La cicogna tra fantasia e realtà

La cicogna tra fantasia e realtà

Chissà quanti di noi hanno vissuto i primi anni di vita credendo che i bambini nascano portati dalla cicogna. Nella regione dell’Italia dove sono cresciuto ed in quegli anni, mi riferisco all’epoca della mia infanzia, pur essendo questa spiegazione universalmente utilizzata, nessuno vide mai una cicogna dal vivo: nemmeno interrogando i miei nonni ho potuto risalire alla fonte di questa metafora.

Lo stesso dicasi per le innumerevoli persone, anche di altre nazioni, che danno questa prima spiegazione ai loro figli: sono proporzionalmente pochi coloro che abbiano effettivamente visto dal vivo una cicogna sul tetto di una casa; eppure questa metafora ha avuto uno straordinario numero di proseliti e ci sarebbe da chiedersi il perché. Proviamo ad elaborarne assieme alcuni aspetti.

Innanzi tutto la leggenda della cicogna ci viene da lontano, da un periodo in cui l’uomo conduceva una vita più semplice, a contatto con la natura e poteva concedersi anche il lusso di trovare delle spiegazioni un po’ poetiche a degli eventi naturali come la nascita. La cicogna, in un tale contesto, era uno di quegli animali non domestici e nemmeno addomesticabili, che sceglieva in tutta libertà di vivere a contatto con l’uomo. Doveva quindi rappresentare per quell’epoca un collegamento, anche un po’ magico se vogliamo, con un regno animale non asservibile dall’uomo.

Si avvicinava all’uomo per sua scelta, metteva in contatto la propria abitazione-nido con quella dell’uomo, ma con un orientamento opposto. Il nido, infatti, non veniva costruito sotto le grondaie, come per esempio quello delle rondini, ma proprio sopra il tetto. Contrariamente alla casa dell’uomo la cui sua copertura, essendo dedicata a proteggerlo dalle precipitazioni dal cielo, era rivolta verso la terra, il nido della cicogna, aveva la funzione di proteggerla dalla terra ed era quindi rivolto verso l’alto. Se stilizzassimo entrambe le dimore come due coppe, le vedremmo contrapposte e in contatto mediante il fondo. L’entrata di quella dell’uomo sarebbe dalla parte della terra, mentre quella della cicogna dalla parte del cielo. Quasi come se il reciproco contatto tra l’uomo e l’animale avesse una sua speciale complementarietà, non solo come rapporto tra domestico e non addomesticabile, ma anche tra ingressi orientati rispettivamente verso la terra o verso il cielo.

La percezione antropomorfica della natura

Se dovessimo immedesimarci in quel tessuto umano, che fino a non molto tempo fa ha continuato a dare vita a tante favole, che ancora oggi avvincono giovani e meno giovani, vedremmo attorno a noi una natura alla quale attribuiremmo delle qualità che attengono, non solo alla vita in generale, ma sono anche tipiche dell’essere umano. Potremmo attribuire ad un albero dei sentimenti, ad un animale la capacità di parlare, ad un fenomeno naturale la risposta ad un’azione umana.

Di pari passo, grazie a queste attribuzioni di prerogative umane, l’uomo alimenterebbe in sé la percezione di essere in uno stato di comunicazione e di risonanza con tutto il creato. Sviluppando ulteriormente questo concetto, potrebbe sentire che ciò che al suo esterno chiama terra e cielo ha una qualche corrispondenza coi propri fondamentali elementi costitutivi: corpo e mente.

Il suo corpo fisico, e ciò che con esso manualmente può costruire, misurare, pesare, stabilizzare, ha una stretta connessione con l’elemento terra-pianeta e la vita su di esso condotta.

La sua mente, i suoi pensieri e, soprattutto, i suoi sentimenti, così lontani dal poter essere misurati, pesati, stabilizzati, sono invece connessi con l’elemento aria-cielo e la vita che abita questo secondo regno.

Non a caso evidenziamo questa sorta di polarità tra terra e cielo anche con delle espressioni del tipo: “Mi sento a terra” contrapposto, per esempio, a “Mi sento al settimo cielo”.

Da queste espressioni che si usano per descrivere dei momenti di vita ci si spinge a definire anche caratterialmente alcune persone delle quali si dice che sono “Terra terra”, mentre di altre si dice che hanno “Doti elevate”.

Le doti della cicogna

La cicogna potrebbe essere, quindi, quell’animale che, oltre ad essere dotato della corporatura capace di garantire il trasporto di un neonato, ha almeno altre due doti essenziali:
la conoscenza del regno dei cieli connessa ad un elevato senso d’orientamento; la capacità di andare a cogliere un bambino, in mezzo a miliardi che si preparano a venire al mondo, sulla base del distillato delle emozioni e dei sentimenti dei futuri genitori.

