La vasectomia come contraccezione maschile: è reversibile, ha controindicazioni?

Grazie a un intervento chirurgico è possibile impedire agli spermatozoi di fuoriuscire nel liquido seminale. Ecco tutto quello che c'è da sapere sulla vasectomia.

Quando si parla di contraccezione si fa riferimento all’insieme di metodi e mezzi utilizzati per impedire che si verifichi il concepimento e, quindi, inizi una gravidanza. Esistono diversi mezzi per perseguire questo scopo, con una differente efficacia in base alla tipologia.

Sebbene si discuta se possano essere considerati contraccettivi a tutti gli effetti, esistono anche dei metodi chirurgici per evitare una gravidanza. Tra questi è importante porre l’attenzione sulla vasectomia, nota anche con il nome di sterilizzazione maschile, un intervento chirurgico che assicura in modo definitivo l’impossibilità che gli spermatozoi fuoriescano dall’organismo maschile.

Vasectomia: cos’è?

L’intervento per la vasectomia consiste nel taglio e nella chiusura delle estremità dei dotti deferenti in modo tale che gli spermatozoi non si uniscano al liquido seminale durante l’eiaculazione.

L’apparato riproduttivo maschile, infatti, prevede che gli spermatozoi vengano prodotti a livello dei testicoli per poi restare per circa due settimane nell’epididimo in modo da giungere a completa maturazione e muoversi nei dotti deferenti dove rimarranno fino al momento dell’eiaculazione durante il quale vengono espulsi verso l’esterno.

In un rapporto non protetto, il liquido seminale maschile contenente spermatozoi incontra, nelle donne fertili, l’ovocita che può essere fecondato; con la vasectomia questo non avviene proprio perché gli spermatozoi non si uniscono al liquido seminale e l’eiaculazione, quindi, non può, anche in un rapporto non protetto, portare al concepimento e all’inizio di una gravidanza.

La vasectomia è il metodo contraccettivo maschile migliore per evitare una gravidanza con un’efficacia superiore al 99%.

Come si effettua la vasectomia?

Intervento-vasctomia
Fonte: iStock

Esistono due tipologie di vasectomia: quella per incisione e quella senza incisione. La prima, detta anche vasectomia convenzionale, è quella che prevede l’utilizzo del bisturi per eseguire le incisioni sullo scroto e raggiungere i dotti deferenti da tagliare e sigillare.

La procedura può prevedere la rimozione di una piccola parte dei tubi deferenti (per aumentare l’efficacia dell’intervento) e richiede l’applicazione di punti che generalmente si assorbono autonomamente senza dover nuovamente intervenire per rimuoverli. L’intervento chirurgico va svolto sui dotti deferenti presenti in ciascun testicolo e in alcuni casi potrebbe essere necessario eseguire due incisioni.

Il metodo senza bisturi, invece, prevede l’esecuzione di un piccolo foro nella pelle dello scroto tramite il quale eseguire il taglio, l’eventuale asportazione di un centimetro dei canali deferenti e l’applicazione dei punti di sutura. Questo tipo di intervento riduce ulteriormente i rischi di complicanze e consente di raggiungere entrambi i dotti deferenti con un unico foro.

L’intervento di vasectomia è sicuro e spesso eseguito nell’ambulatorio medico con anestesia locale e con dimissioni nella stessa giornata, essendo un’operazione che richiede di per sé tra i 15 e i 30 minuti. La preparazione è piuttosto semplice e richiede esclusivamente la rasatura dello scroto per agevolare l’intervento chirurgico e l’uso di biancheria intima attillata o accessori adeguati (come delle garze) per sostenere i testicoli nei giorni immediatamente successivi all’operazione.

Salvo indicazioni specifiche del medico che ha eseguito l’intervento è possibile fin da subito fare il bagno e dopo un paio di giorni di riposo tornare a lavoro. Dopo qualche giorno è possibile anche riprendere la normale attività sessuale.

Le conseguenze della vasectomia

Come detto, la vasectomia determina un’unica conseguenza: l’esclusione degli spermatozoi dal liquido seminale. Non ci sono effetti sul desiderio sessuale, sull’erezione e sull’eiaculazione e il liquido seminale avrà la stessa consistenza e caratteristiche di quello precedente l’intervento.

Nelle settimane successive alla vasectomia (tra le 8 e le 12) è fondamentale continuare a utilizzare altri metodi contraccettivi (come il preservativo) in quanto gli spermatozoi prodotti sono ancora presenti nei dotti deferenti. Anche per questo vengono poi effettuati diversi esame del liquido seminale per verificare l’assenza di spermatozoi.

L’intervento chirurgico può provocare fastidi temporanei come dolore e gonfiore nello scroto, sanguinamento a livello dell’incisione, lividi e febbre alta. La vasectomia può causare anche delle complicanze, sebbene non molto frequenti, come: infiammazione, infezione, granuloma spermatico (infiammazione determinata dalla fuoriuscita di sperma), spermatocele (cisti nei dotti che raccolgono lo sperma) e accumulo di liquidi nel testicolo con dolore che peggiora con l’eiaculazione.

Molto raramente, ma è un fenomeno possibile, si può andare incontro a una ricrescita dell’estremità del dotto referente tagliata, motivo per cui l’efficacia della vasectomia non può essere del 100%. Non è detto che questa determini automaticamente una ripresa delle proprie capacità riproduttive, ma è doveroso considerare anche questa remota possibilità.

Non ci sono invece conferme scientifiche, sebbene alcuni studi suggeriscano questa eventualità, sull’aumento del rischio di tumore alla prostata negli uomini che si sono sottoposti a intervento di vasectomia.

La vasectomia è reversibile?

All’inizio abbiamo precisato come si discuta se la vasectomia possa essere considerato un metodo contraccettivo. Il Ministero della Salute italiano, per esempio, non la considera tale in quanto la sua reversibilità non è garantita. Esistono procedure di reversione, ma non sono esenti da rischi (maggiori rispetto alla vasectomia in sé) e non sono escluse ripercussioni negative sulla fertilità maschile.

Bisogna inoltre considerare come l’efficacia di questi interventi si riduce con il passare del tempo; se l’intervento viene eseguito entro 10 anni dalla vasectomia l’efficacia si aggira intorno al 55%, ma si dimezza (25%) dopo i 10 anni.

Vasectomia: le controindicazioni

Alla luce del vantaggio in termini di “annullamento” della fertilità è doveroso valutare l’opportunità di ricorrere a un intervento di questo tipo. La scelta è, ovviamente, personale ma essendo irreversibile (o quasi) spesso, specialmente negli uomini più giovani che potrebbero avere ripensamenti e decidere di diventare genitori, è sconsigliata preferendo i metodi contraccettivi di barriera, come il preservativo.

Va comunque detto che è possibile valutare il ricorso alla Fecondazione in Vitro (FIVET) con il prelievo degli spermatozoi (regolarmente prodotti dall’’organismo maschile) dall’epididimo o di vasi deferenti e successiva iniezione nell’utero femminile.

La vasectomia, inoltre, non offre protezione dalle malattie a trasmissione sessuale, motivo per cui, nei rapporti occasionali, l’uso del preservativo rimane fondamentale. Il ricorso alla vasectomia, quindi, va valutato attentamente pesando le ragioni di questa scelta stabilendo la percorribilità di altre soluzioni reversibili e meno invasive per evitare una gravidanza.

Articolo originale pubblicato il 23 febbraio 2022

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