Mamma in PMA, il piccolo miracolo di Enza tra divulgazione e condivisione

La storia di Enza, aka Mamma in PMA, è frutto di un percorso di attesa, sofferenza e rinascita, che questa futura mamma racconta su Instagram a una community molto attiva tra divulgazione e condivisione di esperienze.

Enza aka Mamma in PMA è una futura mamma, in attesa del suo piccolo miracolo che al momento si chiama “Baby M” e vive comodo nel pancione, mentre aspetta di venire alla luce. Enza, 36 anni  – professione party ed event planner che a causa della crisi pandemica ha dovuto rallentare i ritmi del suo lavoro –  ha cominciato a parlare di Baby M una volta rimasta incinta, a gennaio 2021, dopo un percorso di procreazione medicalmente assistita di secondo livello e molti anni di cure, attese, prove ed esiti negativi.

Oggi Enza, sulla sua community Instagram in crescita (e appena nata: l’ha lanciata nel primo trimestre di gravidanza, dopo che le era stato diagnosticato un distacco della placenta che l’ha costretta a letto a riposo per molte settimane) fa un doppio lavoro: fa divulgazione e supporta altre mamme e coppie che, come lei e il marito, si ritrovano ad affrontare una diagnosi di infertilità di coppia.

Amplifica, con post, dirette con esperti e sessioni di incontro virtuali tramite le storie, le possibilità che i social hanno di connettere persone con esperienze simili, che hanno bisogno di aiuto e non sanno da dove cominciare, che sono inermi davanti alla consapevolezza di non riuscire ad avere figli in modo naturale.

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Quando ha lanciato il profilo, Enza ci ha raccontato di non aver avuto il tempo di metabolizzare l’avvio della gravidanza che si è ritrovata a letto, con un distacco importante e “il terrore di dover riaffrontare tutto da capo“.

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Quel “tutto” di cui parla Enza di @MammainPMA ce lo ha raccontato lei stessa in questa intervista in cui si parla del valore del supporto e della condivisione come armi fondamentali per percorrere la strada della procreazione medicalmente assistita con serenità.

Io e mio marito ci siamo avvicinati molto lentamente alla fecondazione assistita, credo che, come capita a tante coppie, fossimo dell’idea che non “stesse succedendo proprio a noi”. Inizialmente non ci è stato chiaro che avevamo bisogno di un professionista.  Mi sono rivolta inizialmente al mio ginecologo per valutare che tutto fosse nella norma dopo quasi un anno di tentativi e da li è iniziato quello che io chiamo il nostro percorso: 3 ginecologi e 2 cliniche cambiati in quasi cinque anni. Rapporti mirati, quattro IUI (fecondazioni di primo livello), intervallate da due gravidanze extrauterine. Sono arrivata alla primavera 2020 esausta e senza speranza e ho deciso che dovevo assolutamente capire quale fosse il problema. 

Mi sono prima rivolta al sistema sanitario che mi ha inserito in una lista d’attesa di circa 15 mesi, dopo di che ho iniziato da capo tutti gli esami, cominciando a informarmi sulle tecniche di PMA . Così ho scoperto che avrei potuto accedervi in convenzione a centri privati. A novembre 2020 ho poi fatto la prima visita con una ginecologa esperta in infertilità e con lei ho iniziato il mio primo percorso di secondo livello.

Per Enza e suo marito questo percorso così travagliato si è trasformato in un test di gravidanza positivo: appena entrata nel terzo trimestre, Enza vede ora la fine di un tunnel che per molti anni l’ha tenuta in un bilico di attesa e speranze compromesse dall’infertilità.

Il primo gennaio 2021 ho fatto il test casalingo, di prima mattina. Vedere comparire dopo anni di attesa quella doppia linea mi ha riempito il cuore di gioia. Finalmente, dopo anni, ero incinta! Come dicevo prima la gioia è durata poco perché alla quinta settimana ho avuto delle importanti perdite e alla sesta settimana sono stata messa a riposo (seguendo anche una terapia farmacologica) per circa 6 settimane. Man mano ho trovato la mia luce in fondo al tunnel aiutando le altre ragazze della community, condividendo gioie e paure con loro Le settimane sono passate, Baby M. è cresciuto forte e sano, con lui sono arrivati altri miracoli.

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La community di @MammainPMA ha un piano editoriale molto vivace, pieno di approfondimenti, post personali ma anche live con esperti del settore. Enza mette in contatto “le ragazze” che la seguono con professionisti dell’infertilità e con altre donne che stanno vivendo lo stesso percorso. Sempre in nome di quello spirito di condivisione che l’ha spinta, in un momento molto duro per lei, ad aprire il profilo.

Su Instagram navigo a vista, mi sono trovata in questo progetto e sto cercando di fare del mio meglio, con le energie e le risorse che ho. Comunico con le ragazze tramite messaggi privati, gruppi di supporto Telegram che ho creato e cerco di tenere le fila degli argomenti che vorrei trattare. Così mi adopero a cercare gli esperti, contattarli, fissare le dirette. Gli argomenti spaziano molto: si va da ginecologia e ostetricia a psicologia, nutrizione e molto altro. 

In particolare i gruppi su Telegram, secondo Enza che ha osservato il riscontro che hanno avuto in questi mesi, “hanno creato una gran rete di informazione e sostegno tra le ragazze, perché sono divisi per città e per centro specialistico“.

Il percorso di PMA per Enza e suo marito è stato uguale a quello degli altri genitori in attesa, con gli alti e bassi del primo trimestre, frutto anche della storia di coppia pregressa e dei tentativi precedenti.

Dopo le beta positive regolarmente crescenti e accertato il battito con la prima ecografia, il centro di PMA ti “abbandona” e a quel punto la tua gravidanza è come tutte le altre, nessuna differenza se non quella di continuare un protocollo farmacologico di mantenimento in genere fino a 12 settimane.

La paura è quella che, come spesso capita, si possa avere un aborto spontaneo entro il terzo mese oppure delle complicanze. A quel punto la differenza tra una gravidanza naturale e una fecondazione assistita è che ti devi mettere nelle mani della scienza nuovamente, ma vale per tutti i genitori.

Tra i progetti di Enza c’è quello di mixare il suo lavoro di organizzatrice di eventi con la sua community, organizzando un incontro in presenza (norme Covid permettendo) che le faccia finalmente conoscere dal vivo le sue ragazze.

Ci sono in cantiere sempre nuove collaborazioni: lo scopo è e sempre sarà quello di aiutare chi come me si è trovato ad affrontare la diagnosi di infertilità

Il tempo tra Baby M. e lavoro sarà meno, ma cercherò di ritagliarmi gli appuntamenti fissi per le ragazze perché la community resti sempre un luogo sicuro e di scambio dove potersi incontrare.

Le tre parole chiave che campeggiano sul mio profilo, ovvero infertilità, PMA e gravidanza, sono temi che troveranno  sempre spazio nella mia community. Anche dopo la nascita di Baby M. continuerò a parlare di infertilità perché è una cosa che mi porterò dietro a vita, soprattutto in vista di nuove gravidanze. Una cosa a cui già penso perché il sogno di una grande famiglia non mi abbandona.

Articolo originale pubblicato il 13 luglio 2021

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