La talassemia è una malattia genetica ereditaria il cui sintomo principale è l’anemia. Sono distinguibili diversi tipi di talassemia con gradi di severità differenti. Quella più diffusa nel bacino del Mediterraneo è la beta-talassemia major, o anemia mediterranea.

Vivere con la talassemia è possibile, ma richiede la stretta aderenza al piano terapeutico. Se i genitori sono portatori sani della malattia, è possibile che la trasmettano in forma severa ai figli.

Ma cosa significa essere portatori sani? Come si può prevenire il rischio di trasmissione ai figli? Quali sono gli altri sintomi associati alla talassemia? Vediamolo insieme.

Anonimo

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Cos’è la talassemia?

Il termine talassemia deriva dal greco “thàlassa” (mare) e “haîma” (sangue), e sta ad indicare la maggiore prevalenza di questa patologia nelle persone che vivono nell’area del Mediteranneo. Storicamente, la ragione è da rintracciare nel vantaggio selettivo che la talassemia conferiva agli abitanti delle aree paludose mediterranee contro la malaria.

Quando si parla di talassemia, ci si riferisce a un gruppo di malattie ereditarie caratterizzate da anemia cronica causata dall’insufficiente produzione di emoglobina, la molecola deputata al trasporto dell’ossigeno, presente nei globuli rossi.

Dal punto di vista strutturale, l’emoglobina degli adulti, denominata HbA, è formata da quattro catene polipeptidiche, due alfa (α) e due beta (β), ciascuna con al centro un atomo di ferro. Nel feto, invece, è presente un altro tipo di emoglobina, l’HbF, formata da due subunità alfa e da due subunità chiamate gamma (γ). Le mutazioni a carico dei geni che codificano per le catene dell’emoglobina possono determinare uno sbilanciamento tra catene alfa e beta e la conseguente produzione di emoglobine anomale, non funzionali.

Tipologie di talassemia

I difetti congeniti che portano alla talassemia possono essere di vario tipo e di varia gravità. Tutti determinano deficit nella sintesi e nel funzionamento dell’emoglobina. A seconda della catena dell’emoglobina colpita dal difetto genetico, si parla di alfa-talassemia o di beta-talassemia.

Vediamo insieme nello specifico i principali tipi di talassemia noti.

Alfa-talassemia

L’alfa-talassemia, come suggerisce il nome stesso, riguarda le catene alfa dell’emoglobina. Normalmente sono presenti 4 geni alfa, posti sul cromosoma 16, che codificano per le rispettive catene. La perdita (o delezione) di uno o più di questi geni causa la riduzione della sintesi delle catene polipeptidiche alfa e la comparsa della malattia. In base al numero delle delezioni, sono possibili le seguenti condizioni:

  • se è deleto un solo gene alfa si dice che il soggetto è portatore silente di α-talassemia (αα/α-);
  • se sono deleti due geni alfa il soggetto viene definito portatore di alfa zero talassemia (o tratto alfa-talassemico) e sviluppa un’anemia microcitica da lieve a moderata (αα/- oppure α-/α-);
  • se sono deleti tre geni alfa la produzione di catene alfa è gravemente compromessa, con la conseguente formazione di tetrameri di catene beta (HbH). I pazienti affetti da malattia da HbH presentano spesso anemia emolitica sintomatica e splenomegalia (–/α-);
  • se sono deleti tutti e quattro i geni si avrà una situazione incompatibile con la vita già in utero, definita idrope fetale o Hb Barts.
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Beta-talassemia

Le catene beta dell’emoglobina sono codificate da due geni che si trovano sul cromosoma 11. Le mutazioni a carico dei geni beta possono avere due esiti: sintesi difettosa, o assenza di sintesi. In base al tipo di mutazione, al numero dei geni colpiti e al relativo grado di compromissione della produzione delle catene beta, distinguiamo:

