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Allattamento
L’allattamento naturale
Allattamento al seno
Riuscirò ad
allattare al seno?
Molte mamme si
chiedono comprensibilmente se saranno in grado di allattare i propri
figli, se avranno sufficiente latte, se sentiranno dolore
nell’allattare al seno. Si tratta di buone domande, che trovano
comunque la loro principale e rassicurante risposta
nell’appartenenza della specie umana, e quindi della donna, ai
mammiferi che hanno sviluppato la capacità di produrre latte per la
propria prole ben 220 milioni d’anni fa. I meccanismi preposti alla
produzione di latte sono quindi antichi e allo stesso tempo anche
ben collaudati.
Com’è fatta la
ghiandola che produce il latte?
La mammella è nel suo insieme ben più grande della ghiandola
mammaria, e questo significa che le dimensioni della mammella non
sono in rapporto con la capacità di produrre latte. Mammelle di
piccole dimensioni sono capaci di rispondere adeguatamente alle
esigenze nutritive del bambino. La ghiandola mammaria è divisa in
una decina di settori che drenano il latte prodotto
indipendentemente l’uno dall’altro facendolo uscire da forellini
separati in cima del capezzolo, che possono essere facilmente
individuati quando il latte spruzza fuori con vigore dalla mammella.
Il capezzolo è prominente per orientare il bambino verso la fonte di
nutrimento, più che per consentire al bambino di ancorarsi. Infatti,
quest’ultimo quando poppa adeguatamente introduce nella bocca non
solo il capezzolo, ma anche buona parte dell’areola attorno al
capezzolo. L’areola è inoltre dotata di ghiandolette rilevate lungo
la sua circonferenza, capaci di rilasciate un liquido che ha azione
protettiva (anche antibatterica) nei confronti dell’areola e una
funzione di orientamento olfattivo per il bambino in direzione della
fonte di nutrimento.
Come viene
regolata la produzione di latte?
A distanza di circa 2-3 giorni dopo la fuoriuscita della placenta
scatta la montata lattea, la produzione abbondante di latte, che
gradualmente viene a sostituire il prezioso latte dei primi giorni,
il colostro. Due sono i principali ormoni coinvolti
nell’allattamento al seno che vengono rilasciati dalla mamma a
seguito della suzione: la prolattina, che induce gli alveoli a
produrre latte e l’ossitocina, che aiuta a spremere la ghiandola,
contraendo il tessuto muscolare attorno agli alveoli. Più spesso e
più a lungo il bambino ha occasione di succhiare al seno, maggiore è
la produzione di ossitocina e quella di prolattina. Siccome i due
ormoni hanno azioni differenti, può capitare che la madre produca
latte a sufficienza, ma non riesca a far uscire adeguatamente il
latte perché il riflesso di emissione del latte non agisce
adeguatamente. Infatti, quando la madre è stressata, provata dal
dolore o sfiduciata, il riflesso di emissione è inibito e il latte
ha difficoltà, pur essendo normalmente prodotto, a fuoriuscire. Il
relax, l’affetto, la sicurezza in sé sono invece condizioni che
favoriscono l’azione dell’ossitocina e, quindi, il riflesso
d’emissione del latte.
Cosa si intende
per allattamento a richiesta?
A seguito della suzione del bambino si attiva il riflesso di
produzione di latte per azione della prolattina. Più il bambino
succhia, più prolattina è prodotta dal cervello della mamma e più
latte viene prodotto. Nei primi giorni il latte materno prodotto a
seguito della montata lattea può essere più o meno abbondante, ma la
mamma riuscirà ad adeguare la propria produzione secondo le
richieste del suo bambino, sempre che questo abbia la possibilità di
alimentarsi quando vuole e si attacchi correttamente e quindi
efficacemente al seno materno. Una mamma che produce un eccesso di
latte, allineerà la propria produzione verso il basso e viceversa
una mamma che non produce abbastanza ne può produrre di più, a
seconda dell’esigenze del bambino. La maggior parte dei bambini è
pienamente in grado, basandosi sulla propria fame, di succhiare più
o meno spesso e più o meno a lungo per ogni singola poppata. Questo
è appunto il concetto di alimentazione a domanda, la cui
comprensione è fondamentale per condurre con successo l’allattamento
al seno. Se, infatti, senza stretta necessità, il latte materno
viene alternato con altri liquidi come latte artificiale, acqua
zuccherata o camomille/tisane, allora il bambino succhierà meno al
seno materno e stimolerà meno la ghiandola mammaria della mamma, che
finirà per sottostimare la produzione di latte, venendo a produrre
effettivamente meno latte.
Quante poppate al
giorno?
Orientativamente 8 al giorno, con notevoli variazioni (da un minimo
di 5 a un massimo di 12 e, talvolta e transitoriamente, anche più).
La maggior parte dei bambini allattati esclusivamente al seno
continuano a volere circa 8 poppate al giorno per tutti i primi 6
mesi di vita. Non è vero quindi che riducano spontaneamente col
tempo il numero di poppate giornaliere. O forse è più corretto dire
che questo effettivamente vale solo per una minoranza di bambini.
