Telecamere neglil asili nido, via libera in Lombardia - GravidanzaOnLine

Telecamere negli asili nido, via libera in Lombardia

Il Consiglio regionale ha approvato la legge che prevede lo stanziamento di fondi per gli asili nido che vogliano dotarsi di impianti di videosorveglianza interna, con alcuni limiti.

Uno stanziamento da 600mila euro per dotare gli asili nido di telecamere interne per la videosorveglianza. È quanto disposto dal Consiglio Regionale della Lombardia, che ha approvato – con 57 voti favorevoli e 16 contrari – la legge che consente l’installazione degli impianti video per il “benessere e la tutela dei minori che frequentano nidi e micronidi”.

Il provvedimento prevede l’erogazione di fondi per installare i sistemi di sorveglianza a circuito chiuso. I video, specifica la proposta, saranno nella sola disponibilità dell’autorità giudiziaria. Nessun “controllo a distanza” da parte dei genitori, insomma, ma una possibilità di verifica laddove si avvisino segnali di malessere tra i bambini. L’elenco delle strutture che aderiranno alla proposta sarà disponibile sul sito della Regione: le prime a essere coinvolte dovrebbero essere le scuole comunali.

Nel dettaglio, il Consiglio prevede lo stanziamento di 600mila euro (300mila per il 2019 e altri 300mila per il 2020) per l’installazione delle telecamere nelle scuole che lo richiedano. Risorse a cui dovrebbero aggiungersene altre dedicate invece alla formazione del personale scolastico: 150mila euro sono stati già destinati allo scopo quest’anno, e per il prossimo se ne prevedono altrettanti.

Certo è che si tratta di un provvedimento che non manca di fare discutere circa la tutela dei dati dei minori e di chi lavora negli asili. La novità è stata accolta con favore da chi pone l’accento sulla possibilità di prevenire episodi di maltrattamenti ai danni dei minori, ma c’è anche chi avverte circa i rischi di un eccesso di controllo preventivo. Il Garante della Privacy si è recentemente dichiarato favorevole all’installazione dei sistemi di videosorveglianza cifrati e accessibili solo all’autorità giudiziaria, sottolineando però come sia opportuno

circoscrivere la discrezionalità della scelta sull’installazione, orientando la facoltà rimessa dalla legge alla singola struttura in base a parametri quali i fattori di rischio propri del contesto di riferimento, l’effettiva necessità della videosorveglianza in ragione delle caratteristiche dei soggetti ospitati, della durata della permanenza o delle specificità della struttura stessa. In tal modo, si garantirebbe un rispetto maggiore dei principi di proporzionalità e necessità del trattamento, assicurando che il ricorso a uno strumento di monitoraggio così invasivo, avvenga solo laddove altre misure meno limitative della riservatezza risultino inefficaci, orientando così anche una discrezionalità dei titolari che rischierebbe, altrimenti, di degenerare in arbitrarietà.

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