  • beta-talassemia minore (o tratto) si manifesta negli eterozigoti, che presentano cioè un solo gene mutato, mentre l’altro è normalmente funzionante. Di solito i pazienti, definiti portatori sani, sono asintomatici con anemia microcitica da lieve a moderata;
  • beta-talassemia major, o anemia mediterranea, o anemia di Cooley, se entrambi i geni sono mutati. Ѐ la forma più grave di talassemia, che compare già intono a un anno di vita, con anemia grave e necessità di emotrasfusioni;
  • beta-talassemia intermedia, se entrambi i geni sono mutati, ma sono mutazioni meno gravi di quelle che si osservano nella forma major. I pazienti possono condurre una vita normale, ma potrebbero aver bisogno di trasfusioni, per esempio in caso di malattia o di gravidanza.

I sintomi della talassemia

La gravità dei sintomi è associata al tipo di talassemia di cui si soffre. I portatori di una delle forme di talassemie sopra descritte possono anche risultare asintomatici. L’anemia è un sintomo tipico, comune sia ai casi di talassemia meno gravi che a quelli più gravi, come l’anemia mediterranea.

Oltre all’anemia i pazienti affetti da talassemia possono manifestare altri sintomi, come:

  • ittero;
  • debolezza e affaticamento;
  • ulcere agli arti inferiori;
  • calcoli biliari;
  • gonfiore addominale;
  • ingrossamento di fegato e milza;
  • ispessimento delle ossa del cranio;
  • urine scure;
  • accumulo di ferro, soprattutto nel cuore e nel fegato.

In quest’ultimo caso, ovvero quando vi è un sovraccarico di ferro, i depositi di ferro nel miocardio possono provocare insufficienza cardiaca. Mentre l’accumulo a livello epatico può portare a un’insufficienza funzionale e alla cirrosi.

Esistono terapie per la talassemia?

Per i portatori sani il trattamento può non essere necessario. Negli altri casi gli approcci terapeutici possibili sono essenzialmente due:

  • le trasfusioni di sangue, che vanno associate a una terapia di chelazione del ferro in eccesso, per evitare ulteriori danni;
  • il trapianto di midollo osseo o di cellule staminali cordonali da donatori compatibili, che è, ad oggi, l’unica terapia risolutiva.

Un approccio terapeutico alternativo, ma che è ancora agli inizi, è rappresentato dalla terapia genica: le cellule staminali ematopoietiche del paziente vengono prelevate, viene corretto il difetto genico, dopodiché vengono infuse nuovamente nel paziente stesso.

Talassemia, “portatori sani” e gravidanza

La talassemia è la malattia genetica più diffusa a livello mondiale. Nel bacino del Mediterraneo, la forma prevalente è la beta-talassemia major, comunemente nota proprio come anemia mediterranea. Viene trasmessa dai genitori ai figli con una modalità autosomica recessiva, ovvero se entrambi i genitori sono portatori sani della malattia, la probabilità che nasca un figlio con l’anemia mediterranea è del 25%.

Molto spesso però i portatori sani non sanno di esserlo. Come capire allora se si è portatori e scongiurare il rischio di avere un figlio con la malattia? Nella maggior parte dei casi sono sufficienti analisi di laboratorio, ma è sempre utile richiedere la consulenza di un genetista.

In ogni caso, essere portatori o affetti da talassemia non impedisce di diventare genitori. Sono necessari però degli accorgimenti ulteriori. Per esempio, nel caso in cui solo la madre sia malata, durante la gravidanza è necessario ricorrere a trasfusioni più frequenti. Nelle donne portatrici, invece, durante la gravidanza si può manifestare unʼanemia moderata, che regredisce dopo la somministrazione di ferro e di acido folico.

Se entrambi i futuri genitori dovessero risultare portatori di anemia mediterranea si può pensare di ricorrere alla fecondazione eterologa e alla diagnosi preimpianto.

Se invece la gravidanza è già avviata, tramite cordocentesi, amniocentesi o villocentesi è possibile valute lo stato di salute del bambino.

Articolo originale pubblicato il 15 maggio 2020

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  • Salute e Benessere