Silvia Rossi de I Trentenni: "Il post-parto non è come lo racconta Instagram"

Con i revival anni Ottanta e Novanta, Silvia Rossi insieme alle sue compagne di avventura Ilaria e Stefania ci catapulta in un passato di nostalgia. Da quando è diventata mamma però, ha scoperto un universo che non si aspettava. E che ci racconta in un'intervista a tema post-parto, stereotipi sui genitori e tabù sulla maternità.

La coltre che nasconde i reali sentimenti di una donna e di una coppia nei momenti immediatamente successivi al parto e all’arrivo di un bambino non è sempre facile da dipanare. Pesano gli stereotipi che vorrebbero la neo mamma su una nuvola di felicità, la coppia naturalmente pronta a rispondere non solo alle esigenze del neonato ma anche a quelle logistiche, sentimentali e persino sessuali, il neonato integrato in una famiglia che è automaticamente predisposta ad accoglierlo. Non sempre – anzi, quasi mai – è così. Sul benessere materno nel post-parto, poi, c’è ancora più nebbia: quella che nasce dagli stereotipi sulla maternità, dai tabù, dalla cattiva informazione (spesso, in realtà, del tutto manchevole).

L’ha raccontato bene Silvia Rossi, founder insieme alle sue amiche storiche Stefania Rubino e Ilaria Sirena della popolatissima community de I Trentenni. A tre mesi dalla nascita del suo primo bimbo Nicolò, Silvia ha deciso di mettersi a nudo raccontando con ironia e leggerezza il momento che sta vivendo.

Il post-parto “vero”, nel racconto senza filtri di Silvia, è la differenza tra quello che ci dicono dovrebbe essere il periodo successivo all’arrivo di un bambino (“stupendo”, “impari facendo”, “ti verrà naturale”. Ma anche “Se stai male è colpa degli ormoni” e “Tornerai in forma in un attimo”) e come è realmente (un processo per prove ed errori: siamo umani). Questo capita perché la narrazione della gravidanza spesso è binaria: o tutto rosa e fiori oppure un disastro. Eppure l’equilibrio, per arrivare preparati al parto e a quel “casino” che succede dopo, dovrebbe essere l’ingrediente principale. Non è solo una questione di sbalzi ormonali da gestire, ma di bisogni fisiologici e primari che le mamme dovrebbero tenere bene a mente. E se non ce la fanno da sole, dovrebbero avere un’amica che glieli ricorda. Silvia Rossi col suo post è stata “quell’amica”. Così le abbiamo chiesto cosa l’ha spinta a raccontare la sua esperienza pubblicamente dopo la nascita di suo figlio. 

Ho sempre pensato una cosa riguardo alla genitorialità: se sei serena tu e il tuo compagno, il bambino lo sente. E in questi tre mesi da neo-mamma ho capito che esistono diversi fattori per far sì che questo succeda. In primis la complicità col proprio partner e la certezza di non essere mai giudicati né giudicare. In secondo luogo c’è il benessere della mamma. Il parto è effettivamente un’esperienza unica e diversa per ogni donna, ma è nel post-parto che la donna ha bisogno di più “attenzioni” per sé. Il corpo ha una fisiologica necessità di riprendersi gli spazi che sono stati modificati dal peso della pancia e dal parto. E non ci sono miracoli per tornare a essere quelle di prima, c’è soltanto la buona volontà e la voglia di stare bene. E per stare bene bisogna prendersi cura di se stesse affidandosi a mani esperte. Serve moltissimo anche dal punto di vista psicologico. Raccontando la mia esperienza con schiettezza e ironia volevo fare esattamente questo: spronare le neo-mamme e le donne tutte a mettersi in primo piano sempre per il proprio bene e per il bene di chi hanno accanto.

