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Dott.ssa Nora Massoli

Laureata in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Firenze.

Iscrizione Albo Psicologi della Toscana n. 3439 del 24/05/2004.

Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso l’Istituto per l’Approccio Centrato sulla Persona.

Tra il 2005 ed il 2006 ho svolto il Tirocinio di specializzazione in psicoterapia presso il Centro di Psicoprofilassi e Fisiologia Ostetrica, Az. Ospedaliera Universitaria Careggi, Firenze, affiancando le ostetriche nei corsi di preparazione al parto e conducendo colloqui psicologici alle future mamme per la prevenzione ed il rilevamento del rischio di disagio psicologico nel post-partum.

Dal 2007 sono Insegnante di Massaggio Infantile.

Lavoro a Firenze come libera professionista sia come psicoterapeuta con adulti, sia come insegnante di Massaggio Infantile. Oltre ai corsi di massaggio per genitori con neonati da 0 a 9 mesi, conduco da diversi anni gruppi di incontro per genitori sui temi della genitorialità e dell’educazione dei figli, affrontando vari temi, dal sonno dei bambini, alle bizze, all’educazione emotiva come primaria prevenzione del disagio infantile, preadolescenziale ed adolescenziale.

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Tel 328 6852843

Blog: www.sentieridicrescita.com
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Una madre davvero autentica

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Una madre davvero autentica

La depressione post partum può colpire una donna dopo il parto. Importante è restituire ad esse il diritto di esprimere i propri vissuti e le proprie difficoltà senza doversi vergognare o sentire in colpa, per permettere loro di vivere in maniera più autentica se stesse ed il rapporto con il loro bambino, splendido, insostituibile, magico, ma anche a volte terribilmente faticoso. Importante è aiutare questa donna a vivere con maggiore serenità ed autenticità la sua esperienza di maternità.

Depressione post-partum: importante riconoscerla per tempo
Depressione post-partum: importante riconoscerla per tempo

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Depressione post-partum: importante riconoscerla per tempo

La depressione post partum è un disturbo psicologico che colpisce il 10% circa delle donne nelle settimane o mesi successivi al parto e che, se non riconosciuta e curata con tempestività, può avere ripercussioni anche molto profonde non solo sulla neomamma, ma anche sul partner e sullo sviluppo cognitivo, psicologico, comportamentale e sociale del bambino.

La fisiologia del sonno nel bambino da 0 a 3 anni
Il sonno del bambino. Dormire nel lettone o no? Pregiudizi e tabù da sfatare

Medico Risponde - Psicologia

La mia bimba dorme solo nel letto con me!

Buongiorno, ho 28 anni e sono mamma di una bimba di 3 mesi. Da quando è nata ho sempre cercato di farla dormire in culla, ma allattandola esclusivamente al seno, ha sempre passato gran parte della notte nel letto con me. Anche adesso ciuccia spesso di notte, quando di sveglia, per poi tornare subito a dormire. Devo dire che un po’ mi fa comodo averla vicina, perché riesco a riposare anche io, ma dall'altro mi preoccupa un po’. Riuscirò a farla dormire nel suo lettino una volta che smetterò di allattarla? Perché non dorme da sola? Sto sbagliando qualcosa? Soprattutto ho paura che averla nel lettone mini il rapporto con mio marito, il quale preferisce dormire sul divano per paura di farle male. Può darmi qualche consiglio su come gestire questa situazione? Grazie

Medico Risponde - Psicologia

Il mio passato influenza il mio corpo fino a provocarmi continui problemi medici?

