Tra le condizioni che interessano comunemente il seno femminile ci sono i noduli mammari. Si tratta, come riportato dal Manuale MSD, di una protuberanza o un ispessimento del tessuto mammario. Questi noduli sono relativamente comuni e tra questi rientrano anche le cosiddette cisti da latte, meglio note come galattocele.

Si parla di cisti di latte in quanto sono più comuni nelle giovani donne che allattano, con la particolarità di manifestarsi generalmente quando l’allattamento al seno è terminato, mediamente dopo 6-10 mesi dall’interruzione della lattazione.

Sebbene sia una condizione che non aumenta il rischio di cancro alla mammella, è importante conoscerla meglio andando a individuare gli elementi che la distinguono da altri fenomeni potenzialmente più gravi come i fibroadenomi, gli ascessi e i carcinomi.

Galattocele: cos’è e come si forma

Per galattocele, come precisato in questo studio, si intende una rara cisti benigna da ritenzione del seno comunemente definita come cisti piena di latte. Il termine riprende le parole di origine greca galatea (latte bianco) e -cele (sacca). Queste cisti tendono a manifestarsi nella zona retro-areolare del seno e possono svilupparsi, come spiegato dal portale Radiopaedia, sia come noduli singoli che come noduli multipli.

La letteratura medica stima che l’incidenza del galattocele è di circa il 4%, anche se è probabilmente una condizione sottostimata per la sua natura benigna e spesso asintomatica.

Le cause della formazione delle “cisti di latte”

Sono tre le condizioni necessarie che si devono verificare per determinare la formazione del galattocele:

  1. l’epitelio secretorio del seno;
  2. lo stimolo della prolattina;
  3. l’ostruzione dei dotti.

Lo sviluppo della mammella (mammogenesi), insieme alla proliferazione dei dotti mammari, è gestita dagli estrogeni, mentre l’influenza della gonadotropina corionica determinala formazione di piccoli lobi. I fattori di rischio che possono portare alla formazione di galattocele sono le difficoltà nell’allattamento al seno, il mancato svuotamento del seno nelle donne in cui l’allattamento è controindicato e l’assunzione prima della gravidanza della pillola anticoncezionale, che crea una stimolazione eccessiva dell’epitelio mammario.

L’ostruzione dei dotti mammari è invece dovuta prevalentemente a traumi, infiammazioni e anomalie del capezzolo. Si sospetta che una tecnica di allattamento errata, come l’allattare in posizione sdraiata o l’allattamento intermittente, possa contribuisce alla formazione del galattocele.

I sintomi della galattocele

Sebbene possa essere asintomatico, spesso il galattocele si percepisce al tatto come un gonfiore arrotondato e indolore unilaterale o bilaterale. Queste cisti di latte, spiega l’American Journal of Surgery in un paper, solitamente hanno una dimensione variabile da 1 a 6 centimetri e sono, aggiunge il Manuale MSD, di forma rotondeggiante, mobile e ripiene di latte.

Ci sono conseguenze o rischi?

Il galattocele è una condizione benigna, spesso asintomatica che nella maggior parte dei casi va incontro a una risoluzione spontanea. È però possibile che si possa sviluppare un’infezione secondaria responsabile dello sviluppo di un ascesso mammario.

Galattocele: diagnosi, cura e trattamento

Diagnosi-galattocele
Fonte: iStock

La presenza di un nodulo palpabile al seno deve essere tempestivamente approfondita mediante esame clinico e imaging e, se necessario, a valutazione citologica o istologica. L’ecografia e la mammografia sono le principali tecniche impiegate per la conferma del galattocele.

Con la mammografia si individua il contenuto di grassi e proteine e la consistenza del fluido di cui è riempita la cisti. I galattoceli possono infatti apparire come un pseudolipoma (la massa risulta trasparente per il notevole contenuto di grasso), con un caratteristico livello fluido-grasso (dovuto alla presenza di grasso, acqua e con il latte allo stato liquido) o come uno pseudoamartoma (in presenza di acqua e con il latte contenuto nella cisti vecchio).

Mediante l’ecografia si individua la localizzazione del galattocele (centrale o periferica) e la cronicità (acuto o cronico). Inoltre con un’ecografia Color Doppler si riesce a differenziare le cisti di latte dal carcinoma in quanto nel galattocele il flusso sanguigno sarà assente.

L’approccio verso il galattocele è prevalentemente conservativo sia per la sua natura benigna e asintomatica che perché tende a risolversi spontaneamente. Nelle donne che allattano si procede mediante aspirazione con ago sottile ecoguidata unitamente all’assunzione di antibiotici gram-positivi per prevenire gli ascessi mammari.

Inoltre il massaggio mammario, sia prenatale che postnatale, si rivela utile per prevenire e trattare queste cisti. In presenza di galattocele, l’allattamento al seno non dovrebbe essere sospeso, in quanto favorisce il drenaggio.

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