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Educazione prenatale
A cura di
Cristina Fiore
Formatore - Prenatal Tutor
Dolci momenti
Facciamoci le coccole
Quando il bimbo nasce è relativamente semplice
prenderlo in braccio, coccolarlo, baciarlo, cantargli la ninna
nanna, usare nomini e paroline.
Mentre è nel pancione però, spesso, relazionare con lui crea
imbarazzo, soprattutto il babbo sente di vivere questo rapporto un
po’ ai confini. L’emozione viene spesso confinata ai momenti in cui,
tramite i moderni mezzi diagnostici (ecografie, rilevatore del
battito fetale) i sensi vengono coinvolti.
Con le orecchie si avvertono i battiti, gli occhi vedono il
piccolino muoversi nel pancione della mamma…
Terminati questi momenti di incontro predeterminati, la relazione
con il nascituro torna a diventare più difficile e comunque è spesso
appannaggio materno. È la madre che ha il privilegio di sentire (tattilmente)
i movimenti del pupo.
Immaginiamo per qualche istante di essere un piccolo feto.
Un bimbo prenatale che deve sperimentare ancora tantissimo per
trovare i mezzi per comunicare e relazionare con il mondo, un
cucciolo che ci prova da subito a farsi sentire.
Tocca i confini del suo mondo (le pareti dell’utero), porta il dito
alla bocca per succhiarlo un po’. Accarezza il cordone ombelicale,
lo afferra, lo tira; spinge puntando manine e piedini e si sposta.
Sente la voce della mamma e del babbo. Aspetta. Dorme. Sogna.
- Mammina sono qui, qui dentro di te? Mi senti?
Immaginiamo appunto di avere puntato un piedino contro la soffice
parete interna del ventre della mamma e di spingere con tutte le
nostre forze per vedere un po’ che accade… qualcosa respinge
dolcemente il piedino e intanto una voce arriva da dentro e da
fuori, una voce calda e suadente che pronuncia parole che non
comprendo ma che so essere belle.
Ritraggo il piedino e penso. Poi riprovo, mi piace quella voce e
anche quel contatto. E ancora accade che qualcuno mi tocca e il
suono della voce torna a rassicurarmi.
Non è un caso. Posso riprovare. Qualcuno risponde. È la mamma.
La stessa voce che alla sera, quando sento che la posizione è
cambiata (la mamma si corica) e sto più comodo, canta la ninna
nanna, la mia ninna nanna.
Pian piano mi sento cullare da una mano calda che si appoggia sulla
pancia; a volte le mani sono due, c’è anche quella di papà. La mamma
la guida dolcemente in questo momento, porta papà dove sente il mio
corpo e aspetta, con calma per capire se sto riposando, per non
disturbarmi.
Immaginiamo di essere quel bimbo e ricevere ogni giorno queste
coccole, queste risposte.
Poi… immaginiamo, ma solo per poco, un grande desolato silenzio…
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