Una malattia genetica rara caratterizzata da un’anomalia della crescita che risulta eccessiva in diverse parti del corpo; parliamo della sindrome di Beckwith Wiedemann.

L’I.R.C.C.S. Ospedale San Raffaele stima un’incidenza di 1 caso su 10000 nuovi nati e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, alla luce della grande variabilità clinica suggerisce l’utilizzo del nome spettro della Sindrome di Beckwith Wiedemann.

Cos’è la sindrome di Beckwith Wiedemann (BWS)?

La sindrome di Beckwith Wiedemann (BWS) è classificata come una sindrome da iperaccrescimento che si manifesta, come riportato in questo studio, a partire dal tardo sviluppo fetale e nella prima infanzia per poi rallentare intorno ai 7-8 anni di età.

Le cause e i fattori di rischio

La causa della sindrome di Beckwith Wiedemann è genetica e, riferisce il portale MedLine Plus, deriva solitamente da anormali regolazioni dei geni in una particolare zona del cromosoma 11. Vi è più propriamente anche un’alterazione epigenetica, ovvero legata all’espressione dei geni. Per espressione di un gene si intende la sua capacità di passare le informazioni alla cellula tramite la sintesi di una determinata proteina. Questo significa che un soggetto riceve dai propri genitori due copie del cromosoma 11 e nella maggior parte dei casi si esprimono entrambe, mentre a volte si attiva solo la copia ereditata dalla madre o solo quella ereditata dal padre.

I sintomi della sindrome di Beckwith Wiedemann possono quindi essere causati da un difetto di metilazione (l’attivazione o la disattivazione di alcuni geni) della regione 11p15.5 che inattiva alcuni geni che altrimenti dovrebbero essere attivi (e viceversa) o da una disomia uniparentale, ovvero il bambino riceve entrambe le copie della zona 11p15.5 del cromosoma 11 dallo stesso genitore. Altre cause sono da individuare nelle mutazioni del gene CDKN1C (una proteina che controlla la crescita) o da anomalie cromosomiche della regione 11p15.5.

Questa complessità legata alle modalità di trasmissione dei geni determina che la sindrome di Beckwith Wiedemann è ereditaria (con modalità autosomica dominante) solamente nel 15% dei casi.

Come segnalato da La Rivista Italiana delle Malattie Rare vi è una correlazione tra il ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA) e la sindrome di Beckwith Wiedemann con un rischio più di 10 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Anche l’infertilità e alcune condizioni di salute dei genitori possono essere considerati fattori di rischio per lo sviluppo della BWS.

Sintomi e segni caratteristici

La BWS è considerata il più frequente disturbo multiplo dello sviluppo associato a iperaccrescimento. Si può manifestare con macrosomia, macroglossia (ingrandimento della lingua), onfalocele (apertura della parete addominale), visceromegalia (organi addominali anormalmente grandi), pieghe nella pelle vicino alle orecchie, ipoglicemia e aumento del rischio di tumori, in particolare quelli ai reni e al fegato.

L’iperaccrescimento può inoltre provocare un’emi iperplasia, ovvero un aspetto asimmetrico e irregolare che solitamente tende a essere meno evidente con il passare del tempo. Inoltre l’iperaccrescimento della lingua può causare difficoltà nell’alimentazione, problemi di respirazione, disturbi del linguaggio e apnee notturne.

Si può andare incontro anche a palatoschisi, anomalie delle vie urinarie e ingrossamento del cuore che tende a guarire spontaneamente con il passare del tempo.

Sindrome di Beckwith Wiedemann: diagnosi e screening

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Fonte: iStock

Data la complessità della sindrome e la possibilità che la negatività genetica non escluda la diagnosi, questa spesso si basa esclusivamente sui sintomi. È stato elaborato un metodo che, tramite l’assegnazione di un punteggio di 2 ai criteri principali della sindrome e di 1 a quelli suggestivi (e meno frequenti), consenta in presenza di un punteggio totale uguale o maggiore a 4 di giungere a una diagnosi di sindrome di Beckwith Wiedemann.

I criteri principali sono la macrosomia, la macroglossia, i difetti della parete addominale, l’emi iperplasia, l’ipoglicemia neonatale e il tumore di Wilms (un tumore renale). I criteri suggestivi, invece, sono un peso neonatale superiore alla media, la presenza di pieghe del lobo addominale, polidramnios o placenta molto grande, aumento del volume degli organi addominali, ernia ombelicale, nevo fammelo e tumori.

Lo screening è orientato prevalentemente a individuare le forme più comuni di tumori (come il tumore di Wilms che prevede un’ecografia addominale ogni 3 mesi fino al compimento del settimo anno di vita). Per l’epatoblastoma (tumore del fegato), invece, si rivela utile il dosaggio seriato dell’alfa-fetoproteina da ripetere ogni 3 mesi fino al quarto anno di vita.

Come diagnosi prenatale, invece, la villocentesi e soprattutto l’amniocentesi, in presenza di un’anomalia genomica o citogenetica, consente di individuare le alterazioni della metilazione.

Trattamento e gestione della BWS

Non esiste una cura specifica e risolutiva della sindrome di Beckwith Wiedemann e il trattamento è quindi finalizzato alla risoluzione e alla gestione delle manifestazioni cliniche.

In modo particolare, l’attenzione è rivolta all’ipoglicemia e agli eventuali tumori che possono essere responsabili di morte precoce o ritardo nello sviluppo cognitivo.

Per tutti questi motivi i primi sei anni di vita del bambino richiedono una serie di controlli regolari (ecografia e dosaggio dell’alfa-feto proteina) per il monitoraggio della situazione e l’individuazione del tipo di trattamento da prevedere.

Qual è la prognosi e la qualità della vita dei bambini

Come riportato da Il portale delle malattie rare e dei farmaci orfani, nei pazienti che superano l’infanzia si ha tendenzialmente una prognosi buona. Alcune delle caratteristiche cliniche tipiche della sindrome di Beckwith Wiedemann, come la crescita eccessiva e la macroglossia, tendono a ridursi o a regredire completamente assicurando una prognosi generalmente favorevole.

Alcuni adulti possono manifestare condizioni che richiedono trattamenti medici specifici, come quelli per i problemi renali o scheletrici, mentre lo sviluppo cognitivo è generalmente regolare se gli episodi gravi di ipoglicemia vengono prontamente e correttamente curati.

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