Bambini e capricci, un connubio molto conosciuto dalla maggioranza dei genitori. I capricci nei bambini piccoli sono molto comuni e, spesso, i genitori non riescono a capire le vere motivazioni di questi comportamenti che appaiono, ai loro occhi, impulsivi e insensati.

Così come non si conoscono a pieno gli strumenti giusti per poter gestire un capriccio al fine di calmare il proprio bimbo nel migliore dei modi ed efficacemente.

Come intervenire prontamente per stroncare sul nascere tali capricci? La scienza in merito a ciò ha riferito, anche tramite il caso di LeAnne Simpson, una bimba di 6 anni affetta da crisi di rabbia sviluppate durante il periodo di lockdown, alcune chiavi idonee che potrebbero aiutare i genitori a capire e, conseguentemente, a gestire i capricci dei propri figli intervenendo immediatamente.

Bambini e capricci: il caso di LeAnne Simpson

Il caso della piccola LeAnne Simpson, riportato dal The New York Times, è molto comune a tanti bambini e a innumerevoli genitori. La famiglia della piccola Simpson hanno riferito come la loro bimba, ha iniziato a manifestare molti più capricci durante il lockdown, rispetto a prima della pandemia.

I comportamenti della bimba sfociavano in piccole frustrazioni che un tempo portavano a esplosioni di breve durata mentre, durante il lockdown, scatenavano delle vere e proprie esplosioni di rabbia tali da far contorcere sul pavimento la piccola.

I genitori hanno provato ogni strategia per disinnescare i capricci della piccola LeAnne: dal suonare musica soft, all’offrire lei la merenda preferita sino a delle tecniche vere e proprie di rilassamento.

Ma niente sembrava funzionasse se non sedersi in silenzio vicino alla bimba e, di tanto in tanto, consolarla con le parole o il tocco. Quando, passata la “crisi capricciosa”, i genitori chiedevano alla propria figlia cosa l’avesse resa così arrabbiata, lei rispondeva che non lo sapeva. Il padre della bimba ha riferito:

Sembrava talmente frustrata da non poter parlare… Poi iniziava a urlare, cadeva a terra e si rotolava agitando le braccia, spesso prendendomi a calci o colpendomi se mi avvicinavo.

Questi crolli, comuni tra i bambini piccoli, sono una complicata risposta fisiologica correlata al sistema di rilevamento delle minacce del cervello. A metà del crollo, è utile per i genitori capire cosa sta succedendo sotto la superficie, quindi mitigare la “minaccia” stabilendo un senso di sicurezza.

Come si sviluppa un capriccio secondo la scienza

Il Dottor R. Douglas Fields, neuroscienziato, ha spiegato come nasce e perché si sviluppa un capriccio:

Un capriccio coinvolge due parti del cervello: l’amigdala, ovvero la parte responsabile dell’elaborazione di emozioni come la paura o la rabbia; e l’ipotalamo, che in parte controlla le funzioni inconsce come la frequenza cardiaca o la temperatura.

Per comprendere bene un capriccio bisogna paragonare l’amigdala come al rilevatore di fumo del cervello e l’ipotalamo come a qualcuno che decide se mettere benzina o acqua sul fuoco, con ormoni come l’adrenalina e il cortisolo.

Quindi, quando un bambino improvvisamente inizia a lamentarsi perché non vuole dormire da solo nel proprio letto di notte, probabilmente la sua amigdala ha rilevato una minaccia e il suo ipotalamo l’ha fatto scattare azionando il capriccio.

Durante questa “crisi” improvvisa, il bambino potrebbe avvertire un battito cardiaco accelerato, i palmi delle mani sudati e muscoli tesi – oppure, un bisogno incontrollabile di prendere a pugni il genitore che ha difronte.

In queste circostanze, per quanto la madre o il padre vogliano ragionare con il proprio figlio, ciò che essi avranno come risposta sarà un non ascolto. Lo stress associato al capriccio che in quegli attimi il bimbo prova può rallentare la capacità già limitata di un bambino di autocontrollo.

Come affrontare la crisi?

