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Una madre davvero autentica

La gravidanza è un momento molto delicato e di grande cambiamento nella vita e nel corpo di una donna, ed ognuna di noi vive questa esperienza in maniera unica e diversa dalle altre. Si tratta di un viaggio la cui meta è sconosciuta fino a quando non si arriva a destinazione. Non è infrequente il timore, o la paura vera e propria delle responsabilità e dei cambiamenti che attendono una donna dopo che suo figlio verrà al mondo. Tanti sono i fattori che possono influenzare il modo in cui ci immaginiamo il diventare genitori: la nostra storia familiare, le esperienze di amici o parenti, il nostro modo di vedere il mondo e di immaginarci il domani, la qualità del rapporto con il partner e/o con la famiglia di origine, l’esistenza o meno di una buona rete di amicizie, una gestazione difficile, etc.

Quando si sta per affrontare un passaggio fondamentale della propria vita, è naturale che ci si pongano domande sulla propria adeguatezza e capacità di gestire una situazione del tutto nuova. Purtroppo, di frequente, questi sentimenti di disagio o di disorientamento non sono così facilmente accettati dalla donna in gravidanza, né dalle persone che la circondano.

Intorno a noi sono numerosissimi i condizionamenti che ogni giorno ci arrivano, ad esempio dalle riviste e dalla televisione, e che vorrebbero dirci come è giusto sentirci durante la gravidanza, che ci propongono immagini patinate (e spesso lontanissime dalla realtà) di donne in attesa e di neomamme sempre sorridenti, felici, rilassate, appagate. E questo non ci aiuta ad accettare con serenità e senza sensi di colpa o vergogna che la gravidanza e la maternità possono essere anche fatica, incertezza, difficoltà, né ci permette di accogliere i sentimenti di paura, inquietudine, disorientamento che ci colgono in questo percorso. Il fatto che la gravidanza ed i primi mesi dopo il parto non siano costellati solo da vissuti emotivi positivi, di gioia, serenità e appagamento, ma anche da insicurezze, dubbi, disorientamento, fatica, è qualcosa che spesso coglie le donne impreparate, e che quindi spaventa.

Nella mia esperienza presso il Centro di Psicoprofilassi e Fisiologia Ostetrica dell’Ospedale Careggi a Firenze, ho incontrato spesso donne in gravidanza che mi chiedevano con preoccupazione informazioni sulla depressione post partum e sulla probabilità che ne potessero soffrire una volta nato il loro bambino.

Premesso che oggi il termine depressione post partum è spesso usato a sproposito, vorrei invitare ad una riflessione più ampia su questo tema. C’è spesso la tendenza a considerare necessariamente “patologico” il vissuto emotivo relativo al diventare madre che non sia connotato solo positivamente, come se non fosse accettabile che una neomamma possa sentire (tantomeno esprimere) difficoltà, fatica, bisogno di ritrovare degli spazi solo suoi che le permettano di riappropriarsi anche solo per pochi minuti al giorno di se stessa e delle proprie necessità.

Far capire alle donne, e alla società  tutta, che sentimenti di questo tipo non sono sinonimo sempre e comunque di patologia, è importante per restituire alle donne il diritto di esprimere i propri vissuti e le proprie difficoltà senza doversi vergognare o sentire in colpa, per permettere loro di vivere in maniera più autentica se stesse ed il rapporto con il loro bambino, splendido, insostituibile, magico, ma anche a volte terribilmente faticoso.

Restituire alla donna il diritto di sentirsi inadeguata o poco competente nell’accudimento del suo bambino nelle prime settimane dopo il parto senza vergognarsene, significa offrire a questa donna la possibilità di chiedere aiuto senza sentirsi fallita, o incapace; significa aiutare questa donna a vivere con maggiore serenità ed autenticità la sua esperienza di maternità.

 

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