Buongiorno, sono una giovane donna di 29 anni che ha bisogno di un aiuto. Prima di sottoporvi la mia domanda devo per forza riassumere la mia situazione clinica, quindi abbiate pazienza, altrimenti non si capirebbe. 2009: sono stata operata per un teratoma maturo all'addome e una ciste ovarica, con asportazione dell'ovaio dx. Conseguente cura ormonale con aumento di peso 30 kg. 2011: intervento di sleeve per dimagrimento, con perdita di 23 kg. 2014: Circa 2 mesi fa sono stata operata di nuovo. Escissione di cistoadenoma mucinoso sx di circa 8 cm Oggi: al controllo post chirurgico dei 40 gg si apprezza formazione cistica complessa retrouterina di 7 cm circa riferibile all'ovaio sx. Si consiglia evra fino a settembre e poi marker tumorali e nuova ecografia con eventuale intervento per rimuovere tutto. Premesso che sono davvero demoralizzata per la mia situazione continua dalla quale non riesco a riprendermi del tutto, ho avuto il forte pensiero che venisse da un mio problema interiore. A 10 anni ho perso mia mamma (37 anni) di tumore. Mio padre poi si è risposato con una ragazza straniera molto più giovane di lui, persona che mi ha reso la vita impossibile, a me e a mio fratello più piccolo. Tanto da costringere mio padre nel 2011 tra lei e i suoi figli, e fu così che mi ritrovai letteralmente con le valigie fuori di casa. Fui accolta da una famiglia di medici con 2 bimbe adorabili per 6 mesi, famiglia a cui prestavo attività di baby sitting e pulizie in cambio di un posto letto. Finchè poi mi sono trasferita a Milano da sola, nei miei 20 mq, a ricominciare la mia vita da zero. Ho lavorato sempre coi bambini, perchè in fondo volevo restituire quell'amore che avrei voluto avere io, per poterlo un giorno donare ai miei figli, ed essere un genitore migliore, di chi ha abbandonato letteralmente me. Infatti non ho più avuto sue notizie da 3 anni. Non sa nemmeno dove sono, se sto bene, ne che sono stata operata, o dei sacrifici che faccio per arrivare a fine mese. La mia domanda è semplice: ho perso mia mamma da piccola, mio padre mi ha abbandonata per un'altra donna, ho smesso quindi di fare anche la figlia, amo i bambini, il mio unico sogno è poter fare la mamma, perchè allora mi capita questo? Perchè a settembre non potro piu avere figli probabilmente? perche a distanza di soli 2 mesi devo riaffrontare tutto da capo? Sono arrabbiata col mondo... ora ho dovuto fare anche una pausa dai bambini perche non mi sento psicologicamente stabile... Al di fuori sorrido e pochi sanno dei miei problemi, ma a me è crollato il mondo addosso...e penso anche a che prospettiva di vita potrò offrire ad un uomo d'ora in poi, a quanto sia difficile raccontare la propria storia a uno che non conosci, che non ti ama già... e a come sarò io dopo questo ulteriore intervento.

Medico Risponde - Psicologia

La paura del parto mi frena!

Buongiorno Dottori, ho una semplice domanda: desidero con mio marito un figlio, guardo i negozi per bambini, prendo i giornali inerenti la gravidanza, credo oramai di sapere praticamente tutto! Immagino quanto sarebbe meraviglioso avere un bambino mio/nostro da amare e accudire ma la paura del parto mi ferma dal provare. Non la paura del dolore, ma la paura che accadano complicazioni irreversibili per me o addirittura la morte e non per ultima la paura che il parto si protragga ore... Cosa devo fare? Non ci sono situazioni in famiglia presente o passate di traumi avvenuti da parto. Datemi per favore un aiuto e consiglio. Ditemi da cosa può essere dipeso. Grazie infinite.

Medico Risponde - Psicologia

La mia bimba grida continuamente “Aiuto”!

Buongiorno, vorrei sottoporvi una situazione probabilmente di effimera importanza, ma che mi sta creando un po' di preoccupazione. La mia bimba di due anni ogni volta che fa i capricci o che non accetta qualcosa inizia a gridare aiuto; ovunque ci troviamo lei grida ininterrottamente quella parola, tanto da far voltare chiunque. Questo non sarebbe un problema, ma vorrei trovare un modo per evitare questa situazione. Come posso fare per farle capire che non è bello quell'atteggiamento? Specifico che non va ancora all'asilo, inizierà a settembre, e penso che questo "problema" si risolverà. Grazie per il vostro aiuto

Medico Risponde - Psicologia

Perchè un figlio adottato sì e uno proprio no?

