Gravidanza extrauterina, quali sono i sintomi di nidazione fuori dall'utero

Non sempre l'impianto dell'embrione avviene all'interno dell'utero e in questi casi si parla di gravidanza extrauterina, una condizione letale per l'embrione e potenzialmente pericolosa anche per la donna.

Perché una gravidanza abbia inizio è necessario che la blastocisti (l’embrione in uno dei suoi stadi evolutivi) si impianti sulla parete dell’utero. Può però capitare che l’embrione si impianti al di fuori dell’utero, solitamente in una tuba di Falloppio, e in questo caso si parla di gravidanza extrauterina (o gravidanza ectopica o gravidanza tubarica).

È una condizione irreversibile per cui non è possibile salvare la gravidanza; vediamo di comprendere le cause, i sintomi per riconoscerla e le conseguenze cui andare si andrà incontro.

È bene fin da subito precisare che la gravidanza extrauterina non è un problema solo per l’embrione che non sopravvive fuori dall’utero materno, ma anche per la donna stessa che può subire conseguenze gravi anche per la sua vita.

Gravidanza extrauterina: cos’è?

Come anticipato, per gravidanza extrauterina si intende un impianto, a seguito dell’avvenuta fecondazione, dell’embrione fuori dall’utero. È una possibilità che si concretizza nell’1%-2% dei casi e l’impianto avvenire sia nelle tube di Falloppio (nel 90% dei casi) che nell’ovaio, nella cavità addominale o nella cervice, la parte inferiore dell’utero che lo collega alla vagina.

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In tutti i casi si tratta di ambienti inospitali e inadatti alla crescita dell’embrione e pertanto pericolosi per la salute della donna in quanto lo sviluppo dell’embrione in un ambiente incapace di adattarsi alla sua crescita può provocare la rottura dell’ambiente stesso, con conseguente emorragia.

Una gravidanza ectopica può risolversi anche naturalmente attraverso un aborto spontaneo.

Le cause della gravidanza extrauterina

Perché l’embrione non arriva nell’utero determinando una gravidanza extrauterina? Possono essere diversi i fattori responsabili di questo esito, ma tutti riconducibili a condizioni che bloccano o rallentano il movimento dell’embrione verso l’utero. Tra queste cause ci sono le dimensioni ristrette, condizioni particolari della tuba (come la salpingite, l’infiammazione che provoca un’alterazione della mucosa che riveste la tuba) o infezioni della cervice che impediscono il normale passaggio dell’embrione.

Anche uno sviluppo anomalo dell’ovulo fecondato potrebbe contribuire a condizionare il percorso dell’embrione verso l’utero.

Esistono una serie di fattori di rischio che aumentano la probabilità di una gravidanza ectopica. Tra queste vanno considerate l’età materna (superiore a 35 anni), il fumo di sigarette, le infezioni a trasmissione sessuale o l’aver avuto già una precedente gravidanza extrauterina.

Anche un intervento chirurgico a livello delle tube di Falloppio con relativa cicatrice, l’endometriosi, l’utilizzo di dispositivi intrauterini per evitare una gravidanza, l’uso di farmaci per la fertilità o trattamenti come la fecondazione in vitro e il GIFT possono aumentare il rischio di impianto fuori dall’utero.

Non vanno dimenticate tutte quelle cause ormonali, soprattutto l’eccesso dei livelli di progesterone o di estrogeni che possono compromettere sia i tempi di maturazione dell’embrione che il suo passaggio verso l’utero.

I sintomi di gravidanza extrauterina

Sintomi-gravidanza-extrauterina

Uno dei principali pericoli e problemi di una gravidanza extrauterina è che spesso non è riconoscibile se non nel momento in cui avviene la rottura dell’ambiente nel quale l’embrione si è impiantato.

I principali sintomi che possono suggerire un impianto anomalo dell’embrione sono:

  • il sanguinamento vaginale;
  • il dolore pelvico o nella parte bassa della schiena o nella spalla;
  • difficoltà durante la minzione o l’evacuazione delle feci;
  • dolore improvviso;
  • peritonite;
  • senso di vertigini;
  • debolezza;
  • vomito;
  • crampi addominali acuti.

Nelle donne che sono alla ricerca di una gravidanza o che sospettano di essere incinte (magari a seguito di esito positivo del test di gravidanza), specialmente se hanno uno o più fattori di rischio, dovrebbero prenotare precocemente una visita dal ginecologo per accertare che l’impianto sia avvenuto correttamente.

Questo può avvenire tramite un esame ecografico o un esame pelvico ai quali può essere aggiunto il dosaggio della beta hCG per capire lo stato di evoluzione della gravidanza.

Gravidanza extrauterina: le conseguenze

Come abbiamo già anticipato la gravidanza extrauterina non può avere un esito diverso dalla morte dell’embrione. È fondamentale, quindi, evitare che anche la donna venga coinvolta dalle complicazioni di questa condizione in quanto l’esito di una gravidanza extrauterina può essere addirittura letale per le donne nel caso in cui la sua risoluzione non avviene spontaneamente o non venga trattata correttamente e tempestivamente.

Il trattamento, in una fase iniziale della gravidanza, può prevedere l’assunzione di specifici farmaci con l’obiettivo di inibirne lo sviluppo, ma è una terapia che va seguita solamente se la tuba non si è rotta.

Nei casi più gravi si ricorre all’intervento chirurgico (solitamente per via laparoscopica) per rimuovere l’ovaio dalla tuba o, se necessario, la tuba stessa. L’intervento chirurgico d’urgenza si rende necessario anche in caso di rottura della tuba. La terapia farmacologica è da preferire per la sua minore invasività e perché consente di non incidere sull’apparato riproduttivo femminile in vista di eventuali successive gravidanze.

A questo proposito è importante precisare come la gravidanza extrauterina possa incidere sulla fertilità femminile. Un evento di questo tipo aumenta il rischio che si possa ripresentare in gravidanze successive e nei casi di asportazione della tuba di Falloppio la fertilità può risultare compromessa. In questi casi per ottenere una gravidanza si può valutare il ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA).

Le indagini condotte indicano come, a distanza di due anni dalla gravidanza extrauterina, a prescindere dal tipo di trattamento impiegato, i tassi di fertilità non subiscono una riduzione. Per ricercare una successiva gravidanza è però necessario attendere un tempo che può variare dai due ai tre mesi, per permettere di smaltire il farmaco utilizzato per il trattamento della gravidanza ectopica, sia per consentire all’apparato riproduttivo di guarire e recuperare al pieno le funzionalità per aumentare le probabilità di un impianto corretto dell’embrione.

Articolo originale pubblicato il 11 febbraio 2022

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