Non bisogna scordare, inoltre, che la cicogna la si vedeva dormire appoggiata ad un’unica zampa. Quasi come se si tenesse pronta, in qualsiasi momento, a compiere la propria sacra missione.

Un analogo simbolismo è riscontrabile anche in certe immagini di divinità orientali, soprattutto femminili come l’indotibetana Tara, che sono raffigurate sedute con una gamba incrociata e l’altra no; ciò sta a simboleggiare il loro tenersi pronte ad andare in soccorso del devoto che ne invoca l’aiuto.

Quindi la cicogna, fin dall’inizio delle sue attribuzioni, era considerata capace di ascoltare i sentimenti umani, in particolare quelli che sono legati al desiderio di avere dei bambini. Perché?

Il nido sul comignolo

Per rispondere al perché la cicogna sia in grado di capire quando sia giunto il momento di spiccare il sacro volo per andare a prendere il bambino che l’attende, bisogna prima fare qualche considerazione riguardo all’area del tetto sulla quale essa costruisce il proprio nido: cioè in cima al comignolo. Il comignolo è quel punto materiale della casa che, dall’alto, dà accesso al suo interno. Attraverso il suo condotto, idealmente, la cicogna può ascoltare l’intimità che il nucleo familiare condivide attorno al fuoco.

Va tenuto presente che, all’epoca in cui sono nate le storie sulla cicogna, l’uomo si raccoglieva attorno al fuoco del camino con la propria famiglia, in tal modo sopperendo all’allora assenza di illuminazione elettrica e degli attuali impianti di riscaldamento. A quel tempo il fuoco del camino forniva calore ed illuminazione. La famiglia vi si raccoglieva attorno, a volte sicuramente invitando anche gli amici, per condividere ristoro, racconti, pensieri, emozioni ed aspirazioni. Per molte coppie di allora, l’appuntamento del focolare al termine di giornate di duro lavoro, costituiva sicuramente il momento nel quale potevano scambiarsi il meglio di loro stessi.

Per coloro che avevano una cicogna sul tetto, doveva essere facile percepire che anche per quest’animale speciale il nido avesse lo stesso richiamo che per l’uomo aveva il focolare. In basso la famiglia umana raccolta attorno al fuoco, in alto la famiglia delle cicogne beneficiava del tepore ovattato del camino: due famiglie in risonanza tra loro, collegate da un canale simbolico per mezzo del quale condividere anche i reciproci aneliti di una genitorialità compiuta e felice. Se ora volessimo “antropomorfizzare” anche la casa dell’uomo associando ad essa le immagini della cicogna e della nascita dei bambini, potremmo intravedere nel camino e nel comignolo una sorta di canale virtuale del parto.

Un canale che dal basso l’uomo non può attraversare col proprio corpo, il fuoco a baluardo lo impedirebbe e, parimenti, la gravità gli negherebbe l’ascesa. Si tratta bensì di un canale fatto per raccogliere i pensieri più elevanti dell’uomo e della propria compagna, quelli destinati a salire più in alto nei cieli metaforici. Se in tali pensieri è presente, anche inconsciamente, il desiderio di un figlio, al loro passaggio troveranno l’intercessione della cicogna pronta a spiccare il suo sacro volo. A missione compiuta, essa farà scendere verso terra il figlio desiderato. Simbolicamente il passaggio avverrà dal camino come collegamento tra la casa dei futuri genitori ed il cielo. Poi le aspirazioni ed i sentimenti iniziali prenderanno forma nel grembo della madre.

Tra le creature tramandateci dall’immaginario popolare, quelle che di notte, dall’alto e attraverso il camino, portano doni ai bambini: ci sono quelle arcinote di Babbo Natale e della Befana. Con esse si perpetua l’elemento “dono” riferito ai bambini. Così come è stato vissuto un dono il loro arrivo, periodicamente i genitori fanno doni ai loro piccoli come espressione del loro amore. Per dare una connotazione che elevi il loro gesto, guarda caso, viene ancora utilizzato il focolare come porta verso il cielo.

Quale atteggiamento susciterebbe oggi la cicogna?

Se ci potessimo integrare negli stessi vissuti umani delle generazioni che ci hanno preceduto, e che percepirono l’intera portata del simbolismo evocato dalla pacifica cicogna, dando così origine alla sua leggenda, quale atteggiamento si produrrebbe in noi se avessimo una cicogna sul tetto di casa nostra? Oltre a percepirne l’immenso privilegio, perché è l’animale non addomesticato che sceglie l’uomo e non viceversa, quale influenza eserciterebbe la sua presenza sulla nostra vita familiare? Con quale elaborazione interiore ci prepareremmo all’arrivo di un figlio? Di fronte ad un tale dono, o per attirarlo a noi, quali sentimenti sceglieremmo di offrire?