Buongiorno dottoressa, ho appena letto la lettera di Claudia e mi è sembrato di leggere molti dei miei pensieri, con la differenza che io non mi sento a disagio con i bambini (a meno che non siano neonati), anzi, sono insegnante di Scuola dell'Infanzia e devo dire che adoro il mio lavoro e i bambini adorano me. Però il desiderio di maternità proprio non ce l'ho: provo a cercare delle motivazioni per volere un figlio mio, ma mi sembra che siano solo forzature. Cerco di scavare nella mia psiche per capire i motivi di questa mia "diversità", ma non arrivo a una conclusione: forse le già eccessive responsabilità e preoccupazioni che devo sopportare da sola per la situazione familiare piuttosto difficile (e quindi anche la consapevolezza di non avere poi una rete sociale che mi supporti nella gravidanza e nella maternità), forse il mio sofferto rapporto con la sfera prettamente legata alla femminilità in quanto portatrice di maternità (amenorrea, problemi ormonali, ovaio policistico e controlli su controlli che mi hanno "perseguitato" fin dall'adolescenza e che solo in età adulta mi hanno "lasciato in pace", avendo raggiunto una maggiore regolarità mestruale, anche se non so se accompagnata o meno da fertilità); forse l'aver vissuto con una madre il cui unico scopo e soddisfazione della sua vita ero io (figlia unica, ahimè) e quindi, magari, una conseguente concezione della maternità come perdita dell'identità, dei propri desideri e soprattutto della propria libertà, in favore del sacrificio per poter far star bene un'altra creatura; forse il timore che tale creatura mi leghi a tal punto da dover passare sopra anche un'ipotetica futura infelicità coniugale (anche questo aspetto credo di averlo derivato da mia madre, che non si è mai separata da mio padre, adducendo come motivazione l'unità della famiglia e facendomi, involontariamente, sentire in colpa); forse un altrettanto timore di tutte le malattie e i problemi a cui possono andare incontro madre e nascituro (e probabilmente i miei studi e la mia professione di insegnante di sostegno hanno influito in ciò, aggravati dal fatto che in famiglia ci sono disturbi psichiatrici e malattie fisiche e ho paura della componente ereditaria).... Insomma, tutte queste sono ipotesi, ma non saprei dire cosa nel mio inconscio pesa veramente. Un altro aspetto è che, pur non desiderando una maternità biologica, ho un fortissimo desiderio, che mi accompagna da quando sono grande abbastanza per pensare a dei bambini, di adottarne uno. Questo desiderio mi viene da un sincero impulso di generosità, di solidarietà e giustizia contro le ingiustizie del mondo (la mia domanda interiore è più o meno questa: "Con tanti bambini che soffrono perchè privi di una famiglia, che bisogno c'è di metterne al mondo altri? Come abitanti di uno stesso pianeta e corresponsabili di esso, non dovremmo prenderci cura di chi già c'è?)... e dunque forse anche il timore che, facendo un figlio mio, poi mi manchino le risorse (fisiche, economiche, ecc.) per avviare le pratiche per un'adozione. Ora, se fossi single, il problema non sussisterebbe; ma sono sposata da quasi 5 anni e mio marito inizia a divergere con me sulla questione. Nonostante anche lui mi assecondi nell'idea dell'adozione, vorrebbe prima avere un figlio naturale. Dice che io sono egoista a volerne uno adottato perchè non penso a lui (marito), mentre a me sembra più egoistico pensare a concepire un figlio proprio, mentre se ne potrebbe togliere un altro dalla fame, dalle guerre e dalla solitudine. Non so che fare: è vero che mi piacerebbe vedere come verrebbe un bambino da me e mio marito, ma è un pensiero astratto che, se cerco di calare nella realtà presente, subito mi blocca. So anche che non sono più giovanissima da poter rimandare ancora per molti anni questa decisione (ho 33 anni e so che, più in là si va e più rischi ci sono). So anche che mio marito ha invece il desiderio di paternità, in questo periodo accentuatosi per il fatto che tutti i suoi fratelli (ne ha 6) e molti dei suoi amici sono diventati genitori e mi ha in qualche modo chiesto di decidermi, perchè lui, con me o meno, vuol avere un figlio. Questa cosa mi ha ulteriormente ferita e forse la mia sensibilità l'ha presa come una "dichiarazione" d'amore maggiore a un figlio (che tra l'altro non c'è, quindi è solo un'idea) piuttosto che a me, come persona completa al di là dall'idea che io possa "dargli" qualcos'altro (ho volutamente scelto un'espressione di stampo patriarcale). Il mio cruccio è: come deve manifestarsi il mio amore per mio marito? Mettendo da parte il mio sentimento nei suoi confronti e lasciandolo libero per seguire il suo desiderio? Oppure mettendo da parte la mia volontà rispetto alla genitorialità e accontentandolo nel suo desiderio di avere figli (sapendo però che poi il peso maggiore ricadrà su di me)? Oppure tergiversando e dandogli speranze per il futuro (è certo vero che io posso cambiare idea e che possono venire tempi migliori, ma non ne sono mica sicura)? La prego per favore di rispondermi, perchè non so proprio più cosa fare e cosa pensare! Grazie infinitamente.

