Aborto legale

Aborto legale

L’aborto indotto è un’esperienza che tocca molte donne e famiglie. Ogni anno oltre un milione di donne hanno avuto un aborto indotto, circa il 2-3% di tutte le donne in età riproduttiva, ciò significa un aborto ogni quattro gravidanze riconosciute.

Guardando dietro, i futuri storici della medicina vedranno la legalizzazione dell’aborto uno dei trionfi della salute pubblica. Dopo essere state promulgate nell’ottocento, per proteggere le donne dai ciarlatani e dagli impostori, le leggi che proibiscono l’aborto hanno avuto un effetto paradossale nel ‘900. Impedendo alle donne di avere aborti sicuri eseguiti dai medici, si favorivano le attività clandestine. Negli anni 60′ ogni ospedale municipale negli Stati Uniti aveva un dipartimento affollato di donne affette da complicanze da aborto illegale. Nella metà degli anni 60’, però le leggi statali incominciarono a cambiare per permettere alle donne un accesso sicuro fornito da medici autorizzati e così questi “antigienici reparti di aborto” si svuotarono e poi chiusero.

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A parte i contrastanti sentimenti a proposito del problematico tema dell’aborto, i dati della salute pubblica sono incontrovertibili: l’aborto legale migliora la salute delle donne. L’aborto legale è uno degli interventi più sicuri nella pratica moderna, e la sua sicurezza è migliorata negli anni. Metodi migliori si sono evoluti, le tecniche chirurgiche sono migliorate, i medici sono diventati più abili a prevenire e trattare complicazioni. Oggi il rischio totale di morte da aborto legale è minore di 1 ogni 100.000 interventi.

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Dall’approvazione della legge 194/78 ad oggi la dinamica dell’abortività volontaria ha attraversato periodi diversi. Dopo una prima fase di espansione, con il picco dei 230.000 interventi praticati nel 1983, è iniziata una fase decrescente. In soli 16 anni il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza effettuate da donne residenti in Italia è passato da circa 209.000 casi nel 1980 a 136.000 nel 1994, a 134.000 nel 1995, ed ancora a 129.000 nel 1996. Questa diminuzione crescente è la risultante di fattori diversi:

  • il cambiamento normativo che ha portato allo scoperto una gran parte della clandestinità e ha consentito, in alcune situazioni, di affrontare il problema attraverso strumenti per la prevenzione;
  • il cambiamento culturale già in atto al momento dell’emanazione della legge 194 e che esplica effetti con intensità crescente nel progredire delle generazioni;
  • il cambiamento demografico, in particolare lo spostamento in avanti dell’età media al matrimonio, che ha agito come rallentatore all’abortività, poiché ha comportato uno spostamento in avanti del periodo di stabile esposizione alla probabilità di concepimento.

Nonostante la positiva evoluzione, esistono ancora aree critiche:

  • una frazione tuttora elevata di interruzioni volontarie della gravidanza (circa il 25%) è effettuata da donne che incorrono in un successivo aborto dopo il primo;
  • tuttora i consultori non coprono in maniera omogenea il territorio;
  • esiste ancora, secondo valutazioni attendibili, una quota non irrilevante di abortività clandestina.

Questo fenomeno, difficile da quantificare, gioca un ruolo di rilievo nella determinazione del fenomeno e ne costituisce la parte più difficile da risolvere.Sul fenomeno dell’aborto si intrecciano fattori di carattere individuale con altri di carattere culturale, sociale ed istituzionale che complicano il quadro di riferimento. Vi sono ancora zone d’ombra sotto il profilo informativo: sulle ragioni che portano una donna ad abortire, sulle conseguenze psicologiche dell’aborto e sui comportamenti contraccettivi delle donne che abortiscono. La tecnica di aborto con aspirazione&curretage è arrivata dalla Russia e dall’Europa dell’est.

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Durante i primi anni della legalizzazione dell’aborto, arrivarono i primordiali cambiamenti. I risultati di alcuni studi rivoluzionarono la pratica dell’aborto. L’aspirazione&curretage si dimostrò più veloce e più sicura che il tradizionale raschiamento. L’anestesia locale fu trovata più sicura che l’anestesia generale. La dilatazione e curretage rapidamente rimpiazzarono il travaglio indotto come intervento più frequente nel secondo trimestre. Dopo questa rapida modernizzazione negli anni ’70, ci furono dei rallentamenti nel progresso. Gli studiosi sperimentarono l’aborto medico precoce solo con le prostaglandine, ma questo approccio non risultò soddisfacente; inoltre i disturbi provocati di nausea, vomito e diarrea risultavano proibitivi. Così continuando le ricerche, sperimentando anche l’uso del mifepristone, si è giunti alla RU486, la pillola abortiva, oggi in commercio in America, Francia, Gran Bretagna e Svezia. In Italia suscita ancora polemiche e critiche la possibilità di registrare questo farmaco, ma come dimostra la letteratura medica, anche questo sarà superato.