In merito al caso citato nonché alle riflessioni circa il comportamento che i genitori dovrebbero adottare con il proprio bimbo in situazioni di forte stress, la Dottoressa Carol Weitzman, pediatra comportamentale e co-direttore dell’Autism Spectrum Center presso il Boston Children’s Hospital, ha dichiarato:

Con un po’ di auto-riflessione logica, gli adulti possono frenare una risposta allo stress.

E ha aggiunto:

Quando un guidatore ti taglia la strada e il tuo sangue inizia a bollire di rabbia, è la tua corteccia prefrontale che ti permette di pensare, ‘Aspetta un minuto, non devo agire in questo modo’ ma, la corteccia prefrontale non si sviluppa completamente fino all’età adulta. Quindi, quando provi a ragionare con un bambino, stai facendo appello a una parte del cervello che non funziona completamente.

Quindi, il genitore come deve comportarsi davanti al figlio o che fa i capricci? Alcune regole comportamentali esistono e sono molto efficaci. Eccole di seguito:

  • il genitore deve gestire le proprie emozioni prima di interagire con il figlio arrabbiato;
  • fondamentale saper prima regolare la propria risposta allo stress;
  • se il bambino è al sicuro, il genitore deve lasciare la stanza, respirare profondamente o, confidarsi con il proprio partner. Questo servirà per alleviare la frustrazione;
  • il genitore dovrà accoppiare la sua calma con segnali caldi ed empatici che possono segnalare all’amigdala del bimbo che non c’è pericolo. In tal modo l’amigdala smette di inviare l’allarme al bimbo facendo cessare il forte stress.

Questi comportamenti, secondo Katie Rosanbalm, ricercatrice senior presso il Duke Center for Child and Family Policy, consentirà al genitore di usare il proprio stato di calma per calmare, di conseguenza, il bambino.

Tale comportamento sembra funzionare, anche se non è ancora del tutto chiaro, come uno specchio che riflette i comportamenti da seguire. La componente fisiologica potrebbe coinvolgere i neuroni specchio, ovvero, quelle cellule cerebrali che si attivano in risposta ai comportamenti propri e di altre persone.

Neuroni specchio: come i bimbi imitano i comportamenti dei genitori

Se davvero si vuol rasserenare il proprio bambino, la soluzione scientifica da seguire sono i comportamenti specchio: ovvero i neuroni specchio che incitano su chi osserva, una stessa reazione.

Ciò che gli scienziati sanno su questo gruppo di cellule cerebrali può aiutare i genitori a capire come le loro reazioni influenzano i comportamenti dei propri figli.

Questi neuroni specchio sono stati trovati non solo nelle aree motorie del cervello, ma anche nelle aree emotive. Per intenderci, i neuroni specchio sono quella stessa parte del cervello che si illumina quando ci sentiamo felici.  Questa parte può accendersi anche quando si osserva una persona felice. Riferendosi proprio ai neuroni specchio, il dottor Marco Iacoboni, neuroscienziato e professore di psichiatria e scienze biocomportamentali presso l’Università della California, ha detto:

Quindi tuo figlio potrebbe non solo fare quello che stai facendo, ma sentire quello che stai provando.

Mentre, il dottor Charles Nelson, professore di pediatria e neuroscienze alla Harvard Medical School e al Boston Children’s Hospital, ha suggerito ai genitori un ulteriore metodo:

  • Quello di accovacciarsi e di stabilire un contatto visivo con il proprio figlio durante i capricci. Questo mostrerebbe al bimbo che state ascoltandolo e vi state impegnando nel capirlo.

C’è da sottolineare che, se alcuni bambini arrabbiati potrebbero apprezzare il tocco fisico di un genitore, altri potrebbero trovarlo travolgente e non gradirlo. Per questi ultimi bimbi, il genitore dovrebbe incoraggiare semplicemente con le parole il bambino a fare dei respiri lenti e profondi.

Per quanto, una madre o un padre, si impegnino per cercare di far capire al proprio bimbo che tali capricci siano errati e che dovrebbe calmarsi, la correzione del comportamento raramente funziona quando lo stress è alto.

Risulta, quindi, indispensabile per il genitore, aspettare che passi la crisi. Una volta che la corteccia prefrontale, parzialmente sviluppata, del piccolo torna in modalità normale, il genitore deve cogliere l’occasione per interagire con esso, aiutandolo a capire.

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