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Incubi ricorrenti nel primo trimestre di gravidanza

Buon giorno, ho 31 anni e sono in attesa del mio secondo figlio. Specifico che sono all'undicesima settimana di gravidanza e sono sotto controllo medico perché ho sofferto di infiammazione dell'utero (metrite annessite ecc). Le scrivo perché in questo periodo ho degli incubi notturni ricorrenti: sogno di perdere il bambino. Mentre il contenuto di questi incubi inizialmente riguardava delle perdite ematiche, la brutta notizia, il senso di pancia vuota, ora iniziano ad essere terrificanti nel loro evolversi, a tal punto che non riesco a descriverli minuziosamente.. Per darle un'idea sono un mix tra David Linch e Quentin Tarantino. Ammetto di avere il timore di perdere il mio bimbo, nella mia quotidianità cerco di essere positiva e serena. Mi sto chiedendo tuttavia, come mai ho questo genere di incubi che sembrano peggiorare col passare del tempo. In attesa di una sua risposta la ringrazio e le porgo i miei saluti.

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Depressione???

Salve, sono una ragazza di 21 anni e ho un bambino di 14 mesi! Dopo la gravidanza ho iniziato ad essere molto gelosa e possessiva nei confronti di mio figlio e odiavo qualsiasi persona lo toccasse trovandomi in spesse discussioni con suoceri e parenti. Poi a 2 mesi compiuti per mio figlio ho trovato lavoro e ho iniziato a lavorare subito oltretutto l orario di lavoro molto particolare perche dalle 4 alle 9 del mattino quindi costretta a dover lasciare mio figlio alla quale avevo una gelosia molto importante a mia suocera tutti i giorni... poi all’improvviso l’abisso. Niente più rapporti con il mio compagno ed ero sempre svogliata. Ho iniziato a mangiare e a riprendere tutti i chili persi sono tuttora sempre nervosa, al massimo tratto tutti male, specialmente il mio compagno. Arrivo a un punto che non sopporto nemmeno più che mi tocchi. Piango sempre, mi sento sola e a volte penso se morissi sarebbe solo meglio per tutti. Sto provando a rimettermi in sesto e tornare a galla da sola, ma non ce la faccio e per questo ho deciso di scrivere a voi e dal 2 aprile inizierò sedute con psicologi perche io rivoglio la mia vita, la serenità che c’era prima! Non ne posso più, odio questa vita e l’unica consolazione è il piccolo che ho con me :( Secondo lei è una depressione post partum? Riuscirò a venire fuori da questo lungo tunnel? Da precisare che il mio compagno mi trascura molto e non capisce il mio problema e invece che starmi vicino mi prende in giro dicendo che nemmeno l’esorcista mi potrebbe aiutare! E non c’è niente di più brutto e sofferente di sentirti dire queste cose dalla persona con la quale hai deciso di crescere una famiglia... grazie in anticipo per il vostro aiuto e la vostra comprensione

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Cosa prova chi vuole un figlio?

