Parto distocico, quando bisogna intervenire a causa di un travaglio difficile

Può capitare che durante il travaglio si verifichino condizioni che rendano il parto difficoltoso. Scopriamo quali sono e come intervenire.

Ogni gravidanza, per quanto controllata e condotta nelle migliori condizioni possibili, presenta dei rischi. Infatti le linee guida ufficiali sulla gestione della gestazione e del parto parlano di gravidanza fisiologica quando è a basso rischio tanto che è sempre possibile l’insorgenza di complicanze.

Sono da considerare con attenzione quelle criticità che si verificano durante il travaglio, tanto da rendere difficoltoso il parto e richiedere l’intervento medico atto a risolvere e superare le difficoltà emerse. Parliamo del cosiddetto parto distocico, di come si può manifestare, quali sono le (anche gravissime) potenziali conseguenze e come va gestito in maniera corretta.

Le differenze tra parto distocico e parto eutocico

Un parto naturale che si svolge dall’inizio del travaglio fino alla sua conclusione senza alcun tipo di evento che richieda l’intervento medico è una realtà che interessa il 60-75% delle gravidanze. In questi casi si parla di parto eutocico, proprio in riferimento allo svolgimento lineare favorito:

  • dalla maturità del sistema nervoso fetale (che consente l’adeguata mobilità del feto nelle rotazioni necessarie nella discesa nel canale del parto);
  • dalla maturità dell’utero (che permette la flessione e il modellamento del cranio del feto);
  • dal tipo di presentazione (dove quella occipito-iliaca anteriore sinistra si rivela la più sicura tra quelle cefaliche).

Il parto eutocico, quindi, è quello che si svolge secondo le normali leggi della fisiologia umana (sia materna che fetale), mentre si parla di parto distocico quando insorgono condizioni che ne inficiano la naturale fisiologia, rendendolo di fatto difficoltoso e, quindi, potenzialmente pericoloso.

Parto distocico: le possibili cause

Sono diverse le cause che possono portare a un parto distocico. La distocia del parto può essere suddivisa in tre tipologie di cause e fattori responsabili: progressione anormale del travaglio, condizioni del feto (dimensioni o presentazione) e inadeguate forze espulsive da parte dell’utero.

Il travaglio risulta distocico quando è anormalmente troppo lento o troppo prolungato durante la fase latente (fino a 4-6cm di dilatazione) o attiva (da 4-6cm fino alla dilatazione completa) o durante la seconda fase del travaglio (dalla completa dilatazione fino al parto).

Un travaglio prolungato, infatti, aumenta il rischio di sofferenza fetale, ipossia neonatale, infezioni materne e fetali), rottura dell’utero, emorragia post-partum. Le disfunzioni del travaglio possono dipendere da anomalie nelle contrazioni uterine, incapacità materne di espellere il feto, una macrosomia fetale e anomalie del bacino (che risulta troppo stretto per il passaggio del feto). Il travaglio troppo rapido, invece, è spesso dipeso da una scarsa resistenza del canale del parto.

Le cause legate alla posizione del feto possono dipendere dalla sua presentazione podalica, ma anche (ma più raramente) dalla presentazione cefalica ma con la spalla che si blocca dietro la sinfisi pubica. È il caso della cosiddetta distocia di spalla che può essere causata da un feto troppo grande, un’obesità materna, un diabete mellito, un travaglio prolungato e un parto rapido.

Tra le cause di parto distocico vi è anche l’arresto della progressione del travaglio così come vanno considerati tutti quei fattori psicologici legati alla paura del parto dovuta anche a mancata preparazione, eccessiva tensione nervosa e spavento.

Attualmente, anche in Italia, la distocia è la principale causa di ricorso al parto cesareo, anche se questa, come vedremo, è un’eventualità da valutare caso per caso.

Tecniche e manovre

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Fonte: iStock

I principali segni della distocia sono:

  • la depressione;
  • la debolezza;
  • l’irrequietezza;
  • la posizione anomala del feto.

Questi casi richiedono, inevitabilmente, l’intervento medico. Questo non si configura esclusivamente con il ricorso al taglio cesareo, ma non una serie di manovre e tecniche utili a risolvere la condizione di difficoltà e permettere il più possibile il proseguimento del travaglio e del parto in maniera fisiologica.

Tra le principali tecniche per la risoluzione del parto distocico vi è l’utilizzo del forcipe e della ventosa ostetrica per estrarre il bambino o l’impiego della manovra di McRoberts, la manovra di Wood e la manovra di Kristeller con le quali aiutare la donna durante le fasi del travaglio.

Il ricorso a qualsiasi tecnica, manovra o pratica medica va effettuata solo dopo aver informato la donna e aver ottenuto il suo consenso, così come precisato anche nelle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le 56 raccomandazioni dell’OMS contro il parto medicalizzato

Molte delle manovre e delle tecniche impiegate per risolvere la distocia sono oggi considerate inaccettabili in quanto violano la dignità della donna e mettono a rischio la sua integrità fisica oltre che quella del suo bambino.

Molte delle condizioni che provocano un parto distocico, infatti, non sono prevedibili e vanno seguite e monitorate durante la loro comparsa, in modo da individuare la modalità d’intervento migliore. Per questo è necessaria una gestione caso per caso che valuti i segni e le condizioni di ogni gravidanza, anche perché lo stesso ricorso al parto cesareo non è esente da rischi.

Le conseguenze di un parto distocico

Il parto distocico è una condizione che va inevitabilmente trattata in quanto le sue conseguenze possono essere fatali, tanto per la donna quanto per il feto. Un travaglio con progressione lenta e anomala può portare a morbilità materna e fetale e un aumento dei tassi di mortalità. È quindi una condizione che spesso sfocia in emergenza richiedendo un intervento adeguato. L’intervento non deve essere solo risolutivo (far nascere il bambino ma, come anticipato, essere rispettoso del corpo e della dignità della donna.

Per questo rispetto al passato molte tecniche e manovre sono diventate desuete o sono state condannate dalle organizzazioni mediche internazionali. Il ricorso alla manovra di Kristeller, per esempio, aumenta il rischio di lesioni perineali, lacerazioni, distacco della placenta e rottura delle costole.

L’utilizzo del forcipe, invece, possono causare danni gravissimi alla colonna vertebrale del feto con conseguente morte o paralisi. Anche la ventosa ostetrica non è esente da rischi (fratture del cranio, lesione del plesso brachiale, emorragie della retina), oltre a essere tutte tecniche e manovre che potrebbero configurarsi come casi di violenza ostetrica.

Lo stesso ricorso al parto cesareo, come detto, non è considerabile una soluzione a prescindere, ma valutata nei suoi benefici e nelle sue controindicazioni contestualizzando tale scelta in relazione alla condizione di quella gravidanza.

È evidente quindi che il parto distocico vada gestito in maniera adeguata dagli operatori sanitari che assistono la donna durante il parto, assicurando il massimo dell’attenzione, della competenza professionale e dell’empatia necessarie per gestire una condizione difficile in maniera sana e risolutiva.

Articolo originale pubblicato il 2 novembre 2022

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