Cos'è l'adultizzazione precoce dei bambini e come evitarla

È sano far fare ai bambini le cose da grandi caricandoli di responsabilità e impegni? Scopriamo limiti e rischi di questo approccio educativo.

Educare e far crescere in maniera il più sana e serena possibile è uno dei tanti compiti che ogni genitore ha. Oltre a essere un diritto e un dovere previsto dalla nostra Costituzione (Articolo 30), quello dell’educare è una sfida e un impegno particolarmente difficile.

Uno dei rischi legati a questo compito dei genitori è quello di caricare i propri figli di responsabilità e doveri in maniera eccessiva e sbagliata. È il fenomeno dell’adultizzazione precoce dei bambini che, seppur motivato da buone intenzioni e da condizionamenti sociali, va evitato tutelando la crescita dei propri figli anche e soprattutto donando loro la leggerezza, nell’infanzia e nell’adolescenza, di non avere responsabilità.

Adultizzazione precoce: cosa significa?

Per adultizzazione precoce si intende l’adozione da parte di un bambino di responsabilità e comportamenti tipici degli adulti. È un fenomeno estremamente delicato che può apparire per certi aspetti lontano o addirittura positivo. Per alcuni genitori che i propri figli svolgano attività da adulti o simili alle loro è un processo utile per la loro crescita e formazione, anche perché vi è spesso il confronto con il proprio passato di figli che gioca un ruolo determinante nella valutazione delle scelte da compiere.

Quando si parla di adultizzazione si fa riferimento a un vasto e complesso insieme di comportamenti per i quali i bambini si trovano a svolgere attività e ad assumere responsabilità da adulto prima di essere emotivamente pronto a farlo. Questo può avvenire in maniera “naturale” o “forzata”.

Nel primo caso è la vita che può portare o accelerare questo processo tramite eventi improvvisi e inevitabili. È il caso di una separazione, della morte di un genitore, della necessità di prestare assistenza a un familiare malato, le difficoltà economiche familiari, una gravidanza durante l’adolescenza, ma anche nei casi di un prematuro ingresso nel mondo del lavoro e, parallelamente o meno, l’abbandono della scuola dell’obbligo. Fino a qualche decennio fa determinati situazioni di vita erano più frequenti o addirittura normali, e ancora oggi in molte zone del nostro Paese (per non parlare di altri Paesi del mondo) che un minore contribuisca alle difficoltà economiche della famiglia o che assista un familiare malato è un compito che inevitabilmente si trova ad assumere.

A tutto questo si può aggiungere un tipo di adultificazione precoce “forzata” condotta, seppur in buona fede, da molti genitori convinti così di aiutare i propri figli a essere più forti e in grado di affrontare le difficoltà della vita. È quanto avviene in quel tipo di educazione che cerca di anticipare il più possibile le responsabilità dei figli, caricandoli continuamente di aspettative, perché convinti che prima finisca l’infanzia e l’adolescenza meglio è per il bambino.

Similmente c’è una tendenza a imporre ai figli responsabilità che potrebbero evitare perché, così come è accaduto per i loro genitori, essi riusciranno a “farsi le ossa” ed essere pronti ad affrontare le sofferenze e le sfide della vita. Vanno poi considerati tutti quei comportamenti per i quali i genitori riflettono sui propri figli le aspettative mancate delle loro vite imponendo loro scelte, ritmi e responsabilità che i bambini altrimenti eviterebbero volentieri.

Non si possono poi sottovalutare le pressioni sociali tipiche degli ultimi anni anche condizionate da motivazioni economiche. Diversi studi hanno analizzato come esista un forte legame nel processo di adultizzazione precoce dei bambini in risposta al loro prematuro inserimento nel mercato dei consumi. Linee di abbigliamento dedicate che replicano quelle degli adulti e diverse campagne pubblicitarie tese a paragonare i bambini agli adulti, anche per quel che riguarda il loro comportamento e atteggiamento, ha inevitabili ripercussioni sulla psicologia dei minori nelle fasi più delicate della crescita.