Depressione post-partum: i 5 segnali per riconoscerla

I social e il web in generale restituiscono spesso un quadro molto roseo del post-parto. Pance che tornano piatte in un battibaleno, in barba a tutte le diastasi addominali del mondo; sorrisi smaglianti su foto seppiate che sembrano cartoline; zero occhiaie, zero racconto realistico di cosa accade in una casa, in una coppia, quando arriva un bambino. Secondo Silvia Rossi, la parola chiave per superare questa impasse è educazione al post-parto. Nelle sue intenzioni c’è anche quella di realizzare video educational per fare informazione sul tema, senza allarmismi, ma sfruttando l’ironia che spesso, come dice lei, “è molto più efficace di un saggio sulla medicina“.

Nel suo post su Instagram Silvia ha raccontato anche di come si sta prendendo cura di sé in questo periodo. E ha citato, non a caso, il pavimento pelvico. Che potrebbe essere un grande alleato delle donne nel pre e post-parto ma che rimane spesso ignorato.

Lei al parto si è preparata con gli esercizi di Kegel, che tonificano e allenano i muscoli del pavimento pelvico così da poterli controllare nei momenti in cui servono di più. Tipo, appunto, il parto e i momenti subito successivi.

Prepararsi in modo corretto al momento del parto aiuta moltissimo, ma è un percorso che richiede pazienza. Questa sconosciuta, per quanto mi riguarda. Per il pavimento pelvico mi sto facendo seguire da un’ostetrica e mi sto allenando con una coach per rieducare la zona. Così lo starnuto non mi sarà più nemico! È importante farlo nei primi periodi dopo il parto: l’ostetrica che mi segue mi ha detto entro i 5 mesi, ma in generale sarebbe bene occuparsene a prescindere da una gravidanza.

Coinvolgere un’ostetrica post-parto (anche Eugenia di York, recentemente, ha raccontato di quanto la stia aiutando dopo la nascita del suo primo bambino) è un ottimo modo per prendersi cura di sé dal punto di vista funzionale e fisiologico. Ma è impossibile e per di più controproducente non considerare anche gli aspetti psicologici che investono come un fiume chi accoglie un bambino. Silvia sul suo profilo ha discusso apertamente della necessità, nel post-parto, di prendersi cura delle madri dal punto di vista del benessere mentale, che in questa fase spesso è liquidato (ancora!) come una questione di ormoni e dunque temporanea e naturale. Non sempre e non per tutte è così. A volte la sofferenza si acuisce o crea un malessere che genera depressione, ansia, paure, influendo sulla coppia e sul bambino. Parlare di terapia psicologica è tabù quasi come parlare di Kegel e dei suoi esercizi: la formula magica per superare questo stigma, secondo Silvia, è accettare le proprie emozioni. Riconoscerle e cavalcarle, senza ignorarle.

Per me la formula è sempre stata accettare di stare così (triste, ansiosa o spaventata) e reagire. Non scacciare le emozioni. Viversele. E soprattutto chiedere aiuto se non ce la si fa da soli. Anche in questo ritengo che la figura della persona che si ha accanto sia fondamentale. La comprensione, che non vuol dire compassione, è necessaria e nel mio caso una bella scossa della serie “Hey, tu non sei questa!” è servita molto.

Il nodo centrale del post-parto è che le conseguenze di questo periodo possono diventare una consuetudine per la mamma, per la coppia, per la famiglia. Con conseguenze non solo sulla sfera psicologica, ma anche della salute. A tutte quelle donne che, come Silvia, stanno vivendo un periodo simile al suo, lei dà un consiglio spassionato: per uscirne senza impazzire, o peggio, con problemi come ad esempio quelli posturali o il prolasso uterino, l’unica soluzione è prendersi cura. Di sé, in primo luogo. Così da farlo, di riflesso, su chi ci sta intorno, bambino compreso.

Sul web oggi si possono trovare tantissime informazioni e profili di professionisti che “regalano” le loro nozioni, che possono servire anche solo a sbloccare una persona dall’impasse. E farsi poi il regalo più bello che ci si possa fare: investire del tempo per se stesse. Il mio consiglio è sempre quello di parlarne, parlarne, parlarne. Pure con l’edicolante sotto casa se serve! 

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