Metodo Ramzi: cos'è e come (non) funziona - GravidanzaOnLine

Maschio o femmina con il metodo Ramzi: funziona davvero?

Il metodo Ramzi per sapere in anticipo il sesso del bebè, se sia maschio o femmina alla prima ecografia a sole 6 settimane di gestazione. È molto popolare, sebbene manchi di dimostrazioni scientifiche consistenti e peer-reviewed.

Il metodo Ramzi promette di riconoscere il sesso del bambino a uno stadio molto precoce della gravidanza, facendo leva sulla curiosità di molte donne di sapere in anticipo se sarà maschio o femmina. Spesso le future mamme si lasciano affascinare, come per gioco, dai tanti metodi che promettono di indovinare il sesso del nascituro secondo criteri fenomenologici.

Anche se poco rigorosi dal punto di vista scientifico. Tra questi ci sono l’arcinoto calendario cinese, il metodo del computo delle lune, il metodo del segno zodiacale al concepimento e, appunto, il metodo Ramzi.

Metdo Ramzi: che cos’è?

Prende il nome dal suo ideatore, Saad Ramzi Ismail, e promette di individuare il sesso del nascituro dalla posizione della placenta. E, soprattutto, già durante la prima ecografia. Con il metodo Ramzi, quindi, sarebbe possibile intuire se sia maschio o femmina con un’ecografia effettuata tra la sesta e l’ottava settimana di gestazione.

Nella pratica, generalmente una donna scopre di essere incinta dopo la quarta settimana. Ne ha la conferma verso la quinta settimana grazie agli esami del sangue che rilevano il valore dell’ormone BetaHCG. E, alla prima ecografia effettuata alla sesta settimana, la futura mamma potrebbe già scoprire il sesso del nascituro. La scarsa scientificità del metodo, che non è stato pubblicato su alcuna rivista di settore, consiglia comunque la cautela per evitare di spendere soldi inutilmente.

Le basi del Metodo Ramzi: in che cosa consiste

Metodo Ramzi funziona
Metodo Ramzi per sapere se è maschio o femmina: funziona?

Il dottor Ramzi afferma di poter determinare il sesso del bebè osservando placenta: se posizionata a destra sarà maschio, a sinistra invece sarà femmina. Questa osservazione è possibile già tra la sesta e l’ottava settimana di gravidanza, poiché dipende dall’allocamento plancetare in utero e non dall’osservazione del tubercolo genitale.

Secondo l’articolo del presunto Dr. Ramzi, più di 5000 donne si sarebbero sottoposte ad ecografia in due diversi periodi di gestazione: la 6° e la 19° settimana. L’ecografia avrebbe confermato che esiste una netta rispondenza tra la posizione della placenta e il sesso del nascituro (maschio se a destra, femmina a sinistra). E il metodo si sarebbe rivelato veritiero nel 98-99% dei casi. Un’alta percentuale che, però, ha sollevato alcuni dubbi.

L’articolo pubblicato su ObGyn.net nel 2011, infatti, presenta molte carenze e non porta alcuna evidenza scientifica sulla dimostrabilità della teoria. Non viene incluso neppure il nome dell’autore o dell’organizzazione che avrebbe formulato la teoria, e l’attribuzione della stessa al Dr. Saad Ramzi Ismail sembra arbitraria.

Non si sa di preciso chi sia, né dove sia reperibile. Dubbi anche sull’affidabilità del sito che si presenta come “community di specialisti in Medicina” senza comunque essere una rivista scientifica peer-reviewed.

Il che significa che gli articoli di ricerca pubblicati non sono valutati da altri specialisti medici e scienziati al fine di sancirne la loro validità scientifica. Il riscontro scientifico e la conseguente affidabilità vengono, quindi, messi in netta discussione.

