Anonimo

chiede:

Egregi medici, sono la mamma di un bimbo di 23 mesi che da qualche settimana si rifiuta con fermezza di essere toccato durante comuni pratiche quotidiane: nello specifico il momento del cambio, del bagnetto, del vestire, dello svestire, dell’indossare anche il semplice bavetto o un berretto sono diventati impossibili. Come si rende conto che vogliamo lavarlo, cambiarlo, pettinarlo, vestirlo o svestirlo inizia ad urlare, piangere ad opporsi con fermezza. C’è da chiarire che il mese scorso è stato poco bene e si è dovuto sottoporre a diverse visite pediatriche (da lui, chiaramente, non gradite in cui veniva, ovviamente, vestito, svestito, “toccato”). Inoltre, per problemi lavorativi mi sono dovuta trasferire a 600 km da casa e lui è rimasto con il papà vedendo me solo pochi giorni al mese e modificando, di conseguenza, la sua routine quotidiana. La mia domanda è questa: l’atteggiamento del mio bimbo può essere riconducibile a una normale fase di crescita e dunque è comune ad altri bimbi o è più probabile che sia una sua personale risposta alla paura delle visite pediatriche o alla mia assenza e le fasi di sviluppo non c’entrano nulla? Certa di una vostro autorevole consiglio e di un’attenta risposta aspetto fiduciosa. Buon la lavoro.

Credo che il comportamento di suo figlio possa essere imputato a due fattori: innanzitutto l’esperienza della visita pediatrica, se è stata vissuta come spiacevole ed invasiva da suo figlio, è comprensibile che provochi almeno nel breve termine una diffidenza nel bambino ad essere nuovamente toccato. L’età di suo figlio poi è quella dell’inizio della fase dei no. Questa fase a volte è caratterizzata da molti capricci e crisi oppositive, in cui il bambino rifiuta qualunque cosa gli venga proposta, perché inizia a crescere e sente di poter iniziare a sperimentarsi in autonomia, dopo che per i primi due anni di vita è stato letteralmente in balìa di chi si occupava di lui. Erano i grandi a decidere dove poteva andare, portandocelo in collo o per mano finché non camminava da solo, così come erano finora i grandi a decidere quando e cosa mangiare, che vestiti mettere, quando spogliarsi e quando vestirsi, quando uscire e quando rientrare, quando dormire e quando svegliarsi. A due anni il bambino, per il fondamentale bisogno psicologico di iniziare a creare la propria identità, staccata dalle figure di riferimento che finora hanno “disposto” di lui come volevano, e questo significa iniziare a sperimentare l’autonomia, dire no, far sentire la propria voce. Una prova generale dell’adolescenza, per capirsi. L’opposizione che suo figlio mostra di fronte al cambiarsi, all’essere spogliato e vestito può rientrare in questo significato di opporsi a ciò che il bambino può vivere come un’imposizione ora che vuole iniziare a provare a decidere lui. Il fatto che si concentri sugli aspetti del corpo può essere legato proprio all’esperienza di cui parlavamo prima della visita pediatrica, o semplicemente il corpo è il mezzo attraverso il quale suo figlio vi sta dicendo che ha bisogno di sperimentare le proprie autonomie. Provate a proporgli le cose, permettendogli di fare piccole scelte (ti vuoi mettere i pantaloni rossi o quelli blu?) che gli diano meno il senso dell’essere senza potere nelle mani di noi adulti. Sembra brutto detto così, ma se proviamo a metterci nei panni dei nostri figli, questo in effetti a quell’età è ciò che vivono: una serie di imposizioni che i grandi decidono per loro chiedendogli anche di non protestare! Quindi dolcezza, pazienza e aspettare che questa fase passi. Più viene frustrato il bisogno del bambino di sperimentare il proprio “potere”, più forti saranno le sue forme di protesta, le sue bizze, i suoi capricci. Siate decisi nelle cose che sono importanti e non negoziabili, lasciate un margine di autonomia di decisione a vostro figlio nelle cose dove ritenete che ciò possa essere fatto.
Un saluto

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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