Vaccino Covid in gravidanza e allattamento, perché "Non si può più aspettare"

Perché è importante considerare le donne in gravidanza e in allattamento come categoria a rischio e coinvolgerle attivamente nella campagna vaccinale, in vista del prossimo autunno. Parola agli ultimi studi e agli esperti.

Sono tante le domande in merito ai vaccino Covid che, in un’epoca in cui la campagna vaccinale procede spedita (mentre scriviamo sono 834 milioni le persone nel mondo che hanno concluso il ciclo e sono state immunizzate), coinvolgono ormai tutte le fasce d’età.

Mentre si studia un piano per poter riaprire a settembre senza la spada di Damocle della variante Delta e si procede con le sperimentazioni per aprire le vaccinazioni anche ai bimbi dai 2 ai 12 anni, ci si chiede anche se in gravidanza e allattamento i sieri attualmente sul mercato e usati per la vaccinazione di massa siano assolutamente sicuri.

La risposta unanime di esperti, scienziati e medici è sì: in un paper della Federazione SIGO-AOGOI-AGUI-AGITE (Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia) unitamente alla SIN – Società Italiana di Neonatologia e alla SIMP – Società Italiana di Medicina Perinatale si legge chiaramente che le donne incinte dovrebbero essere considerate fascia a rischio e che le vaccinazioni in questo senso dovrebbero essere una priorità.

Vaccino Covid-19 in gravidanza e allattamento: che fare? Le risposte del ginecologo

Sulla pagina informativa del sito dell’OMS, relativa ai vaccini Pfizer e Moderna, in merito alla questione vaccini anti-Covid in gravidanza si legge che ogni soggetto, seguita dal proprio medico, dovrebbe valutare il grado di rischio di ammalarsi e subire conseguenze sulla salute prima di decidere sul vaccino. Sulla pagina è specificato però che le donne incinte non sono una priorità della campagna vaccinale e non perché i vaccini non siano sicuri, ma perché nell’emergenza sanitaria non è stato possibile includere le sperimentazioni su tutte le fasce, con l’attenzione tutta focalizzata su quelle a rischio o con patologie gravi.

Nel comunicato della Federazione SIGO (SIGO-AOGOI-AGUI-AGITE) – SIMP – SIN si approfondisce però un punto di vista importante rispetto alla questione, soprattutto perché ora, rispetto all’inizio del 2021, abbiamo più studi aggiornati di riferimento soprattutto sui vaccini a mRNA (come quello presentato a febbraio 2021 da un team di esperti e pubblicato sul The New England Journal of Medicine), ma anche dati e sperimentazioni su larga scala. Nella nota si legge che le donne incinte dovrebbero invece essere considerate categorie a rischio, soprattutto partendo da alcuni assunti fondamentali:

  • le donne in gravidanza devono essere considerate popolazione fragile;
  • la vaccinazione non è controindicata in gravidanza;
  • la vaccinazione non è controindicata in allattamento;
  • la vaccinazione non è controindicata nelle donne che assumono contraccettivi ormonali;
  • non vi è nessun dato scientifico che ipotizza ripercussioni della vaccinazione sul potenziale riproduttivo maschile o femminile;
  • non è consigliata nessuna terapia di supporto o nessuna indagine preliminare alla vaccinazione.

Diversi studi hanno anche confermato che le donne vaccinate in gravidanza con sieri Pfizer e Moderna trasferiscono gli anticorpi al feto, in un processo virtuoso che non può che migliorare a lungo termine la situazione epidemiologica.

A Lecce la prima bambina immune al Covid (nata da mamma vaccinata in gravidanza)

Rimane ovviamente alta l’attenzione su questa categoria, per la quale la Federazione propone centri vaccinali appositi, con percorsi informativi specifici anche per il periodo post-parto. La mancata comunicazione su questo tema, soprattutto in un contesto evolutivo del virus in cui le varianti continuano a fare paura, provoca disinformazione e indirettamente influenza la natalità in Italia, fortemente debilitata dopo il primo anno della pandemia.

Mentre la scienza va avanti e gli studi analitici su migliaia di donne in gravidanza che, in qualunque epoca gestazionale, hanno ricevuto un vaccino a mRNA (con esiti variegati, esattamente com’era anche pre-pandemia), diventa indispensabile quanto meno fare informazione, senza diffondere paura o stigma, con tutte le categorie e non rivolgere indistintamente a tutta la popolazione lo stesso messaggio, proprio perché i target sono diversi.

Il “Vacciniamoci!” non può bastare, a livello psicologico, in un contesto di incertezza e differenziazione tra fasce d’età, provenienza, aspettative, ideologie. Ed è per questo che la corretta comunicazione sul vaccino Covid, anche e soprattutto per donne in gravidanza e allattamento, diventa fondamentale per scongiurare il pericolo di nuove ondate.

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