Ho 33 e convivo da 5. Non ho mai desiderato avere figli e sono assolutamente serena sulla mia scelta, ma il mio compagno li desidera; dice che la cosa più importante sono io e che è disposto a rinunciare ai figli per me, ma io non voglio imporgli una scelta così radicale, né voglio rinunciare a lui. Per questo cerco di capire da cosa derivi la mia mancanza di desiderio di figli. Quando chiedo agli altri, incluso il mio compagno, perché vogliono un figlio, fanno sempre riferimento a sentimenti negativi (paura della morte, paura della solitudine), che non mi appartengono, avendo io una grande fiducia nelle mie capacità di vivere la mia vita serenamente, e comunque trovo inaccettabile e mettere al mondo una persona perché mi faccia da badante quando sarò vecchia. Ad ogni modo a questa mia domanda le persone reagiscono sbuffando e sostenendo che io "razionalizzo" mentre sto solo cercando di capire un sentimento che mi è radicalmente estraneo. Le ragioni per cui non desidero figli sono molte (sacrificio della vita di coppia, della carriera, ecc.) ma quella principale è che percepisco un bambino come un estraneo che entra nella mia famiglia (la mia relazione con il mio compagno è la cosa più importante della mia vita) e l'idea che esca dalla mia pancia non mi suggerisce alcun legame innato con lui, ragion per cui non vedo perché dovrei volergli bene (né perché lui dovrebbe volere bene a me, né, contrariamente al mio compagno, sono sicura che mio figlio sarà una brava persona). Questo sentimento viene reputato da pazzi e tutti si rifiutano di instaurare un dialogo con me sui sentimenti collegati alla maternità. Preciso che ho un rapporto estremamente conflittuale con la mia famiglia di origine, pur vedendo e sentendo regolarmente tutti i membri, non so se la cosa influisca. Ripeto, io sarei serena nella mia scelta ma non voglio imporla al mio compagno né perderlo. Grazie

Medico Risponde - Psicologia

Ho perso la mia bambina poco prima di partorire

Buongiorno, ho bisogno di un vostro consiglio/conforto. Ho 33 anni, due mesi fa ho perso la mia bambina poco prima di partorire. La gravidanza è stata perfetta, Lei stava benissimo. Mi hanno detto che la bambina era perfetta, di misure e di organi, è morta per asfissia causata dal giro serrato di cordone ombelicale. È stata una tragedia e ancora adesso lo è. Io e mio marito vorremo riprovarci, ma i dubbi e le paure ci assalgono: ho paura che possa ripresentarsi un caso simile, come si fa ad affrontare una gravidanza sapendo che queste cose possono succedere? Eppure lo vorrei tanto un bimbo tutto mio. Un'ultima domanda: mi avevano detto di preoccuparmi se io non la sentivo muovere, ma lei si muoveva e pure tanto! Ma adesso mi chiedo: se non si muove mi devo preoccupare, se si muove tanto potrebbe strozzarsi, quindi, come mi devo comportare? Grazie infinite

Medico Risponde - Psicologia

Completamente ignorata dal mio compagno!

