Sensibilità agli odori in gravidanza: come gestire l’iperosmia

Maggiori, forti e fastidiosi: perchè nelle prime settimane di gravidanza la percezione degli odori è così diversa rispetto al solito? Non ci sono certezze ma qualche elemento utile a comprendere questo fenomeno è possibile individuarlo.

Molte donne raccontano come, specialmente nella prima fase della gravidanza, siano più sensibili a determinati odori, soprattutto quelli forti e considerati sgradevoli. È una condizione che è così comune che la sensibilità agli odori in gestazione è considerato uno dei primi sintomi della gravidanza. In realtà l’iperosmia (questo il nome scientifico) è una condizione associata non solamente alla gestazione e sul rapporto con la gravidanza, come riferisce questo studio, ci sono scarse prove scientifiche.

Eppure si tratta di un fenomeno estremamente diffuso: uno studio pubblicato su ScienceDirect riporta come il 67% delle donne coinvolte nella ricerca abbiano riferito un aumento della sensibilità agli odori nella fase iniziale della gravidanza. Inoltre è una condizione che è molto meno comune nelle fasi successive della gravidanza e che è quasi del tutto assente dopo il parto.

Sono quindi le prime settimane di gestazione quelle “incriminate” per essere responsabili dell’iperosmia. Proviamo a comprendere le cause e cosa è possibile fare.

Cosa significa iperosmia?

Cause-iperosmia
Fonte: iStock

Con il termine iperosmia si fa riferimento a un’ipersensibilità agli odori e il Manuale MSD la inserisce nei disturbi dell’olfatto.

La capacità di percepire gli odori dipende da molti fattori, innanzitutto dai recettori olfattivi presenti nelle cellule che compongono la mucosa che riveste il naso. Questi recettori rilevano, grazie a delle particolari ciglia, gli odori attivando un impulso nervoso che, attraverso i bulbi e i nervi olfattivi, raggiunge il cervello che lo interpreta come un odore distinto. Parallelamente, viene stimolata l’area del cervello nella quale sono immagazzinate le memorie degli odori che permette di identificare quelli già noti.

L’aumento della sensibilità olfattiva dell’iperosmia coincide con una diminuzione della capacità di rilevazione di un odore. Di per sé, l’iperosmia è una condizione relativamente rara, sebbene molte donne nelle autovalutazioni condotte per indagare il fenomeno riferiscano di sperimentare una maggiore sensibilità agli odori.

L’attenzione verso questa condizione è legata sia alla possibilità che sembrerebbe essere un fattore scatenante di nausea e vomito, ma anche perché l’olfatto è un senso utile per riconoscere i pericoli associati al cibo (alimenti avariati, bruciati, eccetera).

Le cause della sensibilità agli odori in gravidanza

Sia il Cleveland Clinic come il portale WebMD inseriscono la gravidanza come una delle cause dell’iperosmia (le altre sono il Morbo di Addison, la Malattia di Lyme, la sclerosi multipla, l’epilessia, l’emicrania, le malattie autoimmuni e diverse condizioni neurologiche). In alcuni casi l’iperosmia può essere psicosomatica ovvero non legata a un vero e proprio disturbo fisico (infezione dei seni paranasali, scarsa igiene dentale, danno dei nervi olfattivi, infezioni orali, eccetera).

Complici le scarse e insufficienti prove presenti nella letteratura scientifica, ci sono delle ipotesi che provano a spiegare la causa alla sensibilità agli odori in gravidanza. Una delle più diffuse è quella per cui tale meccanismo svolgerebbe una funzione protettiva per l’embrione allo scopo di limitare l’assunzione di cibi potenzialmente pericolosi per l’embrione e il feto che, nella fase iniziale della gravidanza, sono più vulnerabili. In realtà le ricerche condotte in questo senso non hanno trovato evidenze tali da consolidare questa ipotesi.

Ciò che invece risulta più probabile per spiegare l’aumento della sensibilità agli odori in gravidanza sono: il ruolo degli ormoni, i meccanismi cognitivi/attenzionali e il coinvolgimento di alcuni meccanismi periferici.

Per quel che riguarda il ruolo degli ormoni, sembrerebbe esserci una correlazione tra l’aumento della gonadotropina corionica umana (hCG) e la maggiore percezione olfattiva. Non a caso, infatti, anche gli episodi di nausea e vomito sono associati ad alti livelli di hCG. Anche le donne che ricevono un trattamento dell’infertilità con iniezioni a base di hCG riferiscono una sensibilità agli odori più intensa.

Un’altra ipotesi che provi a spiegare il cambiamento nella percezione degli odori durante la gravidanza è legato a un effetto cognitivo ed emotivo più che sensoriale. Sono anche da considerare alcuni meccanismi periferici come la congestione nasale che può ridurre la capacità di percepire gli odori, anche se questa condizione è maggiore verso la fine della gravidanza.

Quali sono gli odori più problematici?

Non vi è unanimità nell’elencare gli odori più critici durante la gravidanza, quasi a voler confermare una componente soggettiva dell’iperosmia.

Tra gli odori che comunemente creano maggiori problemi ci sono gli odori della cucina, il fumo di sigaretta, i profumi, il sudore, le spezie, il caffè, alcuni particolari cibi come la carne e il pesce crudi ma anche le uova, così come gli animali e il loro cibo, le sostanze chimiche e la benzina.

Come gestire le conseguenze dell’iperosmia

Se per molti odori si può (e si deve) fare a meno (come nel caso del fumo di sigaretta), per gli altri è importante, laddove possibile, organizzarsi ed evitare le situazioni a rischio. Nelle prime settimane, per esempio, meglio evitare ristoranti, bar e luoghi affollati nei quali gli odori di cibi, caffè e sudore possono essere maggiori.

È utile anche evitare gli alimenti considerati fastidiosi arieggiando gli ambienti quando in casa ci sono altre persone che possono invece preferire quei cibi il cui odore risulta sgradevole per le donne in gravidanza.

Va poi posta attenzione all’evitare che l’iperosmia produca costanti e gravi crisi di vomito (iperemesi gravidica) che possono provocare disidratazione e perdita di peso. Per gestire i fastidi più intensi è opportuno confrontarsi con il proprio ginecologo per valutare la situazione e definire un’alimentazione che si riveli sufficiente senza costituire un problema e un fastidio.

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