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Educazione prenatale
A cura di
Cristina Fiore
Formatore - Prenatal Tutor
Relazionare con il bimbo prenatale
L’ascolto attivo-emotivo tra la madre e il bimbo
prenatale
Distinguiamo tre modalità di ascolto:
-
Ascolto finto: Ascolto "a tratti", lasciandosi
catturare da distrazioni, dall'immaginazione e comunque
fidandosi dell'intuito che precocemente cattura le cose
"importanti" tralasciando quelle meno importanti. Ascolto quindi
passivo, senza reazioni, vissuto solo come opportunità per poter
parlare.
-
Ascolto logico: Ci si sente già soddisfatti
quando ci si scopre ad ascoltare applicando un efficace
controllo del significato logico di quello che ci viene detto.
L'attenzione sarà concentrata sul contenuto di ciò che viene
espresso ed anche l'interlocutore potrebbe avere l'errata
convinzione di essere stato capito
-
Ascolto attivo-emotivo (o attivo-empatico): Ci si
mette in condizione di "ascolto efficace" provando a mettersi
"nei panni dell' altro", cercando di entrare nel punto di vista
del nostro interlocutore e comunque condividendo, per quello che
è umanamente possibile, le sensazioni che manifesta. Da questa
modalità dovrebbe essere escluso il giudizio, ma anche il
consiglio e la tensione del "dover darsi da fare" per risolvere
il problema.
Quest'ultima modalità può allargare le conoscenze,
facilitare i rapporti, evitare errori, risparmiare tempo, aumentare
la fiducia nella relazione. Lo sforzo necessario sarà di spostare
l'interesse dal "perché" l'altro dice, interpreta o vive una
situazione al "come" la dice: avendo, e quindi mostrando, interesse
e comprensione ("sei importante, ho stima di te e riconosco,
rispetto e condivido il tuo sentimento"). Potrebbe succedere che chi
parla, sentendosi ascoltato, tenterà di migliorare la comunicazione
sia nella quantità che nella qualità a tutto vantaggio della
ricchezza delle informazioni, del senso di sicurezza, della fiducia
e dell'onestà.
Applicare l’ascolto attivo riduce le incomprensioni e induce
l'interlocutore ad esprimersi a pieno senza timore: spesso stimola
in lui la ricerca delle migliori possibilità espressive, anche nei
contenuti.
Rapportarsi al meglio con gli altri aumenta l'autostima e la fiducia
in se stessi: si immagazzinano più informazioni, si eseguono meglio
le istruzioni ed anche si ha maggior controllo su quelle date.
Meno errori vuol dire impiegare il tempo al meglio in un clima di
fiducia e di rispetto.
Saper ascoltare se stessi, inoltre, metterà al riparo da scelte di
cui ci si potrebbe pentire e aiuterà a soddisfare i bisogni ben
individuati.
Gli obiettivi raggiungibili ascoltando a livello attivo empatico
potrebbero consistere, quindi, in un arricchimento personale, in un
sostegno al nostro interlocutore perché trovi da solo le risposte ai
suoi problemi o entrambi contemporaneamente; in tutti i casi:
conviene aspettare il proprio turno ascoltando e poi parlare.
Le nostre abitudini di ascolto in qualche modo sono state
influenzate dai modelli appresi da bambini e da come si è sviluppata
la nostra integrazione nelle prime occasioni di socializzazione.
L'ascolto attivo, attraverso i quattro momenti dell'ascolto passivo,
dei messaggi di accoglienza, degli inviti calorosi e dell'ascolto
attivo, viene utilizzato come mezzo per dare la possibilità
all’interlocutore di esprimersi senza incomprensioni, di accettare i
propri problemi e di lasciare a lui la gestione di essi.
Nell’ascolto è necessario un feedback (=informazione di ritorno)
positivo, tenendo presente che il processo di comunicazione è una
funzione ricorsiva, in cui la risposta influenza la successiva
emissione a tal punto che individuare emittente e ricevente diventa
impossibile.
La gravida si apre naturalmente all’ascolto attivo del suo bambino
anche grazie al coktail ormonale che ne favorisce il processo di
interiorizzazione. Purtroppo però l’impostazione della relazione
madre-bambino è lasciata all’improvvisazione della madre ed è
carente dell’offerta di qualsiasi strumento che ne aiuti la nascita
e lo sviluppo. Studi hanno dimostrato che la qualità della relazione
e un buon lavoro sulla separazione possono grandemente influenzare
il buon andamento del travaglio e del parto. La comunicazione col
bimbo prenatale è innanzitutto rispetto dei tempi e delle modalità
di risposta di una personalità in formazione. “Il silenzio,
l’atteggiamento interiore e l’ascolto sono indispensabile condizioni
preliminari per qualsiasi tipo di vera comunicazione
interpersonale”.
Con il bambino in utero è, come per tutti, importantissimo
l’atteggiamento interiore nei suoi confronti.
Il bambino va accolto ed ascoltato dandogli tutta la nostra
attenzione e stando in silenzio, creando uno spazio vuoto ed
accogliente in cui si possa esprimere.
Bisognerà che il piccolo si senta accettato, senza riserve, ‘così
com’è’; sarà necessario chiedere il permesso (‘Ti va?’) prima di
entrare in relazione con lui e attendere che questo permesso ci
venga accordato (‘uno spazio silenzioso, accogliente in cui egli ci
ascolta’). Il primo cibo del bimbo è l’amore, un bimbo si sente
amato quando è accettato, si sente accettato quando è compreso, si
sente compreso quando è adeguatamente ascoltato e si sente ascoltato
quando i genitori (la madre in primis) gli dimostrano (feed-back) di
sentire ciò che lui sente e provvedono a lui con conseguente
coerenza (secondo feed-back).
Thomas Gordon dice ‘una persona non potrà mai essere sicura di
essere accettata dagli altri finché l’accettazione non gli verrà
dimostrata in modo attivo’. Nella madre a cui è stata insegnata la
pratica dell’ascolto attivo si avvia un processo di questo tipo:
essa si pone in un atteggiamento di silenzio mentale in cui si
sintonizza sulla sfera emozionale del figlio e ne percepisce lo
stato d’animo, cioè comincia a sentire ciò che lui sente. Ogni volta
che una madre riuscirà a trovare una soluzione al disagio del
proprio bambino prenatale, quest’ultimo sentirà di essere stato
ascoltato nelle sue emozioni e quindi di essere stato compreso ed
amato.
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