Giulia

chiede:

Buongiorno, sono una dipendente assunta a tempo indeterminato presso uno studio dentistico. A fine dicembre metto a conoscenza il mio datore di lavoro che sono in dolce attesa. L’8 gennaio non sono andata al lavoro a causa di malesseri, nausea e vomito. Il 9 gennaio torno al lavoro ma in mattinata mi sento male, quindi nel pomeriggio vado dalla ginecologa, la quale mi rilascia il certificato medico per minaccia di aborto e mi prescrive riposo per 30 giorni. Vado immediatamente dal mio datore di lavoro, avvisandolo della cosa. Il 10 gennaio mi reco presso l’ASL competente, dove mi rilasciano l’accertamento medico legale e mi dicono di ritirare il provvedimento il 17 gennaio. Il 17 gennaio ritiro il provvedimento e lo porto al datore di lavoro, il quale si rifiuta espressamente di ritirarlo, dicendomi di inviarglielo per raccomandata, e così faccio. Il 22 gennaio, tramite raccomandata mi arriva la lettera di licenziamento datata 15 gennaio per assenza ingiustificata dal 10 al 15. È possibile tutto questo? Le sembra un licenziamento per giusta causa?

Avv. Sara Girelli

Avv. Sara Girelli

risponde:

Buongiorno Giulia, da quanto da Lei scritto ritengo che non sussista un licenziamento per giusta causa, perché i giorni che le imputano come “assenza ingiustificata” in realtà erano coperti dal certificato medico della ginecologa. Bisognerebbe approfondire meglio la diagnosi scritta dalla ginecologa, ma comunque ritengo che ci siano gli estremi per impugnare il licenziamento. Cordiali saluti.

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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