Parto distocico: cos'è, cause, tecniche e complicazioni - GravidanzaOnLine

Parto distocico: che cos’è, quali sono le cause e come si svolge

Parto distocico o distocia indicano un parto operativo a causa di un travaglio difficile. Le cause di un parto distocico, gli strumenti ostetrici quali ventosa e forcipe e le manovre classiche (Kristeller, Wood) per tentare di evitare il taglio cesareo in un parto difficile.

Il parto distocico, anche detto distocìa dal termine greco dystokía (dys- ‘difficile’, tókos ‘parto’) indica un parto non fisiologico, reso difficile da anomalie materne. La distocia, che può essere di origine materna o fetale e identifica un travaglio estremamente difficoltoso causato da anomalie presenti nella donna.

Attualmente una distocia durante il travaglio rappresenta la più chiara indicazione per abbandonare il parto naturale, procedere con il parto operativo e, se il caso lo richiede, anche con il parto cesareo.

Le cause del parto distocico

Secondo la pubblicazione scientifica “Labor Dystocia: Uses of Related Nomenclature” di Jeremy L. Neal, la distocia afferisce a specifiche cause riconducibili alla partoriente. Queste risultano diverse dalle constatazioni biologiche che caratterizzano un travaglio lento, per esempio, perché hanno un quadro diagnostico chiaro e ben determinato.

Un travaglio efficace, infatti, avviene con la corretta e funzionale sinergia tra quattro fattori: la potenza, il canale del parto, il feto e lo stato psicologico della madre.

Le cause del parto distocico sono riconosciute, quindi, essere specifiche anomalie che occorrono in maniera dipendente tra loro a complicare il parto eutocico (parto fisiologico):

  • distocie meccaniche cervicali determinate da un irrigidimento del collo dell’utero. Può essere dovuto ad anomalie della contrazione uterina, ad una mancata o scarsa apertura del collo uterino o ad una stenosi cicatriziale;
  • distocie dinamiche determinate da una contrattilità uterina anomala che provoca contrazioni uterine inefficaci;
  • discesa della parte presentata protratta;
  • arresto della discesa della parte presentata;
  • anomalie del bacino materno quando bacino o canale del parto presentano un diametro troppo stretto;
  • travaglio disfunzionale ipertonico;
  • travaglio protratto per oltre 12 ore con diagnosi di inerzia uterina, per esempio. In questo caso, si assiste anche ad una disidratazione della donna;
  • arresto del travaglio;
  • sproporzione cefalo-pelvica dovuta ad un’anomalia della posizione, della presentazione (podalica, per esempio), del peso eccessivo (superiore a 5 Kg) o dello sviluppo del feto;
  • fattori psicologici determinati da paura, tensione nervosa, spavento e impreparazione sull’evento del parto. Il modo di vivere il dolore da parte della donna e il suo stato emotivo.

Attualmente, in Italia, la distocia dinamica rappresenta una delle quattro indicazioni che portano a decidere per un parto cesareo. Le altre tre sono: presentazione podalica, sofferenza fetale, taglio cesareo pregresso.

Tecniche ostetriche per il parto distocico

Un travaglio distocico può richiedere il parto operativo, ossia un parto che avviene con un intervento esterno rispetto al solo impegno della madre. Questo può concretizzarsi in un taglio cesareo (intervento chirurgico), alcune manovre da parte dell’ostetrica (manovra Kristeller, per esempio, oppure manovra di Wood o manovra di McRobert) oppure con l’utilizzo di strumenti quali il forcipe o la ventosa.

La manovra di McRobert e la manovra di Wood vengono utilizzate spesso in caso di distocia fetale della spalla. Questa si verifica quando, nell’istante in cui fuoriesce la testa del neonato, non si verifica il disimpegno della sua piccola spalla.

La manovra di Kristeller fu ideata da un medico tedesco nel XIX secolo. Si esegue in un parto operativo per agevolare l’espulsione del bambino. La madre deve essere collocata in posizione litotomica modificata (come dal ginecologo). L’ostetrica che si trova a fianco del lettino della madre spinge con il suo avambraccio sul fondo dell’utero, ossia sulla parte più alta della pancia. La spinta deve essere impressa durante la contrazione (fase espulsiva) in direzione del canale del parto.

Utilizzo di forcipe e ventosa in un parto distocico

Il forcipe è uno strumento ostetrico a forma di pinza scomponibile, inventato dall’ugonotto Chamberlen nel 1572 a Londra. Viene utilizzato in caso di parto distocico, ma il suo uso è andato via via scemando nella pratica moderna. Tanto da essere sempre più sconsigliato anche dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), a meno di specifiche condizioni estreme e solo se usato da personale esperto.

La ventosa ostetrica (anche nota come vacuum extractor) è uno strumento ostetrico composto da un cappuccio d’acciaio o in materiale plastico monouso e un aspiratore, per creare il vuoto tra la ventosa e la testa del nascituro. Viene utilizzata per accelerare o facilitare la fuoriuscita della testa del bambino dal canale del parto. Il suo utilizzo ha soppiantato quasi del tutto l’uso del forcipe.

La ventosa si utilizza in caso il nascituro sia in presentazione cefalica, la dilatazione cervicale è completa, la testa è già ben impegnata nel canale del parto e non si evidenziano ostacoli meccanici nel canale del parto. In questo caso, dato dalla sommatoria di tutte queste 4 condizioni, è possibile utilizzare una volta la ventosa.

Parto distocico: possibili conseguenze

L’OMS ha rilasciato specifiche linee guida e raccomandazioni relativamente alle controindicazioni in un parto distocico e alle sue possibili complicanze.

Relativamente alle controindicazioni della manovra di Kristeller, le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità aggiornate al 2018 la definiscono come “non raccomandata”. Se non eseguita in maniera corretta e da un professionista esperto, la manovra di Kristeller può comportare problemi. Tra questi, inversione e rottura dell’utero, rottura di alcune costole, lesioni vaginali, lesioni perineali. E, inoltre, distacco della placenta con ipossia nel bambino durante il passaggio attraverso il canale del parto.

Le conseguenze negative dell’uso del forcipe possono essere devastanti, soprattutto se utilizzato da mani inesperte. Si possono presentare casi di cerebrolesione con blocco dell’afflusso di sangue al cervello. Possono verificarsi lesioni della colona vertebrale con conseguente paralisi degli arti. Possono presentarsi traumi della calotta cranica. Il forcipe può anche recidere un nervo facciale. Celeberrimo è il caso di Sylvester Stallone, nato con il forcipe e deturpato nel volto per tutta la vita.

Anche la ventosa ostetrica presenta dei rischi che il medico deve comunicare alla madre. Puó, infatti, causare emorragie cerebrali nel neonato (un’emorragia subgaleale del cervello che avviene nello spazio tra il cranio e lo scalpo). E, inoltre, fratture del cranio, emorragie della retina, lesione del plesso brachiale (frequente nei parti con distocia della spalla).

Pur se molto difficile o talvolta impossibile per le condizioni della madre, quando possibile è sempre bene affidare il proprio parto a personale sanitario esperto.

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