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Il bimbo prenatale è continuamente stimolato da suoni,
rumori, voci, odori provenienti dalla cavità endouterina o dall’ambiente
esterno. Il liquido amniotico e la placenta sono i primi trasmettitori e
conduttori delle stimolazioni colte dal feto (Nathanielsz). Il bimbo
endogestazionale è quindi dotato della capacità di ricevere stimoli e di
entrare in contatto con il mondo; questi stimoli determinano la crescita
neurofunzionale, cerebrale e motoria del feto. La respirazione veloce, che
si ha quando la madre fuma, è considerata come uno sforzo da parte del
feto per procurarsi sufficiente ossigeno. Questi fatti mostrano che la
respirazione è uno dei primi comportamenti ad essere influenzati dallo
stile di vita e dal grado di cultura della madre.
Il rumore principale percepito in ambiente uterino, quello
del battito cardiaco della madre, nei mesi in cui è podalico le orecchie
sono a diretto contatto col muscolo cardiaco materno, nei mesi in cui è in
posizione cefalica avverte la pulsazione dell’arteria cardiaca uterina;
sempre comunque il bimbo è avvolto dalla vibrazione del liquido amniotico
prodotta dal pulsare cardiaco materno. È probabile che il feto prediliga
alcune musiche piuttosto che altre e che si muova in modo diverso a
seconda delle sue preferenze.
Interessanti sono gli studi
sull’effetto del rumore cardiaco sul feto e sul neonato. Murooka ha
dimostrato che il feto ‘memorizza’ il ritmo cardiaco materno che, se
registrato e riproposto dopo la nascita, ha una funzione rilassante. De
Casper e Sigafoos (1983) hanno osservato che il movimento del neonato
aumenta o diminuisce se ascoltano il battito cardiaco di gestante in stato
di agitazione o in stato di rilassamento.
Molti altri studiosi (Madison, 1986;
Van Den Bergh, 1990; Barbara Kisilevsky e Darwin Muir, 1991) sono arrivati
a dimostrare che il feto è in grado di reagire e di rispondere a stimoli
sonori. Vien da sè che il piccolo venga quindi influenzato dagli stimoli
che riceve, dal suo stesso esperire.
La psicologa Frances Rauscher ha dimostrato come l’ascolto
prenatale di Mozart e di altri compositori barocchi potesse essere
associato ad un incremento delle competenze spazio-temporali nel corso
della vita. Un’altra ricerca ha dimostrato che la musica classica, in
particolare i movimenti lenti delle composizioni barocche o in stile
barocco con la ricchezza melodica che le contraddistingue e il loro ritmo
di 55-70 battiti al minuto, sposta il cervello da uno stato
b di iperattività ad uno stato
a di vigilanza e rilassamento. La musica
classica stimola il rilascio di endorfine e riduce il livello degli ormoni
dello stress nel sangue
Donald Shetler, Università di Rochester, osserva che i
bambini esposti alla musica in utero manifestano capacità linguistiche
superiori. Questi ‘mostrano comportamenti molto attenti, imitano con
accuratezza i suoni degli adulti e strutturano la vocalizzazione prima
rispetto al gruppo di controllo’.
Réné Van De Car (California) ha
fondato l’Università Prenatale dove, in base alle sue osservazioni circa
risposte tattili coerenti del bimbo in utero, si insegna al feto a ‘fare
attenzione’ e a migliorare uno spettro di capacità intellettuali. La prima
lezione (circa quarto mese di età gestazionale) verte sull’insegnamento ai
genitori di rispondere al calcetto del bimbo con una pressione della mano
nel punto in cui si è avvertito il calcio, come respingendo il piedino.
Dopo qualche tempo, dando un colpetto al ventre il bimbo risponderà con un
calcio, due colpetti due calci.
Al settimo mese di gestazione si insegnano ai nascituri
alcune parole pat, rub, shake, che vengono pronunciate compiendo
sul ventre l’azione alla quale corrispondono; a queste vengono aggiunte le
parole hot, wet, eye da usare subito dopo il parto. I bimbi
sottoposti a questi esercizi dimostravano di saper parlare prima, di
essere più vigili e di sapere sollevare la testa prima rispetto al gruppo
di controllo. Questi stessi bimbi in età scolare raggiungevano risultati
migliori ed erano socialmente più competenti rispetto ai coetanei.
Riporto questi studi a dimostrazione
della capacità di apprendimento del feto e dell’influenza dell’ambiente su
di lui; nonostante questo però penso non sia corretto relazionarsi col
proprio bimbo nell’ottica di farlo divenire ‘geniale’ o ‘migliore’. La
corretta relazione sta nel rispetto.
Suoni, ritmi ed altre forme di
stimolazione agiscono nella formazione del feto anche nel senso fisico
della parola. Mariah Diamond (UCLA) ha dimostrato che topi femmine gravide
alloggiate in un ambiente più vario e ricco producevano una prole dotata
di cervelli di maggiori dimensioni.
In Asia, da secoli, fa notare la scienziata, si stimola la
gravida ad arricchire il feto con comportamenti positivi e di evitare
atteggiamenti rabbiosi. Andrée Bertin propone alle madri in gravidanza di
vestire e tappezzare le pareti di casa con colori chiari, vivi e luminosi
perché questi colori hanno effetto benefico sulla crescita delle cellule e
sugli organi del nascituro. A questo proposito riporto ‘I colori
dell’attesa’ di Gino Soldera.
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