Le coccole

Le coccole

Quando il bimbo nasce è relativamente semplice prenderlo in braccio, coccolarlo, baciarlo, cantargli la ninna nanna, usare nomini e paroline. Mentre è nel pancione però, spesso, relazionare con lui crea imbarazzo, soprattutto il babbo sente di vivere questo rapporto un po’ ai confini.

L’emozione viene spesso confinata ai momenti in cui, tramite i moderni mezzi diagnostici (ecografie, rilevatore del battito fetale) i sensi vengono coinvolti. Con le orecchie si avvertono i battiti, gli occhi vedono il piccolino muoversi nel pancione della mamma… Terminati questi momenti di incontro predeterminati, la relazione con il nascituro torna a diventare più difficile e comunque è spesso appannaggio materno. È la madre che ha il privilegio di sentire (tattilmente) i movimenti del pupo.

Immaginiamo per qualche istante di essere un piccolo feto. Un bimbo prenatale che deve sperimentare ancora tantissimo per trovare i mezzi per comunicare e relazionare con il mondo, un cucciolo che ci prova da subito a farsi sentire. Tocca i confini del suo mondo (le pareti dell’utero), porta il dito alla bocca per succhiarlo un po’. Accarezza il cordone ombelicale, lo afferra, lo tira; spinge puntando manine e piedini e si sposta. Sente la voce della mamma e del babbo. Aspetta. Dorme. Sogna.

Mammina sono qui, qui dentro di te? Mi senti?

Immaginiamo appunto di avere puntato un piedino contro la soffice parete interna del ventre della mamma e di spingere con tutte le nostre forze per vedere un po’ che accade… qualcosa respinge dolcemente il piedino e intanto una voce arriva da dentro e da fuori, una voce calda e suadente che pronuncia parole che non comprendo ma che so essere belle.

Ritraggo il piedino e penso. Poi riprovo, mi piace quella voce e anche quel contatto. E ancora accade che qualcuno mi tocca e il suono della voce torna a rassicurarmi. Non è un caso. Posso riprovare. Qualcuno risponde. È la mamma. La stessa voce che alla sera, quando sento che la posizione è cambiata (la mamma si corica) e sto più comodo, canta la ninna nanna, la mia ninna nanna. Pian piano mi sento cullare da una mano calda che si appoggia sulla pancia; a volte le mani sono due, c’è anche quella di papà. La mamma la guida dolcemente in questo momento, porta papà dove sente il mio corpo e aspetta, con calma per capire se sto riposando, per non disturbarmi.

Immaginiamo di essere quel bimbo e ricevere ogni giorno queste coccole, queste risposte.

Poi… immaginiamo, ma solo per poco, un grande desolato silenzio…