Papà cavallucci o Seahorse dad: le storie di uomini trans che partoriscono

Il fenomeno dei papà cavallucci, o Seahorse dad, è ancora poco noto nel nostro Paese, ma, soprattutto attraverso il mondo social, si sta facendo conoscere anche oltreoceano. Si tratta di persone trans, female to male, che scelgono di portare avanti una gravidanza con il proprio corpo e dare alla luce un figlio.

I papà cavallucci, o Seahorse dad, rappresentano un fenomeno poco conosciuto, specie nel nostro Paese, sebbene siano una realtà largamente diffusa oltreoceano, come attestano le molte testimonianze via social.

Si tratta di persone transgender, female to male, che hanno quindi iniziato il percorso di transizione dal sesso femminile a quello maschile, che scelgono di portare avanti la gravidanza e dare alla luce un figlio attraverso il proprio corpo. Il nome è un riferimento alla specie dei cavallucci marini nella quale è il maschio a portare le uova depositate dalla femmina nella sua tasca fino alla loro nascita.

Proprio nei giorni scorsi, Danny Wakefield, uno dei molti papà cavallucci che racconta la sua storia attraverso la narrazione dei social, ha comunicato ai suoi follower la nascita del proprio figlio avvenuta in casa e con un parto in acqua, e lo ha fatto, documentando i momenti più importanti pubblicando foto e video dal suo profilo Instagram, che conta più di 35 mila follower. Danny, come molti altri Seahorse dad, ha infatti deciso di utilizzare i social per raccontare il delicato tema della genitorialità transgender per sensibilizzare sulla questione e permettere a sempre più persone di entrare in contatto con questa realtà, a cui ancora viene dato poco spazio.

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Un post condiviso da Danny Wakefield (He/Him/They) (@dannythetransdad)

Questa la toccante frase che ha dedicato al momento della nascita di Wilder Lea:

Dicevate tutti la verità, questo è stato il momento più bello della mia vita. Non vedo l’ora di condividere questa esperienza con tutti voi, ma per ora, tornerò a fissare il mio bambino.

Ma sono moltissime le storie documentate sui social network, e facilmente individuabili tramite l’hashtag #seahorsedad, che narrano l’esperienze di padri transgender che scelgono di portare in grembo il loro figlio. Tra loro c’è anche Bennett Kaspar-Williams, un trans female to male che poche settimane fa ha partorito il piccolo Hudson. Come accade in questi casi, Bennett ha scelto di interrompere la cura ormonale, iniziata per portare a termine il percorso di transizione, per poter rimanere incinto e dare alla luce un figlio. Come Danny, anche Bennett utilizza il suo profilo per parlarne e diffondere una sempre maggiore consapevolezza sul tema.

Non sono molte le informazioni “ufficiali” a disposizione per conoscere a fondo il percorso che una persona transgender, che decide di rimanere incinta, deve affrontare anche dal punto di vista medico e fisico. Ma, anche in questo caso è la storia personale di uno dei protagonisti a farci entrare in questa realtà e permetterci di conoscerla più a fondo.

Uno sguardo sincero sulla genitorialità transgender, raccontata con parole e immagini sincere da chi l’ha vissuta arriva dal documentario Seahorse: The Dad Who Gave Birth, che narra la vicenda di Freddy McConnell, un giornalista gay transgender che ha lavorato al The Guardian e ha deciso di portare avanti una gravidanza e dare alla luce un figlio. Come lui stesso ha dichiarato, sebbene sia una persona molto discreta e poco incline a mettere sullo schermo la propria vita privata, ha sentito la responsabilità d farlo perché desidera far conoscere e normalizzare la storia e le vite delle persone trans.

Ho pensato che potesse essere una buona occasione per diffondere l’empatia. Penso che l’empatia sia la chiave per convincere le persone che i trans sono in realtà persone normali e vivono vite che non sono sensazionali o spaventose. Non tutti hanno la possibilità di incontrare una persona trans – ma questo aspetto è spesso ciò che cambia tutto per chi non riesce a capirlo in un primo momento. Così ho pensato che questo film potesse essere farmi “incontrare” tanta gente” e farmi conoscere.

Nel documentario, candidato ai British Independent Film Award come miglior documentario, Freddy racconta con verità tutti i momenti del delicato percorso intrapreso per iniziare la gravidanza, da quelli più intensi ed emozionanti a quelli più complessi e difficili, ai cambiamenti fisiologici e all’iter medico che ha dovuto affrontare nel suo percorso di transizione prima, e poi, a seguito della decisione di preparare il suo corpo ad accogliere un figlio.

McConnell che attualmente ha 32 anni, ha iniziato a prendere il testosterone quando aveva 25 anni, iniziando così il suo percorso di transizione a tutti gli effetti, l’anno successivo si è sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione del tessuto del seno. Ha preferito, però, aspettare di procedere anche con un’isterectomia, l’asportazione dell’utero, perché non aveva escluso la possibilità di avere dei figli.

Come lui stesso dichiara, però, non è semplice prendere in considerazione un aspetto così importante come quello di una possibile gravidanza, quando non si è ancora iniziato il percorso di transizione e, di fatto, si è ancora alla ricerca di se stessi. È solo in quel momento, dopo anni di difficoltà e sofferenze dovute alla disforia di genere, che, iniziando davvero a riconoscere se stessi si può anche pensare al proprio futuro con serenità. Ed è proprio quello che è successo a Freddy.

Ma il percorso che un papà cavalluccio si trova ad affrontare non è affatto semplice, e comporta nuovamente dei cambiamenti fisici, oltre che difficoltà da un punto di vista psicologico. Quando un uomo trans decide di procedere con una gravidanza, deve affrontare di nuovo dei cambiamenti importanti nel suo corpo, per prepararlo ad accogliere un bambino dentro di sé. La sospensione dell’assunzione del testosterone provoca scompensi fisici e psicologici, dovuti principalmente allo sbalzo ormonale a cui è sottoposto il corpo.

L’uomo trans che per anni ha cercato di modificare gli aspetti femminili del suo fisico, si ritrova quindi in questa circostanza a doverli rivivere forzatamente: ricomincia ad avere le mestruazioni, la peluria si fa più rada, i fianchi si allargano, la pancia si ammorbidisce e anche la voce si altera. Si tratta di una serie di situazioni che possono risultare di non facile gestione, considerate la difficoltà che il percorso di transizione richiede nella prima fase, e, come accennato, a questi si possono associare anche dei cambiamenti da un punto d vista psicologico, influenzati dallo stesso cambio del trattamento e dalla particolare e intensa fase che si attraversa.  Ma è proprio grazie alle testimonianze e ai racconti in prima persona di chi queste esperienze le ha vissute, che è possibile raccontare queste storie, dare voce al dolore e alla gioia dei protagonisti e far conoscere una realtà ancora troppo poco nota e, per questo, non sempre compresa.

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