L’ascolto attivo-emotivo tra la madre e il bimbo prenatale

L’ascolto attivo-emotivo tra la madre e il bimbo prenatale

Nella comunicazione tra mamma e il bimbo che porta nella pancia, si possono distinguere tre modalità  di ascolto possibili:

  1. Ascolto finto: Ascolto “a tratti”, lasciandosi catturare da distrazioni, dall’immaginazione e comunque fidandosi dell’intuito che precocemente cattura le cose “importanti” tralasciando quelle meno importanti. Ascolto quindi passivo, senza reazioni, vissuto solo come opportunità  per poter parlare.
  2. Ascolto logico: Ci si sente già  soddisfatti quando ci si scopre ad ascoltare applicando un efficace controllo del significato logico di quello che ci viene detto. L’attenzione sarà  concentrata sul contenuto di ciò che viene espresso ed anche l’interlocutore potrebbe avere l’errata convinzione di essere stato capito
  3. Ascolto attivo-emotivo (o attivo-empatico): Ci si mette in condizione di “ascolto efficace” provando a mettersi “nei panni dell’ altro”, cercando di entrare nel punto di vista del nostro interlocutore e comunque condividendo, per quello che è umanamente possibile, le sensazioni che manifesta. Da questa modalità  dovrebbe essere escluso il giudizio, ma anche il consiglio e la tensione del “dover darsi da fare” per risolvere il problema.

=> Relazionare con il bimbo prenatale: tre livelli di legame

Quest’ultima modalità  può allargare le conoscenze, facilitare i rapporti, evitare errori, risparmiare tempo, aumentare la fiducia nella relazione. Lo sforzo necessario sarà  di spostare l’interesse dal “perché” l’altro dice, interpreta o vive una situazione al “come” la dice: avendo, e quindi mostrando, interesse e comprensione (“sei importante, ho stima di te e riconosco, rispetto e condivido il tuo sentimento”). Potrebbe succedere che chi parla, sentendosi ascoltato, tenterà  di migliorare la comunicazione sia nella quantità che nella qualità  a tutto vantaggio della ricchezza delle informazioni, del senso di sicurezza, della fiducia e dell’onestà.

Applicare l’ascolto attivo riduce le incomprensioni e induce l’interlocutore ad esprimersi a pieno senza timore: spesso stimola in lui la ricerca delle migliori possibilità  espressive, anche nei contenuti. Rapportarsi al meglio con gli altri aumenta l’autostima e la fiducia in se stessi: si immagazzinano più informazioni, si eseguono meglio le istruzioni ed anche si ha maggior controllo su quelle date. Meno errori vuol dire impiegare il tempo al meglio in un clima di fiducia e di rispetto. Saper ascoltare se stessi, inoltre, metterà  al riparo da scelte di cui ci si potrebbe pentire e aiuterà  a soddisfare i bisogni ben individuati.

=> Il rispetto del bambino prenatale

Gli obiettivi raggiungibili ascoltando a livello attivo empatico potrebbero consistere, quindi, in un arricchimento personale, in un sostegno al nostro interlocutore perché trovi da solo le risposte ai suoi problemi o entrambi contemporaneamente; in tutti i casi: conviene aspettare il proprio turno ascoltando e poi parlare. Le nostre abitudini di ascolto in qualche modo sono state influenzate dai modelli appresi da bambini e da come si è sviluppata la nostra integrazione nelle prime occasioni di socializzazione.

L’ascolto attivo, attraverso i quattro momenti dell’ascolto passivo, dei messaggi di accoglienza, degli inviti calorosi e dell’ascolto attivo, viene utilizzato come mezzo per dare la possibilità  all’interlocutore di esprimersi senza incomprensioni, di accettare i propri problemi e di lasciare a lui la gestione di essi. Nell’ascolto è necessario un feedback ( = informazione di ritorno) positivo, tenendo presente che il processo di comunicazione è una funzione ricorsiva, in cui la risposta influenza la successiva emissione a tal punto che individuare emittente e ricevente diventa impossibile.

Le mamme si aprono naturalmente all’ascolto attivo del loro bambino anche grazie al cocktail ormonale che favorisce il loro processo di interiorizzazione. Purtroppo però l’impostazione della relazione madre-bambino è lasciata all’improvvisazione della madre ed è carente dell’offerta di qualsiasi strumento che ne aiuti la nascita e lo sviluppo.

La qualità della relazione e un buon lavoro sulla separazione possono grandemente influenzare il buon andamento del travaglio e del parto. La comunicazione col bimbo prenatale è innanzitutto rispetto dei tempi e delle modalità di risposta di una personalità in formazione. “Il silenzio, l’atteggiamento interiore e l’ascolto sono indispensabile condizioni preliminari per qualsiasi tipo di vera comunicazione interpersonale”.

Con il bambino in utero è, come per tutti, importantissimo l’atteggiamento interiore nei suoi confronti. Il bambino va accolto ed ascoltato dandogli tutta la nostra attenzione e stando in silenzio, creando uno spazio vuoto ed accogliente in cui si possa esprimere. Bisognerà che il piccolo si senta accettato, senza riserve, ‘così com’è’; sarà necessario chiedere il permesso (‘Ti va?’) prima di entrare in relazione con lui e attendere che questo permesso ci venga accordato (‘uno spazio silenzioso, accogliente in cui egli ci ascolta’). Il primo cibo del bimbo è l’amore, un bimbo si sente amato quando è accettato, si sente accettato quando è compreso, si sente compreso quando è adeguatamente ascoltato e si sente ascoltato quando i genitori (la madre in primis) gli dimostrano (feed-back) di sentire ciò che lui sente e provvedono a lui con conseguente coerenza (secondo feed-back).

Thomas Gordon dice “una persona non potrà mai essere sicura di essere accettata dagli altri finché l’accettazione non gli verrà dimostrata in modo attivo”. Nella madre a cui è stata insegnata la pratica dell’ascolto attivo si avvia un processo di questo tipo: essa si pone in un atteggiamento di silenzio mentale in cui si sintonizza sulla sfera emozionale del figlio e ne percepisce lo stato d’animo, cioè comincia a sentire ciò che lui sente. Ogni volta che una madre riuscirà a trovare una soluzione al disagio del proprio bambino prenatale, quest’ultimo sentirà di essere stato ascoltato nelle sue emozioni e quindi di essere stato compreso ed amato.

A cura di Dr. Cristina Fiore – Formatore – Prenatal Tutor