Evidenze scientifiche del Metodo Ramzi

Non esistono evidenze scientifiche del Metodo Ramzi. Esiste, invece, una pubblicazione scientifica australiana, reperibile sul magazine “Ultrasound in Obstetrics & Gynecology”, che prova la non validità del metodo Ramzi. Lo studio ha evidenziato come non esista alcuna corrispondenza tra la posizione della placenta e il sesso del feto.

Le principali organizzazioni di medici professionisti, incluso l’ACOG (American Congress of Obstetricians and Gynecologists) non attribuiscono alcuna credibilità al Metodo Ramzi. Il dottor Jason Retzke, che lavora presso l’Ohio Health Center ed è specializzato in medicina materno-fetale, conferma l’aleatorietà del presunto metodo.

Anche in Italia, il parere degli specialisti è pressoché univoco. Occorre rispettare i corretti periodi di embriogenesi in cui l’embrione cresce, diventa feto e inizia a formare i suoi genitali. Una prima diagnosi attraverso l’ecografia è possibile solo dalla 16° settimana in poi, quando la probabilità di individuare correttamente il sesso fetale è del 99%.

Nel precedente periodo, la probabilità di individuare correttamente il genere del feto è del 75% alla 12^ settimana e del 95% all’inizio della 14^ settimana.

Metodo Ramzi: che cosa ne pensa la comunità scientifica

La comunità scientifica internazionale è fortemente scettica sul Metodo Ramzi, non dando alcun valore ad esso per la determinazione del sesso con ecografia placentare precoce.

Il ruolo della posizione della placenta nella previsione del genere fetale, quindi, non è indicatore precoce del sesso del nascituro.

Lo studio australiano è stato condotto su 277 donne con gravidanze singole non complesse attraverso un’ecografia di routine durante le prime settimane di gestazione. Attraverso l’osservazione del tubercolo genitale (l’unico in grado di “mostrare” il sesso del feto) e della posizione della placenta, è stato dimostrato che il Metodo Ramzi non è affidabile. E la sua validità equivale indicativamente al testa o croce del lancio di una monetina.

Dei 277 feti analizzati con l’ecografia, 159 erano femmine e 118 maschi. La valutazione della posizione placentare ha mostrato che la placenta era localizzata:

  • sulla linea mediana in 78 casi (28%);
  • sul lato destro in 89 casi (di cui 45 maschi pari al 51%);
  • sul lato sinistro in 110 casi (di cui 63 femmine pari al 57%).

L’analisi del chi-quadro ha confermato la debolezza della relazione tra la posizione placentare e il sesso del bebè. L’analisi ecografica del tubercolo fetale, invece, ha dato risultati migliori dal punto di vista probabilistico, prevedendo correttamente il 95% dei casi.

Metodi scientificamente provati per determinare il sesso del feto

Per avere la certezza del sesso del feto esistono due esami clinici specifici in grado di determinarlo, che appartengono al set di esami prenatali. Gli esami in grado di rilevare il sesso del nascituro sono:

  • Ecografia morfologica: si esegue nel corso del terzo trimestre ed è il primo esame ecografico in grado (salvo eccezioni) di individuare se il feto è maschio o femmina con un buon margine di precisione.
  • Amniocentesi e villocentesi: si tratta di due esami di tipo “invasivo” poiché consistono nel prelievo di campioni materno-fetali, e vengono eseguiti per approfondire il risultato di altre indagini precedenti (come la translucenza nucale e il bitest) per individuare eventuali anomalie cromosomiche nel feto. Tali indagini consentono quindi anche di individurarne il sesso.
  • Test del DNA Fetale (NIPT Test): acronimo di “test prenatale non invasivo”, è un semplice esame del sangue che viene effettuato solo a pagamento e permette di analizzare il DNA fetale per valutarne il pannello cromosomico e individuare eventuali anomalie. Si tratta di un esame di screening prenatale che si esegue dalla 10^ settimana. L’accuratezza della precisione nella determinazione del sesso è del 99%.
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