Della maternità si dicono tantissime cose, spesso adagiandosi su convinzioni e credenze radicate che poco o nulla hanno a che vedere con la realtà. In mezzo a questa marea di stereotipi, consigli non richiesti, saggezza popolare e approcci scientifici, però, c’è una verità: diventare mamma è un processo trasformativo.

Un cambiamento che, però, non è uguale per tutte le persone che lo subiscono, perché non esiste una maternità unica e universale ma tante esperienze diverse quante sono le persone che hanno figli.

Non solo è possibile diventare madre in modo diverso – naturalmente, grazie a un percorso di PMA, alla gestazione per altri nei Paesi in cui è legale o all’adozione – ma questo passaggio non assume per tutte le stesse caratteristiche, né si accompagna inevitabilmente a determinate fasi, emozioni o sensazioni.

Cosa comporta diventare mamma?

La risposta più onesta a questa domanda è: dipende dalla persona che lo diventa. Sicuramente diventare mamma è un grande cambiamento per chi decide di avere un figlio, sia dal punto di vista fisico (lo vedremo meglio in seguito) che psicologico, oltre che dal punto di vista pratico.

Non si tratta di un semplice stravolgimento di ritmi, orari, abitudini (che varia ovviamente a seconda della situazione di partenza) e della creazione di nuove routine, oltre che da una serie di nuove questioni pratiche che accompagnano la gestazione e poi la vita genitoriale: visite, controlli periodici, incombenze burocratiche.

Diventare mamma è un viaggio che inizia a volte nel momento in cui un test di gravidanza è positivo a volte molto prima, quando quella gravidanza diventa cercata, e che segue percorsi assolutamente non lineari, talvolta anche accidentati.

Alcune persone – sono quelle i cui racconti sono quelli che dominano la narrazione mainstream – provano un senso di gioia, completezza, amore travolgente. Ma questo non è vero per tutte, o non lo è nella stessa misura. Perché tra i compagni di viaggio possono esserci anche ansia, smarrimento, paura, confusione, senso di inadeguatezza. Emozioni che vengono vissute con senso di colpa, perché per le madri ammettere che la maternità può essere un’esperienza sfidante e che possono esserci delle conseguenze sul benessere psicofisico è ancora un tabù, che cancella quel fenomeno definito “ambivalenza materna” che è invece molto reale.

Associare all’idea della maternità sentimenti come rabbia, risentimento, apatia, noia, dolore, insofferenza è inaccettabile per la nostra società: eppure, succede e a volte è questa la risposta alla domanda “cosa comporta diventare mamma”? Ammetterlo non ci rende dei mostri, ma ci aiuta a rompere un’idea irreale della maternità per abbracciare i diversi vissuti e vivere questa esperienza, indubbiamente catalizzante, in maniera più autentica.

I cambiamenti fisici e psicologici

Il primo ad accorgersi dei cambiamenti che diventare mamma porta con sé è il corpo. A volte, ancor prima di avere la certezza di una gravidanza, ci sono settimana per settimana dei cambiamenti dovuti all’impianto dell’embrione e alle prime fluttuazioni ormonali, come stanchezza estrema, sbalzi d’umore, bisogno di urinare più spesso e con maggiore urgenza, seni gonfi e doloranti, aumento delle secrezioni dalla vagina, crampi simili a quelli che precedono le mestruazioni.

Il primo trimestre è anche quello che generalmente è caratterizzato dalle nausee (che nonostante il nome non sono solo mattutine, purtroppo) il cui nome scientifico è iperemesi gravidica e che dipendono dall’aumento dell’ormone Beta hCG.

Man mano che la gravidanza progredisce, possono presentarsi nuovi cambiamenti: non solo l’aumento di peso e la crescita della pancia, ma anche gengive infiammate (a causa degli ormoni), costipazione, dolore alla schiena, gambe pesanti e vene varicose, caviglie gonfie e bruciore di stomaco.

Non solo: man mano che il corpo si prepara al parto e il feto cresce: non solo gli organi interni si spostano per “fare posto”, ma anche le ossa del bacino saranno soggette a movimenti per accomodare il feto.

Ma i cambiamenti fisici continuano anche dopo il parto: non solo a causa dell’allattamento e del puerperio – durante il quale il corpo si riassesta e sono presenti le cosiddette “lochiazioni” ovvero le perdite post partum – ma anche, ad esempio, a livello del perineo. Nelle prime settimane dopo il parto, inoltre, è normale un aumento della sudorazione e la presenza di contrazioni uterine.

