Descritto per la prima volta nel 1918 dal pediatra Ernst Moro, il riflesso di Moro è una delle reazioni istintive che hanno i neonati sin dalla nascita. Si manifesta come una reazione involontaria che porta all’allargamento delle braccia prima verso l’esterno e poi verso l’interno. Di solito scompare verso i sei mesi, ma se persiste potrebbe essere il campanello di allarme per eventuali problemi neurologici.

Per capire meglio in cosa consiste il riflesso di Moro e quali sono le cause che determinano particolarità nel movimento, abbiamo sentito la pediatra Pilar Nannini.

Riflesso di moro: cos’è?

Sin dalla nascita i neonati mostrano alcuni riflessi innati e involontari, la maggior parte dei quali tende poi a scomparire man mano che il bambino cresce. Tra questi, il riflesso di Moro, che prende il nome dal pediatra che per primo lo descrisse. Abbiamo chiesto alla dottoressa Nannini di spiegarci cos’è esattamente questo riflesso e come si manifesta.

Si tratta di un riflesso comunemente presente alla nascita in tutti i bambini sani. Compare intorno alla 25esima settimana di gestazione e scompare, di solito, intorno ai sei mesi di vita. Si manifesta con un movimento di abduzione e adduzione delle braccia, che si aprono rapidamente verso l’esterno e poi si richiudono più lentamente verso l’interno.

La dottoressa ci spiega anche quali sono le possibili cause che determinano questo movimento:

Il riflesso di Moro è innescato prevalentemente da riflessi vestibolari, ovvero quando il bambino dalla posizione supina viene rilasciato o abbassato sul piano orizzontale e avverte la sensazione di cadere all’indietro, ma può essere indotto anche da stimoli uditivi come rumori intensi o stimoli verbali.
È tuttora molto dibattuto il significato del riflesso: una delle ipotesi più accreditate è che sia una reazione ancestrale che abbiamo ereditato dai primati, che si aggrappano alla madre o a un altro sostegno quando sentono di cadere all’indietro.

Il riflesso di Moro si può osservare anche quando il neonato dorme:

Nel sonno profondo, quando il bimbo rielabora gli stimoli vestibolari o uditivi che ha avuto durante il giorno, può avere un riflesso di Moro. Ѐ una reazione fisiologica piuttosto comune, non deve preoccupare i genitori.

Ma il riflesso di Moro va calmato?

Il riflesso di Moro non va calmato. Secondo alcune fonti, non andrebbe neanche elicitato continuamente, a meno che non sia il pediatra a dover valutare la reazione. Questo perché è comunque una reazione del bambino che ricerca la madre in un momento di spavento o di difficoltà (come la perdita del sostegno). Quello che può fare un genitore quando c’è il riflesso di Moro è manifestare la propria presenza per tranquillizzare il bambino.

Assenza del riflesso di moro: cause

Il riflesso di Moro è dunque una reazione istintiva e normale del neonato. Più preoccupante è invece la sua assenza, che può dipendere da varie cause, tra cui:

  • una lesione alla nascita;
  • una grave asfissia durante il processo di parto;
  • emorragia intracranica;
  • infezione;
  • malformazione cerebrale;
  • debolezza muscolare generale di qualsiasi causa;
  • paralisi cerebrale di tipo spastico.

La dottoressa Nannini ci spiega che:

In questo caso è importante la valutazione di uno specialista perché l’assenza del riflesso di Moro può essere la spia di allarme di una malattia neurologica sottostante.

Asimmetria del riflesso di Moro: cause

Potrebbe anche capitare di notare un riflesso asimmetrico, presente cioè solo da un lato del corpo del neonato.

Se è presente un’asimmetria si deve sospettare la presenza di qualche alterazione dovuta, per esempio, a un trauma da parto. Quelli più frequentemente associati ad una asimmetria del riflesso di Moro sono la lesione del plesso brachiale o la frattura della clavicola.

Persistenza del riflesso di Moro: cause

Se invece il riflesso persiste e il bambino continua ad allungare le braccia in risposta a stimoli esterni cosa bisogna fare? Quali sono le cause?

Il riflesso di Moro, solitamente, scompare intorno ai sei mesi, parallelamente all’acquisizione da parte del bambino della posizione seduta. Se ciò non avviene è probabile che vi sia una relazione con il ritardo nell’acquisizione delle tappe neuromotorie della crescita, come il gattonamento e il raggiungimento della stazione eretta. C’è anche l’ipotesi, ancora dibattuta, che possa dipendere da malattie neurologiche. Inoltre, uno studio del 2012 ha evidenziato anche un’associazione con l’ADHD, ovvero i deficit di attenzione e di iperattività, diagnosticato nei bambini tra gli 8 e gli 11 anni.

Cosa fare dunque?

Anche in questo caso il consiglio è quello di consultare un pediatra, che valuterà la persistenza del riflesso di Moro, considerando anche se sono state acquisite le altre tappe di crescita previste per l’età.

La dottoressa ci spiega anche che alcuni studi ritengono che il riflesso di Moro non scompaia del tutto, repentinamente, dopo i sei mesi:

In realtà, è stato proposto che il riflesso di Moro non scompaia ma si trasformi in altri movimenti più complessi che aiutino il bambino nello sviluppo motorio, nell’arrampicamento, o anche nella ricerca del genitore.

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