Cos'è la lassità vaginale post partum, cosa comporta e come intervenire

Dopo il parto può accadere di perdere il tono dei muscoli della vagina. Scopriamo come gestire e trattare la cosiddetta lassità vaginale post partum.

Quella del parto è un’esperienza a tutti gli effetti stravolgente per le donne che, sia dal punto di vista fisico che psicologico, subiscono una serie di cambiamenti importanti. Alcuni di questi tendono a risolversi spontaneamente in maniera fisiologica, altri invece potrebbero richiedere più tempo, trattamenti adeguati e una maggiore attenzione.

È il caso della cosiddetta lassità vaginale post partum, la condizione per cui i muscoli della vagina perdono di tono innescando una serie di conseguenze sia sulla propria soddisfazione sessuale che di problemi di salute.

Cosa si intende per lassità vaginale?

Come anticipato si parla di lassità vaginale in riferimento alla perdita del tono muscolare dei tessuti che compongono la vagina. Questo si verifica prevalentemente a causa di una grande sollecitazione, distensione e lacerazione di questi tessuti. Tale riduzione del tono provoca un eccessivo rilassamento di questi muscoli che risultano meno forti e sui quali si ha un minore controllo.

I muscoli che compongono le pareti della vagina sono elastici e normalmente posizionati in modo da tenerla chiusa. L’eccitazione sessuale rilassa e dilata questi muscoli senza però comprometterne l’elasticità. Un evento traumatico come quello del parto può invece essere responsabile di uno stress tale da superare i limiti naturali di sollecitazioni che questi muscoli possono sopportare.

È bene precisare che la lassità vaginale non è da confondere con il prolasso vaginale. Questo provoca uno spostamento degli organi pelvici, mentre la lassità è l’allentamento e l’eccessivo rilassamento della tonicità dei muscoli della vagina.

La lassità vaginale post partum

Il parto naturale è una delle principali condizioni che possono determinare la lassità vaginale. Questo proprio perché, nonostante il canale vaginale sia strutturato per consentire il passaggio del feto, possono verificarsi condizioni, stress e difficoltà tali da aumentare le sollecitazioni che possono compromettere la tonicità dei muscoli.

Tra i fattori di rischio che durante il parto naturale possono aumentare la possibilità di lassità vaginale post partum troviamo qualsiasi trauma muscoloscheletrico, la macrosomia fetale, ovvero quando un bambino è troppo grande, le gravidanze gemellari, per cui vi è una sollecitazione eccessiva e il normale invecchiamento che può causare l’indebolimento dei muscoli e dei tessuti che compongono la vagina.

Lassità vaginale post partum: rischi e conseguenze

Quello della lassità vaginale post partum è un fenomeno spesso sottostimato e intorno al quale vi è poca consapevolezza in quanto il più delle volte è sottovalutato e considerato normale come conseguenza del parto. Laddove nei mesi successivi al parto, specialmente nei casi di traumi e difficoltà, non si percepisse un miglioramento il consulto del ginecologo è indispensabile per verificare lo stato di salute e valutare il trattamento migliore da seguire.

Questo perché, come anticipato, la lassità vaginale post partum è associata a un’alterazione della sensazione genitale durante i rapporti intimi che può provocare dolore e disagio (sia alla donna che all’uomo) durante la penetrazione. Una condizione di questo tipo oltre ai fastidi fisici è legata a una compromissione della soddisfazione sessuale, con tutti i rischi associati.

Inoltre la lassità vaginale post partum può essere accompagnata da perdite di urina, di gas e di feci e disturbi minzionali che, oltre a essere invalidanti e a compromettere la qualità della vita, possono rappresentare un segnale d’allarme sul proprio stato di salute.

Il trattamento per la lassità vaginale

Trattamento-lassita-vaginale
Fonte: iStock

L’approccio medico nei confronti della lassità vaginale varia dalle cause e dalla gravità della condizione. Spesso si valuta la possibilità di un percorso fisioterapico nel quale gli esercizi consentano, in maniera non invasiva, di rafforzare i muscoli della vagina e contribuire a recuperare il tono perduto.

Nelle forme più gravi il trattamento prevede il ricorso all’intervento chirurgico per la modifica e il rinforzo dei muscoli vaginali. Questi interventi si rivelano particolarmente efficaci ma molto più invasivi e rischiosi soprattutto in termini di danni ai nervi e di potenziali criticità e difficoltà in successive gravidanze.

Una valida alternativa può essere quella del ricorso alle terapie a radiofrequenze che si avvalgono dell’utilizzo di onde termiche per ripristinare il tono dei tessuti vaginali. Queste procedure migliorano la compattezza e l’elasticità del canale vaginale stimolando la naturale produzione di elastina e collagene permettendo anche di recuperare la sensibilità durante i rapporti sessuali.

Articolo originale pubblicato il 7 luglio 2022

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