Perché il parto è un "braccio di ferro" tra il DNA della madre e quello del figlio

Questo è quanto emerge da uno studio dei ricercatori dell'Università di Goteborg, in Svezia: i geni di entrambi arriverebbero a un accordo al momento della nascita. Si punta così a sviluppare farmaci per evitare parti prematuri.

Ogni donna può vivere il parto in maniera diversa dall’altra, c’è chi lo affronta come un momento naturale anche se è alla prima esperienza, chi invece può essere più ansiosa non sapendo bene cosa possa accadere. Fino ad ora, però, in pochi avevano pensato che la durata della gravidanza e il momento del parto potessero essere il frutto di un “braccio di ferro” che coinvolge il DNA della madre e quello del figlio, che finiscono per avere interessi contrastanti.

Il genoma della donna, infatti, fa il possibile affinché possa esserci un inizio anticipato del travaglio proprio perché punta a tutelare se stessa, mentre il nascituro vorrebbe prolungare la gestazione, consapevole di come lui stesso possa beneficiarne.

Tra le due parti si realizza così un accordo volto a tutelare gli interessi di entrambi, secondo quanto emerso da uno studio effettuato dai ricercatori dell’Università di Goteborg, in Svezia, e pubblicato sulla rivista Nature Genetics. Questi risultati meritano di essere presi in forte considerazione perché potrebbero portare a sviluppare farmaci che possono evitare di arrivare a un parto prima del termine, oltre che a indurlo se le contrazioni dovessero tardare e mettere in pericolo la gestante.

Cercare di prevenire le nascite pretermine (rientrano in questa categoria quelle che avvengono prima della 37esima settimana di gravidanza) può essere determinante perché si tratta di un momento in cui viene messa a rischio la vita sia della futura mamma sia del bambino. Questo viene confermato dai numeri, visto che sono la causa principale di morte tra neonati e bambini al di sotto dei cinque anni.

Pol Solé Navais, il ricercatore svedese a capo dello studio, ha così compreso insieme ai suoi collaboratori quanto questo possa essere ricondotto a cause genetiche che ritiene importante individuare per evitare che questo possa verificarsi. Il gruppo di lavoro ha preso in esame 136.833 casi, in modo tale da avere un campione rappresentativo ed è da qui che si è avuta la conferma di come la durata della gravidanza sia da ricondurre a una “lotta” che si scatena tra madre e figlio. La nascita arriva così al termine di una sorta di “accordo di compromesso” tra i due.

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