Avere figli piccoli protegge dalle forme gravi di Covid. Lo studio

Molti dei comuni virus che circolano negli asili nido e nelle scuole appartengono alla famiglia del coronavirus, e si pensa da tempo che l'esposizione a uno di questi ceppi possa offrire una protezione, un fenomeno chiamato in medicina immunità incrociata.

Avere in famiglia dei bambini piccoli potrebbe proteggere da forme gravi di Covid. I dati a conferma di questa ipotesi arrivano da una nuova ricerca pubblicata sulla rivista PNAS, dove vengono analizzati i lati positivi di tutti quei raffreddori e malanni che i figli portano a casa da scuola.

Molti dei comuni virus che circolano negli asili nido e nelle scuole appartengono alla famiglia del Coronavirus, e si pensa da tempo che l’esposizione a uno di questi ceppi possa offrire una protezione, un fenomeno chiamato in medicina immunità incrociata. Questo è parte del motivo per cui gli esperti ritengono che l’infezione da Covid sia in genere più lieve nei bambini rispetto agli adulti.

I ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche di oltre 3 milioni di uomini e donne che hanno ricevuto cure dal sistema sanitario Kaiser Permanente della California settentrionale, tra febbraio 2019 e gennaio 2021, prima che i vaccini fossero resi disponibili. Incrociando i dati, hanno scoperto che gli adulti con bambini di età inferiore ai 5 anni avevano meno probabilità di sviluppare una malattia grave da Covid.

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Al contrario, chi non aveva figli o minori di quella fascia d’età in casa, aveva il 49% in più di probabilità di essere ricoverato in ospedale con l’infezione e il 76% in più di finire in terapia intensiva. “Avere bambini piccoli non conferisce una protezione assoluta”, afferma il ricercatore capo Dr. Matthew Solomon, cardiologo della divisione di ricerca del Kaiser Permanente a Oakland. “Il nostro studio è solo indicativo di questo effetto. Questo è un piccolo pezzo di un puzzle molto grande a cui gli scienziati stanno lavorando”, conclude sulle pagine di Motherly.

Quando si cerca di capire il perché alcune persone tendono a contrarre forme gravi di Covid e altre meno, gli studiosi si trovano di fronte ancora a molte domande senza risposta. L’immunità incrociata, seppure sia reale e sia (anche) un fattore di protezione, è una parte molto piccola di una questione complessa, come osserva il dottor Solomon, il quale ricorda che per ora, il modo migliore di proteggersi, resta comunque la vaccinazione.

L’immunità incrociata riguarda il fenomeno per cui un’infezione può conferire una certa immunità contro un virus simile. Se ci si ammala di un comune raffreddore, causato da un ceppo di coronavirus, gli esperti ritengono che averlo già preso in precedenza possa aiutare il sistema immunitario a innescare una risposta più forte. La precedente esposizione, però, non significa che non ci si può ammalare di SARS-CoV-2, ma solo che è probabile non svilupparne una forma grave.

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