Anonimo

chiede:

Salve, ho 35 anni appena compiuti e sono incinta da 3 mesi. La scoperta di
essere incinta non è stata proprio di gioia assoluta, ma piuttosto avvolta
da una paura estrema di tutto: del parto, del dolore, dell’inadeguatezza
della vita che cambia, dell’ospedale… ho subito avvertito i primi
malesseri con diarrea, insonnia e, subito dopo, è cominciata la nausea
terribile, una scialorrea incontenibile, un senso di baratro
assoluto… dettato soprattutto da un malessere generale. Sono stata
ricoverata anche perche mi sono nutrita male, perdendo 4 kg, non bevevo
più… la ginecologa mi aveva detto che allo scadere dei mesi sarei stata
meglio, ma purtroppo continuo ad avere forti disturbi di nausea e
soprattutto appena mangio non sento più i sapori o meglio, è come se tutto
fosse amaro, cattivo, come se avessi mangiato veleno, subito dopo corro a
mettere in bocca una gomma da masticare alla menta, che lì per lì mi dà
conforto, ma poi sono punto e a capo! È possibile che non ci sia niente
che possa prendere per poter stare un po’ meglio! Sto facendo delle sedute
con una psicologa, ma per ora la mi situazione non cambia. Vi prego, una
risposta di aiuto, sono disperata!

Darle una risposta univoca è difficile. Posso solo azzardare qualche
ipotesi. Ci sono infatti sia motivi prettamente medico-ormonali che
giustificano la nausea, anche dopo il primo trimestre, ma ci sono anche
motivi psicologici. Non posso ovviamente escludere le cause mediche che la
portano a questo malessere continuo, ma come psicologa non posso non
chiedermi (e chiederle) se non possa essere l’ambivalenza dei suoi
sentimenti verso questa gravidanza che le causa questa nausea, questo senso
di – per l’appunto – rigetto. Rigetto della gravidanza, dei cambiamenti che
questo bambino/a le porterà, delle sue paure legate al parto. Sono convinta
che le stesse domande che sono venute a me, sono venute anche a lei, visto
che ha contattato, giustamente, una psicologa. Essendo già seguita da una
professionista posso solo aggiungere qualche suggerimento. Cerchi di
separare mentalmente (e organizzativamente) le sue paure: per quanto
riguarda la paura del dolore del parto, la soluzione sta nel trovare una
struttura dove partorire dove praticano l’analgesia peridurale. La vita dopo
cambierà: cerchi di capire cosa è che la spaventa di più di questo
cambiamento, cerchi di trovare un modo per organizzare al meglio le cose che
pensa le creeranno maggiori disagi dopo la nascita del bambino.
Dopodiché c’è tutta la parte psicologica della sua gravidanza: provi a
lavorare con la sua psicologa sul rapporto con il suo corpo (cosa la porta a
non alimentarsi adeguatamente? C’è qualcosa che la spinge a non prendersi
cura nella maniera giusta di sé e del suo bambino, oppure è semplicemente un
problema di nausea?), su quali fantasie si fa del suo modo di essere madre.
Cosa la spaventa di più di questo? Che figlia è stata? Che madre ha avuto?
Che modello materno si porta dentro e cosa sente di non essere in grado di
affrontare?
Accanto alle domande su quello che sente di non saper affrontare e che la
spaventa tanto, infine, la invito a rivolgere a se stessa anche la domanda
inversa: che cosa, nonostante tutte queste paure che la attanagliano, le ha
fatto scegliere di non interrompere la gravidanza? Se lei ha scelto di far
nascere questo bimbo/a, io credo che dentro di sé ha trovato, accanto alle
mille paure, anche delle risorse preziose che le hanno fatto dire: ma forse
ce la posso fare. La invito a lavorare, con la sua psicologa, proprio su
questo: insieme a sondare l’origine e la consistenza dei suoi timori e della
sua angoscia, mettete in luce i punti di forza che lei ha dentro (e che
forse in questo momento fa una gran fatica a riconoscersi) che, nonostante
tutto, le hanno dato la forza di “imbarcarsi” in questo viaggio. Il più
difficile, il più faticoso, ma anche il più importante della sua vita. Un
viaggio che la cambierà, e la renderà più forte, se permetterà di farsi
cambiare da questa esperienza. Un’esperienza che le farà conoscere i suoi
punti di debolezza, certo, ma anche i suoi punti di forza, le sue risorse,
il suo coraggio, la sua capacità di essere madre. Come saprà, come le
riuscirà. Come tutte le madri del mondo. Con errori, paure, passi falsi. Ma
anche con tanta forza, coraggio e capacità di amare e di contenere.
Un abbraccio e buona fortuna, buon viaggio.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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