che ha diverse cause e che ha importanti ricadute anche dal punto di vista psicologico: l’impossibilità di avere un figlio, infatti, è per molti motivo di enorme frustrazione. In questo senso l’infertilità primaria maschile è una delle condizioni che merita di essere conosciuta e approfondita per consentire a chi ne è coinvolto di affrontarla e gestirla correttamente.

L’infertilità, infatti, non è necessariamente una condanna definitiva di una condizione irreversibile (altrimenti si parlerebbe di sterilità), ma una situazione che in alcuni casi può essere trattata positivamente e, quindi, risolta.

Per affrontare l’argomento nella sua complessità cercando di conoscere meglio il fenomeno comprendendone le cause e, soprattutto, i rimedi possibili, abbiamo intervistato il Dottor Andrea Militello, medico qualificato in urologia e andrologia con specializzazione in ecografia e fisiopatologia della riproduzione umana.

Il vocabolario dell’infertilità

Prima di entrare nel cuore dell’infertilità primaria maschile è utile chiarire alcuni termini che verranno impiegati nel corso dell’intervista. Termini che possono apparire simili, ma che in realtà sono differenti nella sostanza del significato:

  • spermatogenesi, riguarda il processo di produzione degli spermatozoi;
  • spermiogenesi, la fase finale della spermatogenesi nella quale vengono sviluppati spermatozoi maturi;
  • spermiogramma, l’analisi del liquido seminale che fornisce indicazioni sulla quantità e la qualità degli spermatozoi;
  • spermiocoltura, l’esame diagnostico effettuato sul liquido seminale per l’individuazione della presenza di microrganismi patogeni.

Con questo bagaglio nozionistico possiamo ora meglio comprendere l’infertilità primaria maschile, la sua incidenza, le cause, le diagnosi e i trattamenti che possono essere messi in atto.

Infertilità primaria maschile: cosa significa?

Dottor Militello, cosa indica l’espressione infertilità primaria maschile?

Per infertilità maschile intendiamo l’impossibilità da parte maschile di ottenere una gravidanza. Per infertilità primaria maschile identifichiamo quella situazione in cui l’uomo non ha mai indotto, anche con partner diverse, una gravidanza. La distinguiamo dall’infertilità secondaria che si verifica per l’uomo che in passato ha già avuto modo di ottenere una gravidanza.

Infertilità primaria maschile: le possibili cause

Quali sono le cause di questa condizione?

Sono tantissime le cause di un’infertilità maschile che dobbiamo anche discriminare se sia caratterizzata da una totale assenza di spermatozoi, quindi una azoospermia, o per una ridotta presenza di spermatozoi o per una loro ridotta mobilità. Le cause possono essere di tipo genetico, che andranno poi indagate con particolari test, ma anche da situazioni che possono apparire banali come la presenza di prostatiti ed epididimiti che, specialmente se croniche, possono creare degli stati infiammatori e infettivi che alterano notevolmente la spermatogenesi e la spermiogenesi e alterare anche la pervietà delle vie seminali.

Quantità (azoospermia), motilità (astenozoospermia) e morfologia (teratozoospermia); ci sono anche dei fattori di rischio che possono compromettere l’efficienza degli spermatozoi?

Anche l’esposizione a fonti di calore per problematiche di tipo lavorativo possono creare grossi danni alla spermatogenesi. Anche le patologie a carico dei testicoli; il classico varicocele o il criptorchidismo e, purtroppo, a volte anche le neoplasie testicolari. Altre cause possono essere individuate nei pregressi traumi testicolari che possono aver indotto la presenza di anticorpi antispermatozoo che attaccano gli spermatozoi impedendogli la possibilità di muoversi. Oltre a queste anche l’assunzione di alcuni farmaci con un’azione aggressiva sulla replicazione, quindi chemioterapici e antitumorali possono creare problemi nella spermatogenesi.

Criptorchidismo e infertilità: un problema serio

Gli esami per l’infertilità primaria maschile

Quando un uomo deve iniziare a sospettare una possibile infertilità primaria?

Fino a qualche tempo fa si indicava i due anni di tempo di rapporti non protetti nel periodo fertile che non davano una gravidanza. Adesso questo periodo è stato ridotto e si parla di sei mesi o di un anno; questo cambiamento è dovuto anche all’aumento dell’età biologica delle coppie, ma anche per una maggiore informazione su questo argomento. Possiamo quindi iniziare a parlare di infertilità quando vi è assenza di gravidanza dopo un anno di rapporti non protetti nel periodo fertile. Chiaramente il percorso sarà diagnostico dal punto di vista ginecologico e andrologico e deve essere iniziato in contemporanea.

Se dopo un anno di rapporti non protetti in cui la gravidanza cercata non arriva, quali sono gli esami che è possibile eseguire per accertare l’infertilità?

Si procede per gradi. Innanzitutto lo spermiogramma secondo le linee guida WHO del 2010, che viene spesso associato a una spermiocoltura per escludere la presenza di infezioni delle vie seminali. La spermiocoltura deve essere fatta per germi comuni, ma anche per altri batteri intracellulari quali la clamidia e a volte la ricerca tramite tampone uretrale di ureaplasma. Svolti questi esami è possibile fare una prima valutazione.

Successivamente è utile eseguire un’ecografia testicolare e un ecocolordoppler dei vasi spermatici, i dosaggi ormonali di FSH LH, vitamina D, prolattina e testosterone ed eventualmente l’indagine della mappa cromosomica con lo studio genetico del cromosoma Y e del gene CFTR nei casi di azoospermia che potrebbe essere di tipo secretivo o ostruttivo.

Cosa fare in caso di infertilità primaria maschile

Quali sono i trattamenti o gli interventi da seguire per risolvere il problema?

Tutto dipende dall’esito dell’indagine diagnostica. Se abbiamo un’infezione è buona cosa ridurla e annullarla con una terapia antibiotica che sappiamo avere un’azione inibente sulla spermatogenesi, ma in questi casi è indispensabile per debellare l’infezione. È poi possibile associare fin dall’inizio delle terapie di tipo antiossidante in grado di ridurre l’ossidazione che l’infezione stessa e anche l’attività dei leucociti che vengono in nostra difesa, liberando però fattori ossidativi, contribuiscono a creare. In presenza di una patologia, quale può essere un varicocele importante, sarà utile l’indicazione all’intervento chirurgico.

È utile anche ribadire l’importanza di allontanare tutti i fattori di rischio che possono essere alla causa di un’infertilità. Abbiamo detto delle fonti di calore, ma anche tutti quegli interferenti endocrini che possono provenire dalle nostre normali abitudini. Per fare un esempio basti pensare agli ftalati e agli ormoni fitoestrogeni che sono presenti in alcuni alimenti, ma anche nelle plastiche.

In caso di forme di ipogonadismo, quindi un testicolo non funzionanti per motivi intrinseci al testicolo stesso, o per mancata stimolazione ipofisaria, si potrà intervenire con stimolazioni ormonali con l’utilizzo di gonadotropine. Nei casi estremi in cui non fossimo in grado di ridurre la patologia o il problema responsabile della ridotta spermatogenesi, si consiglierà alla coppia un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA).

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  • Infertilità di Coppia