Dove e perché la mortalità perinatale (in Italia e nel mondo) è più elevata

Secondo l'Oms, la mortalità perinatale può essere considerata come l’indicatore della qualità dell’assistenza fornita alla madre e al bimbo in epoca prenatale e durante il parto. Nei paesi in cui questa qualità è più bassa, si registra un numero di decessi perinatali più alto.

La mortalità perinatale può essere considerata come l’indicatore dello stato di benessere di una società e della qualità dell’assistenza fornita alla madre e al bimbo.

Ogni anno in Italia muoiono circa 4 bambini ogni 1000 nati. A pagare le conseguenze di un’assistenza inadeguata sono però soprattutto i paesi a medio e basso reddito, in cui il numero di neonati morti in epoca perinatale è circa il 98% di quello registrato a livello mondiale.

Mortalità perinatale: come è calcolata?

Il periodo perinatale inizia alla 28^ settimana di gravidanza e termina sette giorni dopo la nascita del bimbo. Con mortalità perinatale ci riferiamo al numero di neonati nati morti e di decessi avvenuti nella prima settimana di vita.

Per definizione è calcolata comeil rapporto tra il numero dei nati morti sommato al numero dei neonati morti entro i primi 7 giorni di vita in un dato intervallo di tempo e il totale dei nati (nati morti e nati vivi) nello stesso intervallo di tempo, moltiplicato per mille”.

La definizione di “nati morti”, o stillbirth, cambia però a seconda della legislazione del paese di riferimento. In Italia, per esempio, si considerano i feti partoriti senza segni di vita dopo il 180esimo giorno dall’inizio della gravidanza.

Per uniformare a livello internazionale questa definizione, e per rendere possibili i confronti tra le mortalità perinatali di paesi differenti, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha raccomandato di utilizzare il termine “nati morti” per i feti nati senza segni vitali (morti in utero o durante il parto) dalle 28 settimane in poi.

Le cause di mortalità perinatale

Le cause più comuni di morte perinatale sono l’asfissia intrapartum, il disturbo ipertensivo e il travaglio pretermine. Altre spiegazioni possibili includono:

  • le infezioni;
  • l’emorragia antepartum;
  • le restrizioni della crescita intrauterina;
  • il distacco della placenta;
  • le anomalie fetali;
  • i possibili traumi;
  • il travaglio ostruito;
  • la morte intrauterina inspiegabile.

Alcuni fattori di rischio che possono portare alla morte del feto in utero o entro i 7 giorni di vita sono:

Parto prematuro: come si riconoscono i sintomi?

Mortalità perinatale: i dati in Italia e nel mondo

In Italia, è attivo un progetto pilota di sorveglianza della mortalità perinatale (SPItOSS), che è coordinato dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con le regioni Lombardia, Toscana e Sicilia.

I primi risultati, presentati lo scorso gennaio, hanno mostrato un tasso di mortalità perinatale pari a circa 4 decessi ogni 1.000 nati. Lo stesso valore si osserva anche in altri paesi con un sistema sociosanitario simile al nostro, come la Francia e il Regno Unito.

Ma restando in Italia, sono emerse differenze a livello regionale, con la Sicilia che presenta un più alto tasso di mortalità rispetto alle altre due regioni del centro e del nord: tra il 1 luglio 2017 e il 30 giugno 2019, ogni 1000 gravidanze oltre la 28ma settimana di gestazione, sono morti in utero o entro 7 giorni dalla nascita 4 bambini in Sicilia, 3,5 in Lombardia e 2,9 in Toscana.

La maggior parte dei decessi in epoca perinatale, circa il 98%, avviene però in paesi a basso e medio reddito. Nei paesi in via di sviluppo il travaglio, l’anomala presentazione fetale e i disturbi ipertensivi della gravidanza sono noti per aumentare il rischio di mortalità perinatale di oltre cinque volte.

La prevenzione della mortalità perinatale

L’Oms considera il tasso di mortalità perinatale un indicatore chiave dell’assistenza sanitaria al neonato. Questo indicatore riflette la qualità dell’assistenza al parto e dopo la nascita, fornita alle donne incinte e ai loro bambini. Può dipendere da vari fattori, su alcuni dei quali è possibile intervenire per ridurre il numero di morti perinatali:

  • le cause meccaniche, ovvero le difficoltà nel parto dovute ad esempio a una cattiva presentazione del bambino, che potrebbero essere prevenute fornendo un’assistenza migliore;
  • il ritardo nell’accesso alle cure ostetriche, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, che può dipendere da fattori comportamentali, finanziari o geografici, sui quali intervenire.
Ti è stato utile?
Non ci sono ancora voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Salute e Benessere