Poche settimane al parto e il bambino si presenta in posizione podalica: cosa fare per favorire la presentazione cefalica? Una delle tecniche alternative e non invasive consigliate è la moxa in gravidanza, una pratica dalle origini antichissime che si fa con un sigaro di artemisia (la moxa, appunto).

Abbiamo intervistato la nostra ostetrica, la Dottoressa Sara Menzione, e chiesto a lei di spiegarci meglio in cosa consiste questa tecnica e quanto la si possa ritenere affidabile.

Moxa o moxibustione: cos’è?

Partiamo chiedendo alla Dottoressa di spiegarci cosa si intende per moxa:

La moxa si rifà a una pratica molto antica che sfrutta i principi della medicina cinese. In pratica, va ad agire sugli organi interni attraverso la stimolazione di punti esterni a essi corrispondenti. In particolare, la moxa è una sorta di sigaro di artemisia, un’erba cinese, che viene acceso e usato per surriscaldare un determinato punto del corpo. Mentre è chiamato moxibustione il trattamento che si fa con la moxa.

Quando si può ricorrere alla moxa?

In gravidanza, si può praticare la moxibustione per il rivolgimento podalico. La moxa viene, in questo caso, avvicinata al punto VPU67, che si trova verso la fine dell’unghia del quinto dito del piede. Questo punto corrisponde alla meridiana della vescica e la sua stimolazione sembrerebbe favorire il rivolgimento del bambino.

La cosa importante è che la moxibustione venga fatta tra la 34esima e la 37esima settimana di gestazione. Ma, in generale, la moxibustione si può effettuare anche per altri scopi, ovviamente cambiando il punto esterno di stimolazione. Ad esempio, sempre nella donna, la moxa viene usata anche per stimolare la fertilità, inducendo la produzione di ormoni.

Moxa in gravidanza per il rivolgimento podalico: funziona?

A questo punto, incuriosite dall’apparente semplicità della pratica, chiediamo alla Dottoressa quali sono le percentuali di successo della moxa:

La moxibustione, soprattutto in gravidanza, ha un’efficacia pari al 70%. Certo è che non deve essere fatta a caso e l’operatore deve essere specializzato nel farlo. Può anche essere fatta in autonomia, ma solo dopo aver spiegato bene la tecnica alle mamme e soprattutto al partner, che poi sarà la persona che di fatto dovrà metterla in pratica.

Come va fatta la moxibustione?

Esistono più tecniche per la moxibustione. Quella detta “a becco d’uccello”, proprio perché lascia intendere il movimento di un uccello che becca il dito, viene fatta avvicinando prima la moxa alla punta del quinto dito del piede e allontanandola poi subito dopo l’istantanea sensazione di calore che viene avvertita dalla mamma a contatto con il sigaro di artemisia che brucia. Dopodiché, si ripete la pratica. Secondo la linea guida, va fatta per 15 minuti, entrambi i piedi, una volta al giorno, per un totale di 10 giorni.

Al termine è importante il monitoraggio ecografico per capire se c’è stato il rivolgimento podalico: se il bambino si gira e si continuo a stimolare l’utero, si rischia che si giri nuovamente. Se, al contrario, il bambino non si è mosso, la tecnica viene ripetuta per altri 5 giorni. Importante è anche la posizione in cui viene fatta la moxibustione, che non deve essere distesa e basta, ma la zona lombare si deve mantenere leggermente sollevata, magari aiutandosi con un cuscino sotto al bacino.

Le manovre di rivolgimento podalico

Esistono altre tecniche per favorire il rivolgimento podalico?

Sì, sempre restando tra le manovre non invasive, si possono provare le posizioni in avanti, ovvero: la futura mamma si posiziona con le ginocchia sul divano, il corpo in avanti e appoggia i gomiti a terra. Queste posizioni, consigliate anche nel travaglio, vanno a favorire la formazione di spazio nel bacino e lasciano il bambino più libero di muoversi. La cosa migliore sarebbe associare moxa e posizione.

Mentre, per quanto riguarda le tecniche invasive, si può provare il rivolgimento manuale che però va fatto solo da un ginecologo specializzato in questo tipo di manovra. Si tratta infatti di una tecnica con più rischi perché si va proprio a spostare manualmente il bambino, sotto guida ecografica. Ha tasso di successo intorno al 60% e non tutte le donne sono candidate a questa manovra.

Moxa in gravidanza: le controindicazioni

Ci sono delle controindicazioni all’uso della moxa in gravidanza?

Come detto, si tratta di una tecnica non invasiva, che non ha rischi particolari. Al massimo, se dovesse andare male, il bambino non si gira. Ci sono delle situazioni in cui però se ne sconsiglia l’uso, come nel caso di una gravidanza gemellare, se la gravidanza è prossima al termine, se ci sono infiammazioni, diabete, ipertensione, affezioni della pelle, placenta previa, o febbre.

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