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Cosa succede se la cervice si indebolisce, si accorcia o si dilata prima del tempo? Ecco tutto quello che c'è da sapere.

Occupiamoci dell’incompetenza cervicale (nota anche come insufficienza cervicale o incontinenza cervico-istmica), una condizione che, secondo i dati dell’International Society for Gynecologic Endoscopy (ISGE) complica circa l’1% delle gravidanze. Una condizione oltretutto spesso di difficile diagnosi anche per l’assenza di un test diagnostico specifico.
La cosiddetta incompetenza cervicale, spiega questo studio, è la condizione nella quale la parte inferiore dell’utero che si apre verso la vagina (la cervice uterina) si indebolisce, si accorcia o si dilata troppo presto durante una gravidanza. Perché si parli di incompetenza cervicale è necessario che questo indebolimento, accorciamento o dilatazione avvenga in assenza di contrazioni o al di fuori del travaglio. Questo perché, precisa la Cleveland Clinic, durante la gravidanza la cervice rimane chiusa e soda e si ammorbidisce (si appiana) e si apre (si dilata) solamente a ridosso del parto proprio per consentire il passaggio del nascituro.
La preoccupazione intorno all’insufficienza cervicale è legata al rischio che se il processo che la caratterizza si verifica troppo presto può portare, come riportato dalla Mayo Clinic, a conseguenze gravi come l’aborto spontaneo (spesso nel secondo trimestre) o il parto pretermine.
Come riportato dalla Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia, la difficoltà di diagnosticare questa condizione dipende anche dal fatto che spesso l’incompetenza cervicale è asintomatica o associata a sintomi non specifici (per giunta anche di lieve entità). I sintomi più comuni vanno dalla sensazione di pressione pelvica al mal di schiena, passando per i crampi allo stomaco e i cambiamenti nelle perdite vaginali, tra cui un leggero sanguinamento vaginale.
Non è ancora del tutto chiaro il motivo per cui in alcuni casi si verifica l’insufficienza cervicale. Il Manuale MSD spiega che sembrano esserci una combinazioni di anomalie strutturali e fattori biochimici, che possono essere sia genetici che acquisiti (come infezioni o infiammazioni).
Tra i principali difetti congeniti che possono provocare un’incompetenza cervicale ci sono le anomalie dei dotti di Müller, la sindrome di Ehlers-Danlos (e le condizioni responsabili di anomalie nella produzione di collagene), l’esposizione in utero al dietilstilbestrolo e l’ipoplasia o l’ipertrofia cervicale. Tra le cause acquisite, invece, ci sono le lacerazioni cervicali che si possono verificare durante il parto (soprattutto in un parto precipitoso o dopo un prolungato secondo stadio del travaglio) e gli interventi chirurgici alla cervice (l’isteroscopia o la dilatazione e raschiamento). Altri fattori di rischio sono l’avere una cervice corta o l’aver avuto un aborto spontaneo, un episodio di dilatazione cervicale asintomatica o una storia di aborti spontanei a età gestazionali sempre più precoci.
Il trattamento dell’incompetenza cervicale ha come obiettivo quello di prolungare il più possibile la durata della gravidanza per ridurre il rischio di un parto prematuro e consentire lo sviluppo del feto. Le opzioni disponibili sono il cerchiaggio cervicale (la procedura chirurgica per l’applicazione di una sutura intorno alla cervice) e la somministrazione di progesterone (che sembra sopprimere la contrattilità miometriale).
Le donne a rischio sono sottoposte a monitoraggio ecografico intensivo per valutare, tra la sedicesima e la ventiquattresima settimana di gestazione, la lunghezza della cervice. Inoltre a queste donne è raccomandato il riposo a letto.
Un altro metodo non chirurgico che è ampiamente utilizzato per la semplicità di applicazione è il posizionamento intravaginale di un pessario cervicale (generalmente quello di Arabin) che sostiene il collo dell’utero evitando il raccorciamento e la dilatazione. Si applica generalmente dopo la 16ª settimana e si mantiene in situ sino alla 36esima- 37esima settimana o quando inizia il travaglio. È un metodo che non presenta generalmente complicazioni ed è più accettato dalla paziente rispetto al cerchiaggio.
Come tutte le questioni mediche, anche l’incompetenza cervicale ha conseguenze significative sul benessere delle donne interessate da questa condizione. Conseguenze che non sono solamente di tipo fisico per i rischi legati al cerchiaggio cervicale (rottura prematura delle membrane, distacco della placenta, rottura uterina, emorragia interna, lacerazione cervicale, morte fetale, anomalie fetali e infezioni) ma anche emotivo e psicologico.
L’esperienza di un aborto spontaneo può essere devastante così come la pressione di dover decidere del ricorso all’intervento chirurgico del cerchiaggio che, sebbene potenzialmente utile a prevenire ulteriori problemi, è comunque associato a rischi e possibili complicazioni.
Non va poi sottovaluto l’impatto psicologico (ma anche sociale e professionale) della diagnosi di una condizione che costringe a letto le gestanti e che devono continuamente recarsi in ospedale per ricorrere al monitoraggio continuo.
È quindi fondamentale, anche e soprattutto da parte di medici e operatori sanitari, tenere conto di questi elementi per supportare la donna come persona e non come una mera incubatrice. La gestione dell’insufficienza cervicale richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge diversi specialisti con l’obiettivo non solo di salvare la gravidanza, ma anche di ridurre e alleviare il più possibile le conseguenze negative di un’esperienza di questo tipo.

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