Buongiorno, mi chiamo Barbara, ho 36 anni e un figlio di 10 mesi avuto dal mio compagno. Da quando è nato nostro figlio non esistiamo più come coppia, i momenti meravigliosi che mi ha regalato durante la gravidanza con 1000 attenzioni sono stati sostituiti dalla mancanza totale di affetto sguardi parole comunicazione.. lui è diventato completamente indifferente alla mia presenza perché mi accusa di essere insopportabile ripete spesso che la depressione post partum di cui probabilmente soffro è semplicemente una scusa. Si considera oggi sfortunato per avermi conosciuta e legato per via di questo figlio a restare con me .io non faccio altro che piangere avevo immaginato in questi 10 mesi di essere solo felice e di vivere con lui la gioia di questo bambino nella più totale serenità di una vera famiglia invece ogni giorno mi sento profondamente triste, in prigione. L'istinto è sempre lo stesso, cioè quello di fuggire, ma non vorrei mai fare del male a mio figlio, nè sottrarlo così alla presenza del padre. Tuttavia la mia preoccupazione è capire come il comportamento di suo padre nei miei confronti possa influire psicologicamente sulla sua crescita, cioè mi chiedo... quale esempio può dare un padre poco affettuoso e a tratti violento nei confronti di una madre al proprio figlio? Cosa capirà il bimbo di come vanno gestite le relazioni tra le persone da adulto? Cosa imparerà vedendo urlare suo papà contro sua madre... a maltrattare a sua volta le donne???? Insomma, aiutatemi... datemi un consiglio sulla revisione più giusta per favore....

Medico Risponde - Psicologia

Depressione e anoressia in gravidanza

Salve, sono Silvia, 25 anni, mamma di Leonardo, 2 anni e in attesa di Lorenzo, al 7°mese. Già la prima gravidanza non è stata semplice, ma questa è un inferno. Premetto che entrambe sono state cercate e fortemente volute. Tuttavia è dall'inizio della gestazione che soffro di una forte depressione, che è andata via via aggravandosi, fino ad arrivare a stati di apatia prolungati alternati a forti momenti di frustrazione, al pensiero ricorrente della morte (non ho intenzione di suicidarmi, ma ci penso spesso). Inoltre soffro di problemi alimentari: non sono nuovi nella mia storia clinica, tuttavia prima della gravidanza riuscivo a tenerli a bada, a differenza di adesso, che si sono riaccentuati con impeto. Nonostante soffra di iperemesi il mio problema non è la bulimia (ne ho sofferto in passato e adesso non credo di esserlo) ma l'anoressia. Mangio pochissimo, con forti, talvolta insopportabili, sensi di colpa quando mangio anche solo poche calorie più del previsto (tipo finire la mela anziché mangiarne solo mezza). Al momento del concepimento pesavo 51 Kg per 1,60 cm di altezza, ora sono al 7 mese e ne peso 50 scarsi. Il bimbo, almeno all'ultima ecografia, pare crescere bene e questo mi rincuora, ma io sono comunque molto preoccupata. Non per me, ma per lui e il resto della famiglia. Non so più come gestire la situazione. Come se non bastasse ci siamo trasferiti quando ero al secondo mese di attesa e non ho mai accettato né il nuovo posto né la nuova casa. Li odio con tutto il cuore e la rabbia di essere qui mi sta corrodendo, anche se non vorrei fosse solo un capro espiatorio di una rabbia più profonda. Per questo motivo e non solo (limitazioni fisiche negli spostamenti) mi è molto difficile chiedere aiuto; ma adesso non posso più farne a meno. Rischio di compromettere la salute di mio figlio e rovinare il resto della famiglia, senza contare che mi sto perdendo uno dei periodi potenzialmente più belli della mia vita. La prego, se può mi aiuti. Cordiali saluti, la ringrazio

Medico Risponde - Psicologia

Depressione ad ogni gravidanza?

Ho due bambini di 4 e 7 anni e stiamo pensando di averne un terzo. Il problema è che ho passato delle gravidanze bruttissime dal punto di vista psicologico, ho pianto per nove mesi e poi per un anno dopo il parto, ho detto cose brutte ed ero proprio ammalata. Ogni gravidanza insomma mi è costata 2 anni di questo stato mentale, poi dissolto. Ora sono felice, sto benissimo con mio marito ed i miei bambini ed ho paura che rimanendo incinta i miei ormoni mi facciano tornare in quel buco nero. Vorrei sapere se questo è scontato oppure se può non accadermi la terza volta.