Se i cambiamenti fisici possono essere percepiti in maniera diversa da ogni donna ma seguono percorsi più o meno simili, lo stesso non si può dire dei cambiamenti psicologici. Lo abbiamo visto: ognuna proverà cambiamenti psicologici diversi e in diversa misura.

Che dire del fantomatico “istinto materno”? Un mito duro a morire quanto privo di riscontri reali. Basta ricordare che, se è vero che quando si diventa genitori la chimica del nostro cervello cambia, questo non è legato alla biologia o al parto:

gli studi mostrano che anche i padri, i genitori adottivi e le madri che non hanno portato avanti la gravidanza nelle coppie omosessuali sperimentano livelli elevati di ossitocina, serotonina e dopamina durante la transizione alla genitorialità. I genitori non sembrano mostrare alcuna differenza nei livelli di ossitocina, come dimostrato in uno studio del 2010.

Diventare mamma: le fasi della maternità

Le 4 fasi della prima maternità”, “Le 6 fasi del diventare mamma”, “I 7 stadi della maternità”. Basta una ricerca su Google per rendersi conto che, se è vero che ci sono diverse fasi della maternità, più difficile è definire quali siano. Il perché è semplice, e lo abbiamo già detto: non esiste una maternità uguale all’altra e diventare mamma è un’esperienza multiforme e variegata.

Un’esperienza che cambia intensamente dal momento dal test di gravidanza a quello del parto, ma che diventa ancora più diversa man mano che da piccoli neonati paffutelli i nostri figli si trasformano in piccoli umani a due zampe che che rispondono “no” a tutto quello che diciamo, piccoli scolari alle elementari e poi, prima che ce ne rendiamo conto, adolescenti ribelli e piccoli grandi adulti.

Ovviamente, quando parliamo di “fasi” se ci riferiamo alla gravidanza ci sono sono dei passaggi che – dalla fecondazione all’impianto, passando per lo sviluppo del feto attraverso i trimestri fino all’inizio del travaglio, la rottura delle acque (che, ricordiamolo, a differenza di quello che vediamo nei film nella maggioranza dei casi avviene alla fine e non all’inizio del travaglio!) e l’espulsione – sono riscontrabili da donna a donna. Quando parliamo di “maternità”, però, parliamo di un fenomeno che va al di là del mero lato biologico e che, per questo, è molto più difficile definire.

3 cose da sapere per prepararsi alla maternità

1. Dite addio alle aspettative

La prima cosa da fare è ripetere (e ripetersi): non esiste il genitore perfetto. Potrebbe essere difficile da credere quando vediamo tutte quelle mamme iperperformanti che apparentemente riescono a fare tutto al meglio senza perdere un colpo, ma è vero. Gli inciampi ci saranno: è inevitabile. Fino all’arrivo del bambino, non sapremo come sarà o come andranno i suoi schemi (e i nostri).

Se c’è una cosa che ci insegna diventare genitori, è ad abbracciare l’ignoto e quello che non possiamo controllare. Questo vale anche per il bambino: dobbiamo imparare a lasciare andare le aspettative su un figlio ideale e prepararci a prenderci cura e amare il bambino che sarà. Solo così potremo davvero aiutarlo a esprimere se stesso al massimo.

2. Preparatevi a rallentare

Che si tratti di riprendersi dal parto o anche semplicemente di uscire per prendere una boccata d’aria fresca, è importante concedersi un po’ di tempo per adattarsi a quello che significa diventare mamma (o diventarlo di nuovo). Non c’è nessuna fretta: questo vale sia per gli impegni quotidiani che per le milestone che pensiamo di dover raggiungere, come madri e dai nostri figli. Darsi tempo è fondamentale.

3. Preparate rete salvagente

La famiglia e gli amici saranno più che felici di aiutare, guidare e supportare le neomamme (o, meglio, i genitori) a gestire tutte le emozioni durante la gravidanza adesso e quando arriverà il tuo piccolo. È una buona opportunità per entrare in contatto con altri futuri genitori: dare un’occhiata ai gruppi locali, ai corsi preparto (e postparto!) in zona è un modo per uscire di casa (prima e dopo la nascita) e allo stesso tempo avere l’opportunità di incontrare mamme incinte che vivono vicino a noi. Alcune di queste connessioni spesso si trasformano in amicizie per la vita e possono rappresentare un’ancora di salvezza nel postparto.

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