Lallazione: quando iniziano i primi suoni del bebè? - GravidanzaOnLine

Lallazione: quando il neonato inizia a farsi sentire

Prima che il neonato inizi a parlare, comincia a reagire con suoni e sillabe ripetitivi, imitando il linguaggio degli adulti. Questa fase si chiama lallazione: vediamo quando si sviluppa e cosa fare se ritarda.

La lallazione è la produzione di suoni dei neonati prima del linguaggio, ed è composta da coppie di vocali e consonanti, con cambiamento di tono a seconda dell’intenzione. Si verifica solitamente a partire dal settimo mese del bambino, ma può variare molto da individuo a individuo, senza preoccuparsi del ritardo.

Il vocabolario Treccani definisce la lallazione più precisamente come “la pronuncia delle prime sillabe da parte del bambino nel primo anno di vita durante il processo di apprendimento del linguaggio”.

 A quanti mesi inizia la lallazione?

La lallazione è una fase importante, che il Ministero della Salute inserisce tra gli stadi dello sviluppo cognitivo e della crescita di un neonato tra ile il 9° mese. In particolare il bambino inizia a riconoscere i suoni dei genitori, accompagnati da uno stato d’animo, e prova a ripeterli. Finché inizia lui stesso a comunicare con gli adulti attraverso sillabe ripetute. Le prime a svilupparsi sono solitamente ma-ma-ma e pa-pa-pa, ma molto diffusa è anche ta-ta-ta.

La cosa importante della lallazione è che attraverso questi suoni il bebè impara a comunicare gioia, dolore, rabbia e le varie sensazioni. Questo accade perché in questa fase iniziale dello sviluppo, il neonato apprende la differenza fra se stesso e gli altri, e sente la necessità di esprimersi, riproducendo dei suoni vocali. Non sono ancora parole con un significato linguistico, anche se possono ricordare delle parole vere, ma rappresentano un effetto sonoro piacevole da dire per il bambino.

La lallazione è anche fondamentale nello sviluppo psico-motorio e la coordinazione del bambino. Questa attività infatti solitamente inizia quando il neonato impara l’attività ritmica del corpo e soprattutto delle manine. Il bebè associa inizialmente i suoni ripetuti a dei gesti e movimenti, come battere le mani o battere gli oggetti.

Come stimolare la lallazione

lallazione

Il processo di crescita della lallazione può avvenire in periodi diversi a seconda del bambino. Esistono dei modi che la mamma può utilizzare per stimolare la lallazione.

  • Parlare con il bambino è fondamentale per insegnare sempre più suoni e linguaggi. Si può conversare guardandolo, anche mentre si fanno attività come cambiare il pannolino o durante l’allattamento. Oppure durante una passeggiata o la spesa, descrivendo cosa si sta vedendo e facendo in modo che inizi a immagazzinare i suoni. Parlare ripetutamente, come ad un adulto è importante perché anche se il bebè non capisce ancora i significati, inizia a conoscere i suoni e soprattutto i toni.
  • La seconda cosa da fare quando si parla con lui è cambiare tonalità per far comprendere le diverse intenzioni. Fare domande retoriche, raccontare un fatto accaduto, fare un elenco di cose che devi fare, o cose che sono giuste o sbagliate, che provocano quindi un tono più serio.
  • Quando il neonato inizia a lallare, è buona cosa ripetere quello che dice, in modo da dimostrargli la massima attenzione. Il bambino sarà spinto a fare sempre più versetti, a ripeterli e a dirne di nuovi per mantenere  vivo l’interesse su di sé. Allo stesso modo si può rispondere con suoni diversi per far capire che si sta ascoltando.
  • Oltre a ripetere i suoni che fa il neonato, si possono introdurre versi nuovi inventati, in modo che possa imparare anche movimenti diversi della bocca, semplici e intuitivi, e capisca che sta facendo una cosa giusta.
  • L’importante è parlare sempre abbastanza lentamente e in modo semplice, evitando discorsi troppo complicati e scandendo relativamente le parole. Il neonato deve avere modo di seguire le labbra e i movimenti della bocca che generano un determinato suono e un vocabolo, per poter imparare.

Assenza di lallazione: cosa significa?

Il processo di lallazione non ha un inizio uguale per tutti i neonati, e non c’è quindi da preoccuparsi troppo se ritarda. Tuttavia, un grande ritardo o l‘assenza totale di lallazione, deve essere segnalata e trattata da un logopedista, perché può rappresentare un Disturbo del Linguaggio (DL) o Specifico del Linguaggio (DSL). Dal momento che è legato al processo di sviluppo psico-fisico, un ritardo nello sviluppo cognitivo non è da sottovalutare. Circa il 3-5% dei bambini in fase pre-scolastica soffre di problemi nella crescita che, se trattati in modo tempestivo e corretto, non creano problemi nello sviluppo futuro.

Si tratta di deficit cognitivi più complessi, oppure che interessano solo il linguaggio, e si differenziano a seconda dell’area compromessa. Il deficit fonologico-sintattico si manifesta difficoltà nell’organizzazione dei suoni nelle parole e delle frasi complete. Il Disordine Fonologico coinvolge invece soltanto il canale fonologico. Infine, si possono manifestare sindromi legate alla comprensione e produzione lessicale e semantica. Il bambino fatica a capire il significato delle parole e creare frasi di senso compiuto e appropriato al contesto.

Dalla lallazione alla parola

La lallazione solitamente dura qualche mese, seguita verso il primo anno di età (tra l’11° e 12° mese) dai primi vocaboli. Inizialmente il neonato impara ad associare le parole al loro significato e a ripeterle, senza creare frasi complete. Questa fase solitamente si accompagna al riconoscimento di oggetti e persone che vede più spesso, e che indica con le mani.

Il linguaggio si sviluppa in modo più completo verso i 2 anni, quando il bambino associa due o tre vocaboli per dare vita a frasi semplici. Come per tutte le fasi precedenti, anche durante questo periodo i genitori devono avere sempre un coinvolgimento attivo e un atteggiamento positivo, che stimoli il bambino a parlare rispettando le sue tempistiche.

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