Medico Risponde - Psicologia

Maternità e sensi di colpa

Egregia Dott.ssa, sono al quinto mese di gravidanza che però è iniziata in modo traumatico. Cercavo un bimbo con mio marito da diversi anni, poi purtroppo, nel mese di maggio, incontro un’altra persona, che non vedevo da più di un anno. Ho avuto un brevissimo rapporto del tutto protetto e senza eiaculazione perché ho voluto interrompere subito, presa dai miei sensi di colpa. Tre giorni dopo tale evento, scopro di essere incinta mediante test sulle urine casalingo (che peraltro mi indicava di essere incinta da 2-3 settimane) e subito inizio ad avere dubbi sulla paternità del mio bambino. Sapevo che quel rapporto non poteva aver prodotto delle conseguenze, ma nonostante ciò, è iniziata la mia disperazione. Dalla tempestività del test di gravidanza, dal valore delle beta hcg e dalle varie misure ecografiche del primo trimestre (che confermavano sempre un concepimento avvenuto in 14°-15° giorno del ciclo e non in 25°, giorno in cui ho incontrato l'altra persona; ho un ciclo molto regolare), la mia ginecologa mi ha più volte tranquillizzato. Nel contempo, ho avuto bisogno anche del supporto di una psicologa-bioeticista, che mi ha anch'essa più volte tranquillizzata: per ragioni di tempistica ostetrica quel bimbo non poteva che essere di mio marito. Nonostante tutto, io non riuscivo a stare tranquilla e alla fine, grazie alla comprensione di mio marito, abbiamo fatto un test di paternità prenatale (ho eseguito l'amniocentesi per questione di età) che ha confermato in toto la paternità di mio marito. In attesa di tale test ho trascorso un periodo di forte ansia e depressione. Pensavo di riuscire a porre fine alle mia ansie, ma non è stato così. Nonostante l'esito del Dna non riesco a trovare pace e vivo questa gravidanza con angoscia e profondo malessere. Arrivo addirittura a pensare che il Dna possa essersi sbagliato, pur avendo eseguito il test in un laboratorio serio e specializzato e avendo avuto mille rassicurazioni della Dott.ssa biologa che lo ha eseguito. Non so più cosa fare per "perdonarmi" ed incominciare ad essere felice per questa maternità. Non so se devo cercare altre certezze biologiche, oppure risolvere il problema interiormente. La prego, mi dia un consiglio per lenire questa angoscia terribile che mi porto dentro. Inizio a farmi mille problemi anche sulla futura somiglianza di mio figlio.

Medico Risponde - Psicologia

Ansia e agitazione possono influire sul nascituro?

Salve dott.ssa, ho 36 anni e sono alla settimana 12+5, è la prima gravidanza, sono molto felice di questo. Però c'è un fatto, circa 2 anni fa ho eseguito un intervento chirurgico all'anca in anestesia totale. Questo mi ha portato ad avere attacchi di panico, ho curato e sono quasi svaniti, però capita che ogni tanto mi prende ansia, agitazione e all'improvviso mi viene da piangere. Per rilassarmi metto un po’ di musica e funziona un poco. Volevo sapere se questo stato d'animo altalenante (stati ansiosi e buon umore) possono influire sulla gravidanza e sul nascituro. La ringrazio per la sua cordiale attenzione.

Medico Risponde - Psicologia

Mi sento brutta!

Gentile dottoressa, ho partorito quasi 2 mesi fa... e nonostante le diete e palestra non riesco a guardarmi allo specchio. Più mi guardo, più sono depressa... ho ancora un po’ di pancia, smagliature, fianchi e cosce grosse... non so più che fare... non mi sento bella nè amata... mi sento brutta. Ho paura che non sarò mai quella di prima…