Come gestire i capricci dei bambini - GravidanzaOnLine

Come cavarsela con i capricci dei bambini senza perdere (troppo) la pazienza

Come rispondere ai capricci dei bambini? Ecco la strategia che tento di applicare io, e che cambia anche in base all'età dei bambini stessi. Tra il dire e il fare, però...

Mi chiamo Silvana, ho due bambini piccoli (di 6 e 4 anni) e spesso loro fanno i capricci. So che per molti non è il termine corretto dal punto di vista psicologico e pedagogico, ma resta il modo più semplice per far capire quello che intendo io: crisi di pianto e urla, richieste tanto ostinate quanto irragionevoli, sceneggiate napoletane possibilmente su pubblica piazza.

Se siete tra i fortunati genitori a cui questa esperienza è stata risparmiata, sappiate che vi invidio tanto e vi ammiro con altrettanta profondità. In caso contrario, ecco la mia modesta e relativa esperienza in fatto di gestione dei capricci.

Prima cosa: provare a disinnescare il capriccio

Per prima cosa, intanto, vi dico in che modo vorrei rispondere ai capricci dei miei figli, il che – purtroppo – non sempre corrisponde a quello che davvero mi ritrovo poi a dire e a fare.

Non credo, prima di tutto, che ignorare i capricci sia una strategia efficace per farli smettere (o perlomeno, non è la soluzione vincente per i miei figli). Il mio atteggiamento, quindi, va generalmente nella direzione di reagire a quella che spesso non è altro che una mera richiesta di attenzione, evitando la tentazione di mostrare indifferenza, reale o simulata che sia.

Quello che di solito mi sforzo di fare, però, è di non rispondere a tono alle loro richieste irragionevoli, inopportune e magari ossessive, di non alimentare il capriccio stesso, spiegando le mie ragioni all’infinito e ribattendo alle loro argomentazioni. I

l sistema più efficace per disinnescare un capriccio, secondo me, consiste nel distogliere l’attenzione del bambino da quello che in quel momento è finito col diventare un pensiero fisso.

Almeno finché i bimbi sono piccoli, trovo che sia la scelta vincente per estinguere l’escalation di frustrazione e disperazione e riportare il sereno (solo fino al prossimo capriccio, s’intende): meglio smorzare la contesa e dedicarsi ad altro, che continuare a ribattere per 40 minuti che proprio non è il caso di mangiare un gelato subito prima di cena.

Poi: spiegarsi con chiarezza

È ovvio che con un bambino più grande, magari già in età scolare, si può invece ragionare e discutere le ragioni di un divieto, di una rinuncia, di una regola da rispettare. Ed è questo che, perlomeno sulla carta, cerco di fare col mio figlio maggiore, con risultati altalenanti soprattutto per quanto riguarda il mio senso di inadeguatezza.

Non penso che possano funzionare dinieghi e diktat imposti senza una chiara e comprensibile motivazione. I “perché lo dico io” e “quando sarai grande capirai” non mi convincevano quando ero io stessa una bambina capricciosa, e continuano a lasciarmi perplessa adesso che di bimbi ne ho due da crescere ed educare.

Personalmente, credo che dopo una certa età la strategia più corretta sia quella di spiegare ai bambini le ragioni che impediscono di assecondare un capriccio, con parole semplici ma credibili, evitando giri di parole, frottole e diversivi per tergiversare.

Meglio decidersi a somministrare un no granitico e definitivo, se necessario, che prendere tempo o fare promesse che si sa già di non mantenere. E inutile dire che le urla e le minacce non servono ad altro che ad alimentare un clima di sfiducia e di frustrazione, rendendo il genitore urlante una figura autoritaria invece che autorevole.

Resta comunque valido, anche per bimbi più grandicelli, l’espediente di dirottare l’attenzione su altro, quando la discussione va in corto circuito e diventa inutilmente ripetitiva.

E infine…

Raccontata serenamente la teoria, veniamo invece alla pratica, che spesso si rivela molto meno “zen” ed equilibrata di quanto la sottoscritta vorrebbe.

Non è raro, infatti, che fiaccata dalla stanchezza, dalle preoccupazioni quotidiane e dal senso di impotenza, finisca col rispondere ai capricci dei miei figli nel peggiore dei modi: strillando invettive, minacciando punizioni, arrabbiandomi più del dovuto e dicendo loro cose che non penso davvero e che una madre non dovrebbe mai dire.

Capita, è umano, ma questo non lo rende meno sbagliato e soprattutto inutile ai fini educativi. Spero che i miei figli sappiano perdonare le mie cadute di stile e accogliere i limiti di questa mamma che a volte è capricciosa quanto loro.

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