Può capitare, infatti, che un bambino, che fino a un certo momento
aveva seguito uno schema alimentare piuttosto regolare, cominci
all’improvviso a volere succhiare più spesso. Questo è un
comportamento in realtà positivo, che documenta come il bambino sia
in grado di richiedere di più in caso di bisogno.
Una o due mammelle
per poppata?
Il bambino va lasciato succhiare da un lato finché ne ha voglia in
modo da ricevere anche la parte più grassa di latte, la cosiddetta
"panna che sazia", che è proprio di fine poppata. Il bambino si
stacca da solo; potrà bastargli la mammella di un lato solo oppure
potrà voler poppare anche alla seconda mammella, magari per pochi
atti di suzione. Staccarlo dalla prima mammella prima che abbia
finito, evita inoltre un’adeguata stimolazione alla mamma a produrre
altro latte. Inoltre, porre fine alla poppata dopo un tempo
predefinito non è un metodo efficace per evitare le eventuali
ragadi. Queste, infatti, non sono dovute al tempo d’allattamento,
bensì alle modalità scorrette di attacco del bambino al seno
materno.
Perché il latte
materno è unico?
Il latte che la mamma produce è un latte unico, inimitabile,
specifico per il proprio bambino, con una composizione ideale per le
sue esigenze complessive, non solo nutritive. È sempre pronto per
l’uso, alla giusta temperatura, igienicamente adeguato. In realtà il
latte materno non è solo il risultato di un perfetto equilibrio fra
i vari nutrienti, ma è anche ricco di molteplici sostanze ad azione
biologica, che sono presenti solo in minima misura nel latte
artificiale. Queste sostanze hanno effetti molteplici: aiutano la
digestione del bambino, rinforzano il suo sistema immunitario in
maniera permanente, maturano il sistema nervoso e gli altri organi,
stimolano la produzione del sangue.
Quali i vantaggi
dell’allattamento al seno per la madre?
L’allattamento al seno è qualcosa di più che un semplice atto di
nutrizione, così le sue implicazioni positive interessano non solo
il lattante, ma anche la donna che allatta. Insomma, anche la mamma,
che si dedica con affetto alla nutrizione naturale del proprio
bambino, gode di un vantaggio in salute, che si esprime innanzitutto
nella riduzione del rischio di tumori al seno e alle ovaie. Questo
effetto protettivo è maggiore quanto più a lungo la donna ha
allattato al seno, anche in gravidanze successive. Inoltre
l’apparato scheletrico della madre, che durante il periodo
dell’allattamento al seno rilascia calcio per la produzione di
latte, viene in qualche misura rinforzato da questa esperienza ed è
più pronto, in età senile, a far fronte all’osteoporosi e alle sue
complicanze. L’allattamento al seno rappresenta per la donna anche
un’opportunità per recuperare più in fretta il peso precedente alla
gravidanza, dal momento che per produrre latte spende calorie e
grassi. Il fatto che questo atteso calo di peso non si riscontri
sempre dipende piuttosto dal cambiamento delle abitudini di vita che
segue alla maternità, magari accompagnato da un’alimentazione in
eccesso (e non necessaria), piuttosto che da un effetto cosiddetto
"ingrassante" proprio dell’allattamento al seno. L’allattamento al
seno poi fa risparmiare la famiglia perché si evita l’acquisto di
latte artificiale, biberon, tettarelle e di soluzioni sterilizzanti.
Quali i vantaggi
dell’allattamento al seno per il bambino?
Una lunga lista di malattie risultano meno frequenti quando il
bambino viene allattato al seno. Questa protezione supera anche il
periodo dell’allattamento, mostrando effetti positivi di lunga
durata. In altre parole l’allattamento al seno porta con se un bonus
di salute non solo nei riguardi delle malattie infettive
(respiratorie e diarrea innanzitutto), ma anche di condizioni come
le allergie, l’obesità, l’armonico sviluppo neurointellettivo e del
sistema immunitario. I bambini allattati al seno, infatti,
richiedono minori cure mediche e vengono meno ospedalizzati.
Miti da sfatare
Un complesso di
regole destinate alla donna che allatta si è sviluppato nel corso
dei secoli ed è giunto fino ai nostri giorni. Se questo insieme di
regole poteva trovare, in tempi passati, fondamento nelle condizioni
igieniche e di vita della donna, attualmente non ha nessun
significato. Vediamole di seguito
...tanto per
sfatare alcuni miti, non serve quindi che:
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La
donna rinunci all’uso del latte dei primi giorni (il colostro), che
è preziosissimo per la ricchezza di anticorpi ed è più che adeguato
alle necessità nutritive del neonato
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La
donna s’imponga una certa dieta. Basta che segua a tavola il suo
appetito. Nessun alimento particolare è proibito, ma vale la
raccomandazione generale di essere moderate nelle quantità e di
variare i cibi. Qualora la madre individui un rapporto fra il
consumo di certi cibi e determinati disturbi del bambino, potrà
allora decidere di eliminare uno o più cibi dalla sua dieta. Siccome
le diete vegetariane strette portano una carenza della vitamina B
12, questa andrà assunta dalla madre vegetariana con integratori
alimentari specifici.
