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Pap test, cos’è e come si fa

La maggior parte delle donne ha già  eseguito un pap test prima dell’inizio della gravidanza. Questo esame, di facile esecuzione e che non comporta nessun rischio per il bambino, va ripetuto se il precedente è stato effettuato da più di due anni. Infatti, lo screening dei tumori del collo dell’utero ha significato solo se la cadenza dei controlli non supera questo limite di tempo. Per non creare preoccupazioni derivanti dalle perdite ematiche legate al prelievo, è meglio fare l’esame dopo il quarto mese di gravidanza.

Cos’è il Pap-Test e a cosa serve

Il Pap-Test è un esame che studia, con un particolare tipo di colorazione, i caratteri delle cellule esfoliate spontaneamente o asportate meccanicamente e, generalmente, viene utilizzato per la prevenzione oncologica ginecologica.
Questo esame serve a stabilire eventuali anomalie delle cellule della cervice (collo dell’utero). L’indagine è utile sia per evidenziare lo stato ormonale della donna, sia la presenza di fenomeni infiammatori o infettivi, sia la presenza di lesioni precancerose o cancerose. Infatti, tutte queste situazioni promuovono dei cambiamenti dell’epitelio della cervice che possono essere rivelati dal sistema di colorazione messo a punto dal medico greco George Papanicolau.

Come si svolge l’esame

pap-test-prevenzione-tumore-collo-uteroL’esame si svolge attraverso un’indagine al microscopio delle cellule prelevate dalla cervice (1) mediante una spatolina (2) e poste su un vetrino (3). In genere viene applicato lo speculum, un piccolo strumento che consente di poter vedere il collo dell’utero situato in fondo alla vagina. A questo punto si utilizzano una piccola spatola di legno o plastica, e uno scovolino, per “strofinarli” delicatamente sul collo e nel canale cervicale allo scopo di asportare alcune cellule che naturalmente tendono a sfaldarsi dalla superficie di queste strutture. Queste cellule, ancora adese alla spatola e allo scovolino, vengono poi fatte aderire ad un vetrino da microscopio e fissate con un apposito spray fissatore. Il vetrino viene etichettato e inviato all’Anatomopatologo (4) con i dati della paziente perché possa colorarlo con il metodo Papanicolaou, e osservarlo al microscopio.

Nel caso di una paziente virgo, l’applicazione dello speculum può risultare impossibile senza provocare danni, anche se in qualche paziente è possibile grazie all’elasticità  dell’imene. È possibile anche spingere in fondo alla vagina la spatoletta o un tamponcino, senza applicare lo speculum, ma il materiale prelevato sarà di scarsa qualità.

Interferenze sui risultati possono derivare da una non corretta procedura di prelievo. Tutte le lavande vaginali debbono essere interrotte 48-72 ore prima del prelievo. A scopo preventivo oncologico l’esame andrebbe eseguito ogni anno, in assenza di cellule atipiche ed ogni sei mesi in presenza di uno stato infiammatorio. Nel sospetto di un carcinoma in situ la diagnosi va confermata mediante colposcopia.

I risultati e la Classificazione

Il referto indica quali alterazioni sono state trovate. È riconosciuta una classificazione in cinque classi:

  • Classe I: Normalità
  • Classe II: Infiammazione (cellule normali ma non probative per malignità; displasia lieve)
  • Classe III: Reperto sospetto di malignità (displasia media)
  • Classe IV: Reperto di cellule fortemente probativo per malignità (displasia grave, atipica)
  • Classe V: Reperto positivo (cellule tumorali maligne)

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