“Aborto prima causa di femminicidio”, a Roma torna la polemica

In occasione della Marcia per la vita in programma il 19 maggio in segno di protesta per i 40 anni della legge 194 sono stati affissi nella Capitale alcuni manifesti che correlano l'aborto ai femminicidi, scatenando le polemiche.
“Aborto prima causa di femminicidio”, a Roma torna la polemica

L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo“: fanno discutere i manifesti anti aborto comparsi nelle strade di Roma per la campagna lanciata da CitizenGo in vista della Marcia per la vita in programma il prossimo 19 maggio. Organizzata da una rete di realtà anti abortiste, sulla scia della manifestazione che si tiene annualmente a Washington e in altre città del mondo, la Marcia sarà un momento di protesta in occasione dei 40 anni dall’entrata in vigore della legge 194 che disciplina l’aborto in Italia ed è datata 22 maggio 1978.

La legge prevede l’interruzione di gravidanza entro i 90 giorni dall’ultima mestruazione. Oltre tale data è possibile effettuare un aborto terapeutico in casi di particolari rischi per la salute per la mamma o del feto. L’aborto può essere praticato con intervento chirurgico oppure con l’assunzione della pillola RU486.

“Negli ultimi anni le istituzioni hanno denunciato con sempre maggior forza il fenomeno dei femminicidi e della violenza sulle donne, ma ci si dimentica di dire che la prima causa di morte per milioni di bambine nel mondo è l’aborto”, ha dichiarato il presidente dell’associazione CitizenGo Fabio Savarese.

Immediate le reazioni delle realtà che si occupano di diritti delle donne, come Rebel network, che tramite un post su Facebook ha chiesto la rimozione dei cartelli e l’intervento delle istituzioni: “Chiediamo alla Sindaca Virginia Raggi di intervenire immediatamente per far rimuovere questo vergognoso manifesto, affisso in via Salaria a Roma da uno dei gruppi a nostro parere pro-odio e contrari alla libertà di scelta delle donne“.

Non è la prima volta che a Roma vengono affissi manifesti anti aborto: solo poche settimane fa la comparsa dell’affissione di ProVita aveva scatenato a sua volta le polemiche.

Così, mentre l’Irlanda si prepara tra manifestazioni e contestazioni al voto per il referendum abrogativo della legge che dichiara illegale l’aborto, anche in Italia la discussione sull’interruzione di gravidanza, quarant’anni dopo la legge 194, non è ancora chiusa.