Piede torto, cosa sapere dalla diagnosi ai trattamenti

Tra le malformazioni più diffuse, il piede torto è tra quelle che possono causare diversi problemi nei bambini. Scopriamo cos'è e come intervenire.

Tra i difetti congeniti più frequenti troviamo il cosiddetto PTC, ovvero il Piede Torto Congenito, una particolare malformazione che colpisce i piedi del neonato.

Il termine medico di questa patologia è piede equino-varo in quanto alla nascita il piedino del bambino è in posizione equina, vara e supina. Questo significa che il piede ha la punta rivolta in maniera marcata verso il basso (equino), con il tallone rivolto verso l’interno (varo) e ruotato sull’asse longitudinale (supino).

Quest’anomalia, che come vedremo ha una lunga storia di diagnosi e trattamenti, in realtà non riguarda solamente il piede del bambino, ma è una malformazione che interessa anche la gamba e la caviglia. In alcuni casi è rilevabile durante l’ecografia morfologica (in quanto la malformazione si sviluppa intorno alla quattordicesima settimana di gravidanza), in altri invece si manifesta direttamente alla nascita.

È evidente che si tratta di un fenomeno complesso che è bene conoscere per individuare quali sono le cause e quali sono i trattamenti che è possibile seguire per risolvere questa malformazione. Il piede torto, infatti, è una patologia che può creare seri problemi, specie se non trattata, nella crescita del bambino.

Piede torto: le cause

Per il piede torto non è possibile stabilire un’unica causa diretta. Parliamo infatti di una predisposizione genetica sulla quale si innestano diversi fattori che, per ragioni non sempre del tutto chiare, possono portare a questa condizione.

Tra i fattori che possono condurre a questa anomalia genetica troviamo:

Va ricordato che queste condizioni non determinano automaticamente lo sviluppo del piede torto, ma sono fattori che, su una predisposizione genetica preesistente, possono contribuire alla sua manifestazione. Alcuni studi hanno individuato come a causare il piede torto siano le interazioni tra alcuni strati embrionali, anche se rimane ancora poco chiaro il perché di tale condizione.

Il piede torto può essere idiopatico quando non è legato ad altre patologie. Altrimenti può  essere associato ad altri problemi e malformazioni, la cui determinazione sarà fondamentale per individuare il trattamento risolutivo migliore.

I sintomi del piede torto

Nei casi in cui la malformazione non sia chiaramente visibile a occhi nudo già durante l’ecografia o alla nascita, il piede torto si individua nelle difficoltà che il bambino avrà nel poggiare il piede e camminare correttamente.

Nel tentativo di farlo può provare dolori, fastidi e in alcuni casi è possibile constatare anche una ridotta sensibilità del piede.

Piede torto: tipologie

Generalmente questa deformazione riguarda un solo piede del bambino (monolaterale), ma può anche interessare entrambi gli arti inferiori (bilaterale).

Esiste anche una forma non congenita chiamata piede torto da posizione. Questa condizione può essere causata anche dalla posizione che il feto ha assunto negli ultimi mesi di gravidanza. così come da una malformazione uterina o, ancora, dalla riduzione del liquido amniotico. In questo caso più che una vera e propria malformazione parliamo di una condizione transitoria che tende a sistemarsi spontaneamente o attraverso manipolazioni finalizzate a correggere la postura del piede.

Rimedi e trattamenti

Il trattamento del piede torto ha una storia lunghissima che parte da Ippocrate e che si sviluppa nel corso dei secoli dall’antichità all’epoca moderna, con l’obiettivo di ottenere un piede funzionale per il bambino. solitamente ci si orienta verso una correzione chirurgica simultanea di tutti i componenti del piede torto, ma capita sovente che questi interventi chirurgici avessero come effetto quello di ottenere sì la correzione della deformità, ma anche un piede eccessivamente rigido e poco adatto allo svolgimento dei normali movimenti.

Attualmente il miglior trattamento applicabile è il cosiddetto metodo Ponseti (dal nome del Dottor Ignazio Ponseti che lo ha ideato). Si tratta di una procedura settimanale che prevede una seduta di fisioterapia alla quale applicare una serie di gessi in maniera progressiva.
Parallelamente il bambino, fino al compimento dei 3-4 anni, deve portare un tutore in extrarotazione. Nel caso in cui la deformità continuasse a essere presente si procede con la dissezione del tendine d’Achille per riposizionare correttamente il piede. Procedure più invasive, invece, sono riservate solo ai casi di recidive gravi.

Quello che è fondamentale ricordare è l’importanza dei controlli periodici da parte dello specialista. Questi servono a verificare il corretto svolgimento del trattamento e a individuare eventuali perdite di correzioni non visibili dai genitori.

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