Covid-19 o influenza stagionale? La pediatra risponde

Nell'intervista la Dott.ssa Pilar Nannini spiega come distinguere i sintomi influenzali stagionali da quelli derivanti da Covid-19 nei bambini.

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Il calendario vaccinale spiegato dalla pediatra

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Covid-19 o influenza stagionale? Con l’infezione da Coronavirus distinguere nei bambini i semplici sintomi influenzali, tipici della stagione invernale, dai sintomi legati al virus Covid-19 diviene alquanto complicato per mamme e papà. Vi è sempre più l’esigenza di conoscere, nel particolare, tutto ciò che possa riguardare una normale influenza stagionale e come differenziarla dai, seppur simili, sintomi derivanti da Covid-19.

Molti genitori con bimbi in età pediatrica si affannano ora come mai prima, a ricercare informazioni utili che possano dare, in un qualche modo, una sorta di delucidazione sul tema. Con l’arrivo dell’autunno e i primi freddi, la possibilità che il bimbo si ammali, anche di un semplice raffreddore, è causa di pensiero costante e preoccupazione per i genitori.

Chi è genitore sa di cosa parliamo, un accenno di tosse, il naso che inizia a colare sono dei campanelli d’allarme che quest’anno hanno il sapore dell’ignoto. Se, fino allo scorso anno, tutto questo era di normale routine e non ci si faceva, poi, tanto caso, questa volta le cose sono cambiate. Urgono, perciò, maggiori dettagli specie quando si tratta di salvaguardare la salute dei più piccoli.

In questa ottica, abbiamo chiesto alla Dott.ssa Pilar Nannini, specialista in pediatria, un suo contributo medico riguardo le informazioni necessarie che ogni genitore dovrebbe apprendere circa i sintomi legati al Covid-19 e all’influenza stagionale, nonché cosa fare in caso di sospetti sintomi o, come comportarsi se in famiglia vi sono casi positivi di infezione da Coronavirus.

L’intervista mette in chiaro i punti salienti che girano intorno a tale tematica: primo tra tutti come distinguere i sintomi influenzali da quelli da Covid-19 nei bambini.

Codiv-19 o Influenza? Quali sono i sintomi da tenere d’occhio nei bambini

Dott.ssa Nannini, anzitutto, quali sono i sintomi Covid-19 in età pediatrica da tenere d’occhio?

I sintomi Covid-19 a cui prestare attenzione in età pediatrica possono essere molto variabili e molto sfumati. Tendenzialmente, anche se non è la regola e non devono essere considerati come sintomi esclusivi, il virus si manifesta con sintomi respiratori, con tosse, mal di gola, raffreddore e, anche talvolta, congiuntivite, quindi, con occhi arrossati. Oppure, con sintomi a carico delle basse vie aeree, quindi, bronchite e polmonite.

Accanto a questi sintomi prevalentemente respiratori, però, possono essere presenti anche sintomi gastrointestinali che possono far confondere l’infezione da coronavirus con una gastroenterite. Quindi, non vanno sottovalutati anche sintomi come mal di pancia e diarrea accompagnate da febbre, più o meno, elevata. La febbre, di norma, deve essere superiore ai 37,5 gradi ma, può raggiungere anche picchi molto più elevati.

Cosa fare in caso di sintomi sospetti?

In caso di sospetta infezione da Covid-19, è necessario eseguire prima possibile il tampone nasale. Questo, permette di fare una diagnosi in acuto, quindi vedere se nelle alte vie aeree del bambino è presente il virus e in caso di positività, ovviamente, è necessario ripetere il tampone a distanza di 14 giorni, dopo aver osservato l’isolamento domiciliare. Se risulta negativo, il bambino può essere riammesso a scuola.

Covid-19 e vaccino antinfluenzale stagionale in età pediatrica: è un bene farlo?

Abbiamo già parlato in un recente articolo come la vaccinazione antinfluenzale sia importante per tutelare la salute dei bambini e dei soggetti più delicati. Questo anno, in presenza del virus Covid-19, la necessità di eseguire il vaccino diviene ancora più evidente.

Dott.ssa Nannini, è comunque un bene che i  bambini, in età pediatrica, facciano il vaccino antinfluenzale stagionale?

Quest’anno la Società Italiana di Pediatria raccomanda fortemente l’esecuzione della vaccinazione antinfluenzale per tutti i bambini di età superiore ai sei mesi.

Questo per due motivi: il primo motivo è che i sintomi del virus influenzale possono essere molto simili ai sintomi da infezione da Coronavirus, soprattutto in età pediatrica. Avere eseguito, quindi, la vaccinazione antinfluenzale nell’anno corrente e in presenza di sintomi compatibili, consente di escludere con una buona certezza, l’infezione da virus influenzale  e quindi, di poter dirigere le indagini diagnostiche in modo tempestivo verso un’eventuale infezione da Covid-19.

Non solo ma, gli studi clinici e scientifici che sono stati eseguiti finora, hanno dimostrato che i pazienti affetti da Covid-19 che avevano eseguito la vaccinazione antinfluenzale per l’anno corrente andavano con minor frequenza incontro a complicanze post-infettive.

Casi positivi in famiglia: cosa fare?

Dott.ssa Nannini, in caso di componenti del nucleo familiare positivi al Covid-19, cosa fare?

In presenza di casi familiari positivi, quindi, se viene accertata con un tampone nasale la presenza del Coronavirus nei nostri familiari, è necessario, anzitutto contattare il pediatra e il medico di medicina generale che sapranno indicare tutte le misure di isolamento da osservare in questo periodo delicato.

Ovviamente, è essenziale anche in caso di sospetto, di evitare il contatto con le altre persone e mantenere un isolamento fiduciario dei parenti stretti fino all’esito definitivo del tampone. In caso di esito positivo, anche i genitori sono chiamati a eseguire il tampone e a comportarsi di conseguenza in base all’esito del tampone stesso.

In merito alle tempistiche, quanto dura la malattia Covid-19 nei bambini?

La durata dell’infezione è molto variabile da bambino a bambino. Questo perché ci sono stati casi soltanto di congiuntivite, quindi, bambini che manifestavano pochissimi sintomi respiratori, a volte anche in assenza di febbre, accanto a bambini che hanno, invece, manifestato polmoniti oppure bronchiti molto più serie e, anche con complicanze post infettive che hanno prolungato di molto la malattia.

La guarigione clinica, però, non deve essere confusa con l’assenza del virus nelle nostre vie aeree e dunque, l’assenza di contagiosità per le altre persone. Quindi, ai fini della riammissione nella comunità, è sempre necessario avere eseguito il tampone nasale che deve essere negativo.

Questo perché, il Covid-19, in quanto virus, può rimanere all’interno delle proprie vie aeree del paziente affetto e anche a seguito di assenza dei sintomi di guarigione.

Articolo originale pubblicato il 19 ottobre 2020

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