Infine, ma non meno importanti, le pressioni imposte (direttamente o indirettamente) ai figli nel confronto con i loro coetanei per dimostrare (dimostrarsi) di essere dei buoni genitori. Così i bambini e gli adolescenti sono costantemente stimolati a dover essere all’altezza di compiti, doveri e responsabilità che non sono i propri.

Come evitare l’adultizzazione precoce

I bambini hanno bisogno di vivere ogni fase della loro vita beneficiando delle peculiarità tipiche di quelle infantili, adolescenziali e giovanili. In queste fasi il senso di spensieratezza, libertà e mancanza di responsabilità è essenziale per evitare, come vedremo, risvolti negativi sul loro carattere e sul loro modo di essere adulti.

Per i genitori è quindi importante creare un ambiente educativo sano, libero e positivo, capace di assecondare le esigenze del bambino senza caricarlo di doveri il cui peso non è in grado di portare. Alcuni esempi utili riguardano il non coinvolgerli nelle decisioni familiari, anche quelle belle legate all’acquisto della macchina o del posto dove andare in vacanza. È sì importantissimo e doveroso ascoltare loro preferenze, ma senza caricarli della responsabilità di decidere.

Un attenzione particolare va posta alla sessualizzazione precoce, specialmente delle bambine, soprattutto nel vestiario e in quella mentalità per cui le femmine fanno le cose da femmine e i maschi le cose da maschi. Anche nei giochi questa distinzione è ancora molto marcata e condiziona lo sviluppo del bambino; non in termini di forzature di genere, ma nell’esplorazione e nella conoscenza del mondo circostante e nell’acquisizione della propria identità personale.

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È impossibile definire con precisione qual è la differenza tra adultizzazione e responsabilizzazione, ed è compito di ogni genitore trovare le modalità migliori per il proprio bambino. Molto dipende dall’approccio e dalla flessibilità educativa di non applicare schemi e preconcetti, ma nell’ascoltare le esigenze di ogni figlio (anche nelle differenze tra fratelli e tra sorelle).

Per questo è indispensabile seguire la crescita dei bambino e cambiare modello educativo se ci sono comportamenti anomali, segnali di insofferenza o irritabilità. Un elemento fondamentale per evitare l’adultizzazione precoce è legato all’ascolto emotivo. Troppo spesso, infatti, si pensa al ruolo dei genitori come a quello di chi fa di tutto perché i figli sopravvivano e non abbiano malattie. Non ci si domanda (e non lo si domanda ai figli), se stanno bene, se sono felici, tanto che se provano tristezza si è portati a minimizzare, negare o fare di tutto perché siano sempre felici e attivi.

Anche questa, paradossalmente, è una forzatura, convinti che il pianto è, appunto, da bambini e da piccoli e che sia un comportamento da abbandonare per diventare grandi. Ma posta in questi termini perché dovrebbe essere bello diventare grandi? L’aspetto anagrafico diventa una condanna ineluttabile cui difficilmente ci si sottrae.

Rischi e conseguenze dell’adultizzazione precoce

La precoce adultizzazione dei bambini incide negativamente sulla loro crescita e, come anticipato, non li rende degli adulti migliori. Il “bruciare le tappe” non è sano perché toglie loro qualcosa che non potranno mai più recuperare.

Gli studi condotti in materia hanno dimostrato che nei bambini coinvolti in questo processo di adultizzazione si riscontrano elevati livelli di stress e di tensione psicologica. Sono da considerare anche il sovraccarico da responsabilità e il relativo senso di inadeguatezza che influenzerà la formazione del loro carattere.

Questi bambini, infatti, saranno adulti condizionati dal senso del dovere e che proveranno la privazione della spensieratezza che non hanno vissuto quando avrebbe potuto e, in realtà, dovuto.

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  • Bambino (1-6 anni)