-
La
mamma s’imponga di bere un certo volume di liquidi (magari come
tisane) con l’obiettivo di fare più latte, perché la sua produzione
non dipende da quanto si beve, ma dalla stimolazione del seno
materno da parte del bambino.
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La
mamma si astenga da attività sportive, perché è ormai ben noto che
queste, se moderate, aumentano la produzione di latte, senza
modificarne la composizione e la crescita del bambino.
-
La
donna segua rituali igienici di pulizia del seno e del capezzolo
prima e dopo della poppata, perché basta la pulizia quotidiana del
corpo, l’allattamento al seno, infatti, protegge il bambino
dall’esposizione eventuale a germi patogeni.
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La
mamma sospenda l’allattamento per una febbre, un’influenza,
un’infezione; in questi casi non esiste controindicazione ad
allattare, perché il latte materno non rappresenta la via di
contagio. Se il bambino dovesse ammalarsi dello stesso disturbo, il
latte materno può aiutare il piccolo a guarire.
In conclusione
l’allattamento al seno è compatibile con uno stile di vita dinamico,
moderno, che preveda anche la cura del corpo e una regolare attività
fisica. Il fumo di sigarette può ridurre la produzione di latte. Il
fumo passivo inoltre risulta, senza alcun dubbio, dannoso per il
bambino che lo respira.
Come prevenire e
come superare i problemi più comuni?
Gran parte dei problemi che insorgono durante l’allattamento al
seno, quali le ragadi, l’ingorgo, la mastite e la scarsa produzione
di latte sono in realtà prevenibili con un corretto attacco al seno
materno del bambino e dalla sua libertà di succhiare a richiesta.
Infatti se il bambino si attacca bene al seno prendendo in bocca non
solo il capezzolo, ma anche parte dell’areola e senza succhiarsi il
labbro inferiore, le ragadi del capezzolo sono molto rare. Se le
ragadi dovessero comparire è meglio evitare di applicare pomate e
unguenti, la cui efficacia non è provata e che possono viceversa col
loro odore confondere l’orientamento olfattivo del bambino di fronte
alla fonte di nutrimento. Il ricorso ai paracapezzoli (coppette di
plastica sottile proteggi-capezzolo) può rappresentare una soluzione
temporanea al problema, ma può allo stesso tempo indurre una
stimolazione ridotta alla produzione di latte. Bisognerà quindi
cercare di evitarne l’uso o di sospenderne l’uso non appena le
ragadi vanno meglio.Talora può succedere che in caso di separazione
fra madre e bambino, malattia materna o malattia del bambino, il
bambino improvvisamente succhi al seno meno spesso di quanto faceva
fino a quel momento. In questi casi sarà bene compensare le mancate
suzioni con la spremitura (manuale o meccanica) del latte dal seno
per evitare improvvisi accumuli di latte e ingorghi. È bene che la
madre impari ad essere autonoma nell’uso della tecnica della
spremitura, imparandola già prima della dimissione dall’ospedale
dopo il parto.
è importante che
l’allattamento al seno sia esclusivo?
Per esclusivo s’intende l’allattamento al seno senza aggiunte di
altri liquidi (latte artificiale, tisane, camomilla) o alimenti
semisolidi e solidi (frutta, pappette e minestrine). Evitando
aggiunte non necessarie, ci sono meno interferenze fuorvianti ed è
più probabile che l’allattamento continui nel tempo. Esiste poi un
rapporto fra durata ed esclusività dell’allattamento al seno e
vantaggio per la salute di mamma e bambino. In altre parole, se
l’allattamento è esclusivo e duraturo, il beneficio di salute
aumenta, per esempio riducendo in maniera proporzionale il rischio
di tumore al seno nella mamma e di obesità nel bambino. Se il
bambino cresce regolarmente ed è soddisfatto, l’alimentazione può
continuare ad essere esclusivamente al seno per tutti i primi 6
mesi. Il latte materno ha la composizione adeguata per rispondere
alle esigenze nutrizionali del bambino per tutti i primi 6 mesi
vita. In questo caso infatti dare al bambino alimenti diversi dal
latte materno non reca vantaggio. Bisogna, comunque, controllare
periodicamente la crescita del bambino, che risulta in media pari a
150-200 grammi alla settimana. Non vale la pena sottoporre il
bambino a quella che si chiama la doppia pesata (confronto del peso
del bambino prima e dopo la poppata), perché quello che interessa è
il risultato complessivo (la crescita del bambino) e non la quantità
di latte materno presa per ogni singola poppata.
Fonte:opuscolo "Quando
nasce un bambino" (sezione a
cura del Dott.Riccardo Davanzo Irccs - Ospedale Burlo Garofalo,
Trieste)
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