Anche i papà dovrebbero esprimere i propri sentimenti - GravidanzaOnLine

“Quand’è che noi papà impareremo a parlare di quello che proviamo?”

Anche i neopapà, come le mamme, possono essere esausti, stanchi e sfiniti: ma davvero hanno minore "diritto" di esprimerlo? Il punto di vista di un papà.

Mi sentivo in colpa nel dire alla mia compagna che anche io mi sentivo stanco, stressato ed esausto, proprio come lei, e non capivo perché. Mi ripetevo: come posso esprimere quello che sento? Era come se il mio cervello si fosse incagliato da qualche parte. Sembra che nella nostra società ci sia questa convinzione per cui le mamme fanno tutta la fatica, ma allora, noi papà?“.

Non è detto che debba essere (né che sia, in effetti) la donna a farsi carico di ogni fatica. E anche per i papà la nuova condizione può non essere affatto una passeggiata. Lo racconta Daniel Ferguson in un articolo uscito su DAD, in cui spiega: “I papà si stressano, sono esausti, a volte non sanno cosa fare e per la maggior parte del tempo non hanno idea di come tradurre tutto questo a parole senza esplodere“.

Anche i papà sono stanchi

stanchezza papà

Un po’ per senso del dovere, un po’ perché ci si rende conto, oggettivamente, che una neomamma ha dei veri momenti di sfinimento. Ma la scarsa capacità di dare forma ai propri sentimenti si rivela, per gli uomini, una delle mancanze che a lungo andare può portare a difficoltà maggiori: “Mentre dobbiamo riconoscere che la maggior parte delle donne ha appena attraversato dei cambiamenti non indifferenti prima e dopo la nascita del bambino, il papà di oggi gioca un ruolo altrettanto significativo. Io e la mia compagna scherzavamo riguardo al fatto che durante la gravidanza il lavoro lo stava facendo tutto lei. Mi diceva ‘Davvero, hai avuto una giornata difficile dici? Hai fatto crescere una manina oggi? E cosa mi dici di un piedino?’ Davvero non potevo replicare granché”.

Difficile negare il fatto che durante la gravidanza il “peso” (soprattutto fisico, ma non solo) di una vita che arriva è sulla donna. Però, dice Daniel. Però.

Non appena i nostri figli sono nati, come molti altri padri, ho svolto un ruolo abbastanza importante. Ora, io personalmente detesto questa frase, ma ero, e sono, un papà premuroso. Mi sono fatto carico di molte cose (pannolini, pappa, pulizia, cucina etc) Le mie giornate non finivano mai. Dal momento in cui tornavo a casa dal lavoro avevo un neonato tra le braccia, così la mia compagna poteva riposarsi qualche ora. Quando dico che mi sentivo in colpa a dirle che anche io ero stanco, stressato ed esausto e non sapevo perché intendo che a un certo punto, quando iniziamo a chiedere ai genitori come vanno le cose e come si sentono, ci blocchiamo e ci dimentichiamo dei papà. La mamma si sente rivolgere tutte le domande, la mamma riceve sostegno, mentre il papà è lasciato sullo sfondo a rimuginare su stanchezza, sfinimento o qualsiasi cosa stia provando. Ho combattuto con questa cosa fin dai primi giorni. Tutti chiedevano alla mia compagna come si sentisse… Pronto?? Sono steso accanto a lei ogni notte. Mi alzo per preparare le pappe, per cambiare pannolini e per dispensare coccole e carezze proprio come lei.

Le conseguenze del tenere tutto per sé

Non è solo una questione di umore a terra e stanchezza fisica, continua Daniel: “Se iniziassimo a parlare del fatto che un papà su 10 soffre di depressione dopo la nascita dei figli, pensate che affronteremmo meglio il problema? Se siete come me potete trovare difficile parlare di quello che provate perché vedete che le vostre compagne fanno uno sforzo titanico con i vostri figli, e sono semplicemente esauste“.

Il neopapà riassume quindi i suoi consigli rivolti agli altri papà in 3 passaggi:

1. Scrivi quello che pensi

Una delle cose più salutari che si possano fare quando un’emozione è sconvolgente, spiega, “è esprimerla tenendo un diario o scrivendo i tuoi pensieri. Questa tattica ti aiuta ad affrontare cose come ansia e stress mettendo nero su bianco alcuni sintomi in modo controllato e senza bisogno di confrontarti con altri. Facendolo sono stato in grado di rendermi conto di quel che stavo provando. Sembra stupido, ma ha funzionato a meraviglia per me tradurre in parole quello che provavo“.

2. Rileggilo ad alta voce

Scrivere quello che provi – continua – non ti aiuterà solo a esplicitare problemi o incertezze, ma rileggendo quello che scrivi sarai anche in grado di riconoscere dove scattano i problemi e imparerai ad affrontarli“.

3. Parlane con la tua compagna

Le emozioni più profonde – conclude l’articolo di Daniel – sono ciò che mantiene una connessione reale nei primi anni della genitorialità. Può non essere facile, ma è davvero molto importante. Dal momento che mi sono aperto con la mia compagna sapevo che c’eravamo dentro insieme. Mi ha abbracciato forte e mi ha persino ringraziato. […] Puoi anche leggere quello che hai scritto a voce alta, la tua compagna ha bisogno di sapere come ti senti. È molto più utile esprimere i tuoi reali sentimenti anziché rimanere in silenzio, tenere il muso o diventare passivo-aggressivo. Tutti atteggiamenti che non ti porteranno da nessuna parte“.

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