Distacco amniocoriale: un’eventualità (diffusa) del primo trimestre

Durante la formazione della placenta può capitare che i tessuti che la compongono si separino tra loro, provocando un distacco amniocoriale, un fenomeno che preoccupa ma che solitamente si rivela innocuo se trattato correttamente.

Le prime settimane, e più in generale il primo trimestre, sono la fase più delicata di ogni gravidanza. È infatti il periodo dove ci sono più rischi per il feto in quanto, oltre a doversi formare, si deve impiantare correttamente per poter dare il via alla gravidanza. Ciò che avviene in questo periodo è vissuto con grande emozione e tensione; il timore che qualcosa non vada per il verso giusto è sempre molto alto e può provocare forti stati di stress.

Constatare in questo periodo delle perdite di sangue o dei dolori a livello addominale è indubbiamente una sensazione terrificante che induce a pensare il peggio (un aborto spontaneo), ma non sempre la possibilità peggiore è la possibilità maggiore. È il caso, per esempio, del cosiddetto distacco amniocoriale, un fenomeno molto diffuso e che, sebbene spesso sia accompagnato da sintomi che destano preoccupazione, è nella stragrande maggioranza dei casi innocuo e facilmente risolvibile.

È bene saperne di più per saperlo riconoscere e sapere cosa fare qualora si sospettasse questo fenomeno.

Cos’è il distacco amniocoriale?

Propriamente il distacco amniocoriale è lo scollamento che si verifica tra il sacco amniotico e il sacco coriale ovvero le parti che formano la placenta, l’organo fondamentale per la sopravvivenza e la crescita sana del feto.

Lo sviluppo della placenta inizia indicativamente dalla seconda settimana di gravidanza, dopo l’impianto dell’embrione, ma è un processo che prevede diverse fasi. Inizialmente alcune cellule formano una membrana esterna, detta corion, che circonda la blastocisti, lo zigote che ha raggiunto questo stadio al quinto/sesto giorno dopo la fecondazione.

Altre cellule, invece, entro il dodicesimo giorno, formano il sacco amniotico che si riempirà dell’omonimo liquido e nel quale l’embrione fluttuerà per il corso della gravidanza. Il distacco amniocoriale, quindi, da non confondere con il distacco di placenta (più grave e che generalmente si verifica nel corso del terzo trimestre), è la separazione che può verificarsi tra questi due tessuti della placenta.

Posta in questi termini la condizione può apparire pericolosa per l’embrione, specialmente se si considera, come vedremo, che tra i sintomi possono esserci delle perdite di sangue; in realtà nella maggior parte dei casi il distacco amniocoriale si risolve rapidamente e senza terapie particolarmente invasive.

Distacco amniocoriale: le cause

Non ci sono conferme scientifiche che spieghino con certezza le cause e i fattori che possono portare a un distacco amniocoriale. Si è soliti attribuire la responsabilità di questa condizione a dei movimenti bruschi svolti dalla donna o dallo stress tipico della fase iniziale della gravidanza.

In realtà, oltre a non esserci evidenze in tal senso, non tutte le donne che vivono periodi stressanti e svolgono movimenti pericolosi subiscono una conseguenza di questo tipo.

I sintomi di un distacco amniocoriale

Al momento del distacco tra il sacco coriale e il sacco amniotico si forma un ematoma come conseguenza dell’accumulo di sangue. Questo evento può causare dei sanguinamenti, che risulteranno leggeri e non duraturi. Il distacco amniocoriale può essere anche asintomatico e visibile solamente dall’ecografia. Il distacco può essere lieve o grave in base alle dimensioni dello scollamento e questa differenza determina anche la velocità di risoluzione del problema.

Distacco amniocoriale: come comportarsi e cosa evitare

È importante valutare le eventuali perdite di sangue: lievi e di breve durata non rappresentano un segnale d’allarme, mentre se sono dolorose e intense è fondamentale recarsi al pronto soccorso. Una visita ecografica dal proprio ginecologo può essere risolutiva per diagnosticare il distacco amniocoriale e intraprendere la relativa terapia.

Generalmente la terapia prevede di stare a rigoroso riposo e assumere del progesterone e dei farmaci tocolitici per assicurare il corretto proseguimento della gravidanza e per rilassare i muscoli dell’utero. Qualsiasi tipo di cura va prescritta dal medico che stabilirà la durata del riposo in base alla gravità del distacco amniocoriale. Il riposo non è da intendersi come mera rinuncia ad attività particolarmente faticose, ma necessita di rimanere sdraiate (o al massimo sedute) per tutta la durata della terapia.

Sono quindi da evitare comportamenti che possano sottovalutare la comparsa di sintomi lievi, così come quelli che possano compromettere la terapia. In tutti i casi il consulto medico è sempre imprescindibile, non assumendo mai farmaci per autoprescrizione, che potrebbero rivelarsi più dannosi dei benefici che dovrebbero arrecare.

Le possibili complicazioni di un distacco amniocoriale

Sebbene il termine ematoma possa indurre comprensibili timori, non tutti gli accumuli di sangue in questa fase della gravidanza sono necessariamente sintomo di un esito negativo. Se l’ematoma è limitato la terapia contro il distacco amniocoriale è risolutiva e non lascia conseguenze, in casi di media o grave entità possono esserci complicanze anche gravi.

Un ematoma di medie-grandi dimensioni, infatti, può limitare o compromettere la crescita e lo sviluppo del feto, traducendosi in un rischio di aborto spontaneo.

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